Aree cimiteriali e ipogei

Questa pagina riporta un saggio di Antonio Thiery sulle aree cimiteriali e gli ipogei nel Municipio II.

Come è noto, fin dalla prima età repubblicana lungo le vie consolari si svilupparono numerose aree cimiteriali. A seguito dello sviluppo demografico ed anche in conseguenza dell’aumento della pratica dell’inumazione, crebbe la domanda di spazi fino ad un uso sistematico del sottosuolo come spazio funerario.

Nella zona nord di Roma, accanto alle vaste pianure alluvionali, non mancano terreni costituiti da una coltre di materiali vulcanici, ricaduti dai vulcani sabatini sopra argille e ghiaie di origine fluviale e lacustre, che a loro volta si sono sedimentate sopra argille sabbiose marine. Cinque milioni di anni fa, infatti, l’area su cui fu costruita Roma era completamente sommersa dal mare.
È naturale, dunque, in particolare lungo la via Salaria, l’esistenza di numerosi ipogei spesso derivati dallo scavo di profonde cave, aperte per estrarre pozzolana e tufo da costruzione o dallo scavo di complesse reti idrauliche per alimentare cisterne e pozzi. Già in epoca romana, per necessità di spazio, alcuni di questi ipogei furono utilizzati a fini funerari ed altri se ne costruirono, scavando dapprima brevi gallerie e poi tombe ipogee (secondo modelli etruschi o orientali), per una reale e pressante necessità di spazio.

Nel III secolo nacquero i primi cimiteri cristiani. Come chiarisce Antonella Gallitto, gli ipogei isolati, con un lavoro sempre più organizzato ed accurato, furono ampliati e collegati tra loro. Si svilupparono ambienti sotterranei complessi e fu realizzata una rete di gallerie scavate ex novo o sfruttando impianti preesistenti. I nuovi insediamenti ipogei funerari cristiani si concentrarono lungo le grandi direttrici di penetrazione e di uscita dalla città: la via Appia (le catacombe di San Sebastiano e di San Callisto), la via Aurelia (le catacombe di San Pancrazio e di San Calepodio), la via Salaria (le catacombe di Priscilla e le catacombe dei Giordani).
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Per approfondire: Vie d’acqua, La città delle ville

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