Romeo e Giulietta

Questa pagina, estratta da un articolo di Andrea Cortese pubblicato sul quotidiano online Roma2oggi, racconta la storia di Romeo e Giulietta, due condor delle Ande, il più grande rapace del mondo, vissuti per decenni nella voliera dello zoo di Roma e che ora fanno ancora mostra di se nel Museo Civico di Zoologia di via Ulisse Aldrovandi.

Romeo e Giulietta nascono dopo la Grande Depressione agli inizi degli anni Trenta in due località del Cile delle quali si è perso il nome.
Sulle Ande il freddo implacabile, il vento incessante ed il sole delle alte vette rendono difficile sopravvivere ed i pericoli sono sempre in agguato e a pochi mesi di età sulle alture sudamericane era e resta un’impresa diventare adulti sani e forti.
Senza genitori arrivano in Europa e si trasferiscono a Roma mentre milioni di emigranti lasciano il Vecchio Continente diretti in Argentina e negli Stati Uniti sui bastimenti transoceanici, con il loro carico di miserie e di speranze. Si stabiliscono nel quartiere Pinciano a pochi passi da luoghi che anni dopo prenderanno il nome dalle vittime del fascismo, piazza don Giovanni Minzoni, via Antonio Gramsci, viale Bruno Buozzi: il clima mite dell’Italia Centrale, un’alimentazione differente, il rumore di una grande città così diversa dalle lande disabitate sulle quali sono venuti al mondo rappresentano le novità che Romeo e Giulietta, affrontano ed alle quali si adattano molto bene aiutandosi fin dall’inizio.
Presto diventano una coppia inseparabile e ben nota nel quartiere, sempre vicini e solidali nel loro nido d’amore affacciato su via Ulisse Aldrovandi e Villa Borghese, da dove vedono iniziare e finire la Guerra d’Etiopia e la Seconda Guerra Mondiale e la trasformazione del Regno d’Italia in Repubblica. Non hanno figli ma vedono generazioni di romani nascere, crescere e trasferirsi altrove, vedono le persone spostarsi per la città in modo sempre più frenetico, prima a piedi e in bicicletta, poi in tram e quindi in automobili e motorette sempre più numerose, inquinanti e moleste. Vedono le mamme portare i figli a Villa Borghese e al Giardino Zoologico a scoprire gli animali selvatici che la televisione non porta ancora comodamente a casa ad ogni ora del giorno, vedono i ragazzi giocare a pallone e i cani correre nella pianura che prenderà il nome di Valle dei Cani, vedono i cavalieri che ogni anno in primavera con i loro cavalli si esibiscono nel Torneo di equitazione a Piazza di Siena. Quante cose vedono Romeo e Giulietta in settanta anni di vita passati senza mai allontanarsi dall’Aldrovandi Hotel, accompagnati dalla regolare e rassicurante presenza del tram che ancora oggi sferraglia sui binari su e giù da Piazza Ungheria a Valle Giulia.
Vedono gli amici meno longevi ammalarsi e morire uno dopo l’altro come i venerandi ospiti della casa di riposo delle suore a via di villa Sacchetti, vedono generazioni di studenti cercare libri di studio alla biblioteca Baldini in via Michele Mercati e trovare l’amore di un coetaneo. Da spettatori e insieme protagonisti partecipano alla storia del quartiere dove abitano da sudamericani divenuti italiani dopo essere stati accolti da Mussolini nel 1932.
Nel 2003, ormai anziani, anche Romeo e Giulietta terminano la loro esistenza terrena e, lasciata la grande voliera vicino alla casa degli orsi polari nel Bioparco, i due magnifici esemplari di condor delle Ande, il più grande rapace del mondo, dono del presidente cileno al governo italiano, vengono imbalsamati ed esposti al pubblico nella sala principale del Museo Civico di Zoologia, probabilmente gli ospiti più longevi del Bioparco di Roma.
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