Anna Perenna

Anna Perenna è un’antica dea laziale precedente all’avvento degli dei che conosciamo meglio e che hanno origine greca. Rappresenta e incarna il flusso continuo di energia vitale che continuamente genera gli esseri e le forme ed era festeggiata delle idi di marzo, quando aveva inizio l’anno agricolo, il primitivo capodanno romano, così come testimoniatoci da Ovidio nei Fasti.

La dea si celebrava nel bosco consacrato al suo nome (Bosco sacro di Anna Perenna) che si estendeva sugli attuali colli Parioli. Centro del bosco era la Fonte di Anna Perenna dove ci si immergeva e si gettavano monete, esattamente come oggi i turisti fanno nella fontana di Trevi. Gli archeologi ne hanno ritrovate 640, di varie epoche. Qui si svolgevano i principali riti propiziatori.

In quei giorni, i seguaci della dea, uomini e donne, abbandonavano ogni rigidità morale per godere la vita nei suoi aspetti più immediati. Si mangiava a crepapelle, fiumi di vino scorrevano senza posa, perché ogni coppa di vino che si riusciva a mandare giù simboleggiava un anno in più da vivere, e si faceva sesso per propiziarsi un anno prospero.

Il nome Anna, può derivare sia dalla parola amnis, cioè fiume o corrente (quindi Anna Perenna come corrente perenne, eterna”) che dalla parola annus, in quanto la dea costituiva un nume tutelare del benessere e della fecondità dell’anno, e diversi sono i racconti che il mito ci ha lasciato sull’origine della divinità.

Nel primo Anna è la sorella di Didone che dopo la morte della regina segue Enea nel Lazio dove l’eroe troiano l’accoglie; ma Lavinia è gelosa e la fa annegare nel Numico (fiume laziale mai identificato) dove la donna si trasforma in una dea. Il secondo riguarda una buona donna di Bovillae che avrebbe sfamato con le sue focacce la plebe durante una carestia e a perenne ricordo del suo gesto le si sarebbe intitolata una statua e il culto. L’ultima ipotesi è legata al dio Marte che, volendo congiungersi con Minerva, chiede alla dea di aiutarlo. Ma Anna si tramuta in Minerva e giace con lui. Così il dio è beffato e l’onore di Minerva salvo. Questo ultimo racconto spiega perchè durante la festa in onore di Anna Perenna le fanciulle, anche quelle per bene, cantano canzoni oscene.

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