Roma2pass a scuola: i luoghi di quel XX settembre

Stamattina e ieri mattina AMUSE ha portato 120 ragazzi dell’istituto comprensivo Alfieri Lante della Rovere, alla Breccia di Porta Pia.
Dopo la lezione sul XX settembre 1870 tenuta a scuola lunedì (leggi articolo), due carovane di sessanta ragazzi ciascuna, tutti alunni della terza media, si sono incamminati dalla loro scuola verso le mura aureliane. Nel tragitto abbiamo raccontato di Villa Giorgina, inaccessibile sede della Nunziatura Apostolica, visto il Mausoleo di Lucilio Peto, intravisto Villa Albani, dal grande cancello sulla via Salaria e sbirciando dal muro dell’omonima via, passati accanto al MACRO, nel vecchia fabbrica del ghiaccio Peroni, e fermati davanti al portone di via Alessandria 129. Qui abbiamo parlato di un illustre inquilino, Luigi Pirandello, che nel 1910 si lamenta di «questa via remota», come lui stesso scrive, «un buon tratto fuori di Porta Pia», dove ha abitato per alcuni anni.
Poco metri più avanti arriviamo davanti al grande portone di un isolato tra via Alessandria e via Nomentana. Con il permesso del portiere, gentile e disponibile, entriamo nell’atrio e, dopo pochi metri, usciamo nel grande cortile. Davanti a noi sorge una montagnola piena di alberi e arbusti. Una volta c’erano i pini ma, prima che venissero giù da soli, li hanno tagliati. I ragazzi si guardano intorno curiosi. Ma dove ci hanno portato? Molti di loro incominciano a pensare. Ma la voce di Paolo, bersagliere anche nel modo di raccontare, ha iniziato la storia.
“Nella notte del XX settembre, l’esercito italiano prende posizione davanti alle mura e alle porte sbarrate. I cannoni sono puntati e i bersaglieri pronti a scattare. Su questa altura davanti a noi, in particolare, c’è una batteria comandata da Giacomo Serge, un ufficiale di 31 anni del IX reggimento di artiglieria. L’obiettivo è chiaro: tutti i cannoni italiani concentreranno i loro tiri su un preciso punto delle mura a tra Porta Pia e Porta Salaria. Quel tratto infatti non è stato rinforzato negli ultimi anni per colpa dei discendenti di Napoleone, proprietari della villa all’interno, che lo hanno sempre impedito per evitare fastidi. Il comando è di iniziare il fuoco all’alba, ma arriva la luce del mattino e per qualche minuto non succede nulla. I comandanti delle batterie esitano, il papa Pio IX aveva solennemente dichiarato che chiunque avesse per primo dato l’ordine di sparare un colpo di cannone sarebbe stato scomunicato a vita. E allora non era cosa da poco! Alle 5.20 un soldato pontificio, annidato con la sua compagnia nei ruderi della vecchia Villa Patrizi dall’altra parte della via Nomentana, spara un colpo di fucile verso la batteria che era posizionata qui. Il suo fucile è un micidiale Remington M1868, detto “Pontificio” in quanto realizzato ad hoc per l’esercito del papa, e il colpo uccide un artigliere della batteria posizionata sul piccolo colle davanti a noi. Segre vede il suo soldato morire e dà l’ordine: i suoi cannoni iniziano a sparare. A lui infatti la scomunica di Pio IX non interessava molto, perché era ebreo. Un attimo dopo, tutte le batterie italiane iniziano il cannoneggiamento e dopo 888 colpi, è aperta una breccia nelle possenti Mura Aureliane.”
Arrivati a questo punto del racconto, ci spostiamo con i ragazzi in corso d’Italia, davanti alla Breccia di Porta Pia, dove Paolo continua il resoconto della giornata. “Quando la polvere del crollo si dirada e si capisce che la breccia è aperta, i bersaglieri scattano avanti e correndo risalgono il montarozzo delle macerie cadute per entrare nella città eterna. Gli ufficiali guidano la carica e uno di loro cade sotto i colpi dell’esercito pontificio. Ma la resistenza degli assediati è solo simbolica e nel giro di pochi minuti l’operazione è conclusa. Dalle retrovie un ufficiale di 24 anni scrive un articolo che avrà grande diffusione nei giornali italiani. E’ Edmondo De Amicis.”
L’ultimo argomento della giornata sono appunto i bersaglieri, strano corpo dell’esercito italiano i cui gli ufficiali portano la scimitarra e i soldati nelle ore di riposo il fez, tutti hanno uno scomodo ma affascinante cappello piumato, vanno sempre di corsa e sanno suonare la tromba. Siamo a Porta Pia, aperta per noi.  Il direttore del museo-sacrario del Corpo dei Bersaglieri e un gruppo di bersaglieri in congedo salutano i ragazzi e li accompagnano in una breve ma intensa visita all’interno dell’edificio dove si conservano i cimeli di guerra del Corpo.
Ultima tappa è il mercato rionale di via Alessandria dove la pizza di Giuseppe, il succo d’arancia di Maria e la gentilezza di tutti gli esercenti danno un caloroso benvenuto ai ragazzi. Dopo lo spuntino, la comitiva intraprende la strada del ritorno a scuola. L’avventura è finita.
In conclusione, possiamo dire con orgoglio che l’iniziativa ha avuto successo. I ragazzi si sono mostrato molto interessati, le professoresse hanno espresso un giudizio molto lusinghiero su tutta l’iniziativa e la Dirigente Superiore ci ha espresso i più vivi ringraziamenti. Immagino che la voce si spargerà e altre scuole ci chiederanno di sviluppare il tema del XX Settembre.
Ma il merito non è solo nostro. Al nostro fianco  c’erano tanti amici che ringraziamo: il Col. Fabrizio Biancone Direttore del Museo storico dei Bersaglieri, il Col. Nunzio Paolucci Presidente dell’Associazione Nazionale dei Bersaglieri romani, Paolo Peroso Presidente dell’Associazione Amici di Porta Pia, Giuseppe e Maria con tutto il Mercato d’autore di piazza Alessandria, oltre ad altri amici come Anna Maria Calore e Alessandro Ricci. Ma anche la prof.ssa Sara Tarissi che ha promosso questa iniziativa, le altre gentili professoresse che ci hanno accompagnato hanno i loro meriti.
Questa attività rientra nel progetto AMUSE denominato “Roma2pass a scuola” il cui obiettivo è quello di rafforzare il legame dei ragazzi delle scuole del Municipio II con il proprio territorio. Chiunque fosse interessato a dare il proprio contributo in questo progetto invii una mail a andrea.ventura1948@gmail.com. Grazie.

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