Bunker di Villa Ada

Il Bunker di Villa Ada si trova all’interno del parco della villa e fu costruito nel 1942 per servire come rifugio al re Vittorio Emanuele III e alla sua famiglia.

MAPPA della Zona Parioli 2 (Villa Ada e Monte Antenne)  

Nel parco di villa Ada si aprono delle cavità sotterranee dove una leggenda metropolitana diceva che si svolgessero dei riti satanici. In effetti, fino al 2012 nel bosco si poteva accedere ad una galleria per compiere percorso che molti adolescenti andavano ad affrontare come “prova di coraggio” rischiando di farsi male per i buchi aperti nel pavimento e per i gradini lesionati. La sfida era di trovare una scala a chiocciola che saliva su per riuscire dalle feritoie di una strana torretta con il tetto a fungo verde, come quelli delle case nel villaggio dei Puffi.

La realtà è che sotto il terreno in un’area contigua al casino nobile esiste un rifugio antiaereo fatto realizzare per garantire la protezione della famiglia Savoia durante la Seconda Guerra Mondiale quando gli alleati bombardano Roma a più riprese.

Dal 1904 il parco di Villa Ada, sulla via Salaria, era tornato ad essere la residenza privata della famiglia reale e in particolare del re Vittorio Emanuele III, della regina Elena. In un primo tempo, allo scoppio della guerra nel 1940, erano stati utilizzati come ricovero di fortuna i sotterranei della Palazzina Reale, arredati a salottino e accessibili direttamente dalla villa attraverso botole. In seguito, su impulso di Mussolini, venne realizzato un rifugio antiaereo blindato, definito “più resistente e confortevole, ma che necessitava di un breve tratto in auto per essere raggiunto”.

Per motivi di tempo, invece della realizzazione di un bunker ex novo, si decide di sfruttare cavità preesistenti sulle pendici del Colle delle Cavalle Madri ma a causa della scarsa altezza dei locali non c’è spazio per una blindatura a regola d’arte. Allora i tunnel sono rinforzati con un rivestimento interno in mattoncini e in superficie si realizza una imponente piastra in cemento mimetizzata e sostenuta da pilastrini poggiati sul terreno, in modo da costituire un “cuscinetto” per far scoppiare le bombe lontano dal terreno.

I locali del rifugio possono ospitare anche l’automezzo con cui la famiglia reale arrivava lì, avevano due sistemi di filtraggio dell’aria e un’entrata con sistema di protezione da attacchi chimici. Vi erano poi due bagni e un’uscita d’emergenza con scala a chiocciola verticale in marmo, con un’uscita di emergenza in superficie coperta da un tetto di cemento a forma di fungo (il Fungo di Villa Ada).

Lo spazio dedicato al “soggiorno” da parte della famiglia reale è veramente esiguo e di mostra che non ci fu mai bisogno di rimanere chiusi nel rifugio per troppo tempo.

Solo dal 2012 i due accessi al Bunker sono stati protetti con una cancellata più robusta per mettere in sicurezza la struttura e proteggerla da ulteriori vandalismi.”

Nel 2016 il Comune di Roma ha affidato il bunker all’associazione Roma Sotterranea che dopo una pesante opera di pulizia l’ha aperta al pubblico. Per informazioni sulla visita clicca su: www.bunkervillaada.it.

Per approfondire: www.bunkervillaada.it/il-bunker.html, www.eclipse-magazine.it/cultura/arte/architettura/il-bunker-di-villa-ada-savoia.html, Racconto della domestica di Casa Savoia, Rosa Perona Gallotti, Visita di Hitler a Villa Ada-Savoia (5 maggio 1938)

Nei dintorni: Palazzina Reale, Casale delle Cavalle Madri, Scuderie Reali,

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