Alberi, origini e leggende

Questa pagina parla degli alberi presenti nel Municipio II e fa un cenno alle loro origini leggendarie, così come sono riportate nelle mitologie dei diversi paesi.   

Acero americano, Acer negundo, in via dell’Arancera a Villa Borghese un esemplare di 460 cm di circonferenza. L’acero è un albero originario dell’area orientale del Nord America. Introdotto in Europa nel 1688, è tipico dei giardini e dei viali dell’Italia settentrionale e centrale ed è ormai nselvatichito lungo torrenti e fiumi.

Alloro. Dafne è una ninfa che rifiuta tutti i pretendenti perché preferisce vivere libera sui monti. Inseguita da Apollo e sul punto di essere violentata, in­voca l’aiuto della Madre Terra che la salva lasciando al suo posto una pian­ta di alloro. In realtà è accaduto che il dio degli invasori ellenici ha sedotto la dea indigena della natura e l’ha sostituita. Il culto del lauro sacro è ri­gorosamente vietato agli uomini, a Delfi la masticazione delle sue foglie è riservata a una sacerdotessa, la Pizia. La corona di lauro è il dono che le muse concedono a coloro che onorano la poesia.

Pino, Dopo aver combattuto al fianco di Re Artù, Mago Merlino si ritira nella foresta con la Fata Vivienne, nella casa di vetro sulla cima di un pino, per allontanarsi dalla società degli uomini e stare un po’ più vicino al cielo.

Leccio, Quercus ilex, accanto al Tempio di Esculapio a Villa Borghese (460 cm di circonferenza), ancora dentro Villa Borghese c’è un leccio (circonferenza di 4,5 metri) della stessa specie ed età (circa 300 anni) di quello piantato all’Alberone abbattuto e sostituito nel 1986. Guidato da due colombe, Enea cerca l’albero dal ramo d’oro e lo trova su un leccio, la quercia sempreverde. Il ramo d’oro è il vischio, il cuore del­l’albero che continua a battere anche quando i suoi rami sono secchi, pro­messa di vittoria sulle ombre del regno di Plutone. Presso il lago di Nemi, si svolge un rito durante il quale chi lo trova può affrontare in duello mortale il rex nemorensis, il sacerdote di Diana, e prendere il suo posto.

Edera. L’edera nasce dal contatto del fulmine di Zeus con la terra Semele. Ha un ciclo stagionale opposto alla vite, come questa ricorda i serpenti e necessita di supporto per sostenersi. Dissipa i vapori del vino e induce stati di alterazione di coscienza analoghi al delirio dionisiaco. Nettare e ambrosia, pozione divina di immortalità, scorrono dal tirso, circon­dato e protetto dall’edera. Le sue foglie incoronano Dioniso.

Quercia, Quercus robur. La prima madre degli uomini nell’Età dell’Oro è la quercia perché dalle sue ghiande si fa il pane, nutrimento primo delle popolazioni che non co­noscono la coltivazione. L’oracolo greco più antico è la quercia di Do-dona, dove Zeus si unisce a Dione, dea arcaica preellenica. Il Tempio di Giove sul Campidoglio si trova presso una quercia, ai cui rami Romolo appende i trofei sottratti ai nemici. Per il fuoco perpetuo del Tempio di Vesta deve essere consumato esclusivamente legno di quercia. Il tribu­nale celtico si riunisce ai suoi piedi, ovunque è sacra e protetta da leggi severissime che condannano a morte chiunque la abbatta senza necessità.

Platano, Platanus orientalis, a Villa Borghese, nella Valle dei Platani, ce ne sono nove esemplari di oltre 400 anni di età (circonferenza fra i 610 e i 565 cm). Questi platani possono essere considerati gli alberi più vecchi presenti a Roma. Intorno al ‘600 ne vennero piantati quaranta, oggi ne sono rimasti una decina: si tratta di piante che portano con sé buona parte della storia della città. Vicino alla Galleria Borghese ci sono due esemplari (circonferenza 520 e 470 cm). Nel tronco di un grande platano, luogo di rigenerazione, Zeus sposa Europa. Sotto un platano Ulisse riceve un’apparizione fantastica, pre­sagio della futura vittoria sui troiani. Marco Polo descrive con stupore alberi sconosciuti e fantastici come l’Albero Solo, un platano che segna il confine tra Oriente e Occidente.

Cedro del Libano, Cedrus libani, in viale dell’Orologio (circonferenza 645 cm), nel parco di Villa Borghese un esemplare di 5 metri di circonferenza, a Villa Torlonia due esemplari (circonferenza 590 e 465 cm) inoltre vicino all’ingresso sulla Nomentana un albero di circa 200 anni alto 30 metri con una circonferenza di quasi 5 metri. A Roma ci sono più cedri del Libano che in tutto il Medio oriente. Osiride, dio dei cicli annuali dalla natura e della piena del Nilo è chiu­so proditoriamente dal fratello Seth in una cassa di legno di cedro, sim­bolo di immortalità, e gettato nel fiume. Iside lo ritrova nella colonna di un tempio, il loro figlio Horus sconfigge Seth e realizza l’unità dell’Egitto.

Cipresso. A piazza Melozzo da Forlì, il cerchio di cipressi che vediamo oggi deriva da quello piantato dai botanici francesi a inizio Ottocento quanto inizia la sistemazione, subito interrotta, del Parco de Gran Cesare. Ciparissio uccide per errore il suo amico cervo, simbolo di rinascita. Il suo dolore è inconsolabile e per questo si trasforma in cipresso, l’albe­ro sempre triste.

Palma. All’origine dell’iconografia dell’albero della vita fin dall’epoca sumera, c’è la palma, equivalente della quercia nelle regioni desertiche, dove il dattero è risorsa alimentare primaria. È un albero-fiore il cui tronco è formato dalla base delle foglie-rami cadute, per questo associato all’A­raba Fenice. Per dare frutti deve essere fecondata da una pianta ma­schile: artificialmente, secondo una pratica sacrale antichissima, oppu­re spontaneamente, protendendo i rami come per abbracciarsi.

Seth consegna al padre Adamo, in punto di morte, i tre semi che gli aveva consegnato l’angelo da cui nascono tre piante: un cedro, un ci­presso e una palma, che diventano un unico albero simbolo della Tri­nità. Gli ebrei lo tagliano e ne fanno un ponte che la regina di Saba ri­fiuta di calpestare perché predestinato a essere il legno della Croce.

Albero della Canfora, Cinnamomum camphora. Una magnifica canfora che si trova vicino Termini, in via Cernaia, che ha un circonferenza di 430 cm.

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