Il quartiere Coppedè, un quartiere o una scenografia?

Se siete su viale Regina Margherita in prossimità dell’incrocio con via Po e piazza Quadrata, incamminatevi su via Tagliamento per dare un’occhiata al quartiere Coppedè. Oppure venite con noi mercoledì 8 febbraio alle 16:00.
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Non sarà difficile, il quartiere delle fate, così come è stato chiamato, è piccolo: 26 palazzine e 17 villini inglobati nel quartiere Triste, ma le sue caratteristiche architettoniche, a partire dall’arco di Via Dora, con il grande lampadario esterno, cattureranno immediatamente la vostra attenzione. Oltrepassando l’arco vi troverete nel ”salotto” di Piazza Mincio, con al centro la Fontana delle Rane e intorno i particolari edifici che la inquadrano: i Villini delle Fate, la Palazzina del Ragno, i Palazzi degli Ambasciatori.

Il quartiere Coppedè è a tutti gli effetti, una delle opere architettoniche sperimentali più riuscite dei primi del ’900. Voluto nel 1916 dalla Società Anonima Edilizia Moderna, la realizzazione del complesso tra i Parioli e i nascenti quartieri in zona Trieste-Salario è affidata allo scultore fiorentino Gino Coppedè, allora già famoso per le sue opere a Genova. A causa della guerra, i lavori durano molti anni, fino al 1927, anche perché l’artista decide di prendere in carico l’intero progetto fin nei minimi dettagli, creando così un vero e proprio villaggio omogeneo, che rimane però incompiuto dopo il misterioso suicidio del suo creatore.

L’architetto deve fare i conti con una capitale che era ancora l’antiquata città dei Papi in cui l’edilizia pubblica del nuovo Stato italiano andava alla ricerca del “massiccio”, con una certa attitudine alla scenografia, tendenza acuitasi con l’avvento del fascismo. Ma Gino Coppedè si slega dal gusto predominante dell’epoca grazie allo scopo delle abitazioni per cui era stato assunto: si tratta infatti di edilizia privata per il ceto borghese.

Il risultato è sotto i nostri occhi. Il piccolo quartiere è stato definito da molti come un esperimento fiabesco, un ponte tra incanto e stupore. Passeggiare nel quartiere Coppedè è come attraversare una realtà alternativa e inaspettata: gli edifici e i villini prendono forma e ispirazione da castelli e torri e ovunque si posi lo sguardo è possibile notare colonnine, arcate, logge, balconi decorati, scolpiti con personaggi, teste di animali e altre fantasie. Non c’è nulla di più anacronistico, già nel momento stesso della sua nascita, delle linee mosse e tormentate e del forte impatto della decorazione architettonica impresso agli edifici. La vocazione artistica di questo “architetto decoratore” farebbe pensare a una espressione dello stile Liberty italiano, ma vi sono numerosi punti oscuri nella rilettura in chiave stilistica del quartiere: un mix di stili, dove simbologie greche, romane, medioevali e fiabesche, neogotiche, rinascimentali, barocche, liberty e via dicendo, convivono alla perfezione.

Mercoledì 8 febbraio anche gli amici di Roma2pass faranno una passeggiata nel Quartiere Coppedè, un vero e proprio viaggio in un modo surreale, dove ogni dettaglio ispira un sentimento di meraviglia e curiosità. La Passeggiata è gratuita ma riservata ai Soci AMUSE, vecchi e nuovi.

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