Amerigo Bartoli

Amerigo Bartoli Natinguerra (Terni 18090 – Roma 1971) è stato pittore e scrittore.

Nel 1906si trasferisce a Roma per studiare all’Accademia di Belle Arti: lì è allievo di Giulio Aristide Sartorio, che aiuta nella realizzazione di affreschi decorativi di diverse ville e palazzi romani, nonché di alcune sale del Palazzo del Quirinale. Prende attivamente parte alla vita artistica della capitale, nel 1916 partecipa alla Terza Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione e inizia a pubblicare alcuni disegni sulla rivista L’Eroica, dando così inizio a una lunga e prolifica collaborazione con numerosi giornali e riviste dell’epoca.

Nel 1920 divide lo studio con Giorgio de Chirico, poi diventa un artista noto e apprezzato. Nel 1939 vince il primo premio alla Biennale di Venezia, con il suo “Gli amici al Caffè”, oggi conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Inizia a frequentare i maggiori salotti letterari divenendo amico di Ardengo Soffici, Emilio Cecchi, Giuseppe Ungaretti e Vincenzo Cardarelli, tutti frequentatori del rinomato Caffè Aragno in via del Corso. Insegna all’Accademia d’arte per ventuno anni dal 1939 fino al 1960 formando più generazioni di artisti. Dal dopoguerra pubblica periodicamente strisce satiriche per il settimanale Il Mondo, insieme a piccoli volumi di storie, aforismi e disegni.

Bartoli era basso di statura e aveva braccia molto corte, di conseguenza in molti lo dileggiavano; tuttavia, essendo autoironico, egli stesso diffondeva le battute contro di lui: nel 1941, ad esempio, racconta a Giuseppe Bottai che Cardarelli aveva esclamato nei suoi confronti: “Diventerà così presbite, invecchiando, che non gli basteranno le braccia per leggere il giornale!“.

La sua ultima abitazione fu un villino in via Barnaba Oriani 22.

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