Catacombe di San Valentino

Le porta d’ingresso delle catacombe di San Valentino è dietro un muro a destra di viale Maresciallo Pilsudski, dopo pochi metri, venendo da viale Tiziano, dalla cancellata che racchiude i resti della Basilica di San Valentino.

La catacomba fa parte del complesso archeologico di San Valentino, che comprende anche la Basilica di San Valentino e il complesso cimiteriale in superficie, ormai sepolto sotto il viale antistante.

Le catacombe di San Valentino, come gli altri antichi cimiteri cristiani di Roma, sono di proprietà della Santa Sede. Una volta erano aperte il 14 febbraio, giorno in cui si festeggia il Santo. Oggi sono chiuse fino al completamento dei lavori di messa in sicurezza dei versanti del colle, il cui antico nome era appunto Monte San Valentino.

Valentino muore durante la persecuzione di Claudio il Gotico e il suo supplizio è segnato negli Acta Martyrum il 14 febbraio. Le spoglie furono deposte nel podere della matrona Sabina, al primo miglio della via Flaminia. Per Orazio Marucchi il corpo di Valentino fu sepolto in catacomba e qui rimase, nell’ambiente poi ampliato e decorato con pitture, fino ai lavori di Papa Onorio I quando, con la costruzione di un’apposita cripta, il corpo sarebbe stato traslato dalla catacomba nella basilica in superficie (Basilica di San Valentino) e deposto sotto l’altare. Intorno alla basilica sorge un cimitero cristiano, ormai sepolto sotto viale Maresciallo Pilsudski (Complesso archeologico di San Valentino).

L’Apollony Ghetti e il Krautheimer invece ritengono che il corpo di Valentino fu deposto subito all’esterno, in un sarcofago intorno al quale si formò un’area ad martirum quadrangolare, recintata, con una piccola abside scavata nella roccia, foderata da un rivestimento marmoreo ed inclusa in una parete rettilinea scavata contro il terrapieno.

La catacomba, datata al III secolo, è scavata nel fianco della collina di Monte Parioli e articolata su due piani con gallerie che si intersecano regolarmente. Nel IV secolo, ampliando la galleria principale, fu creata una cripta. L’ambiente fu decorato con bellissime pitture giunte a noi purtroppo molto danneggiate. Fortunatamente intorno al 1600 due studiosi, Ettore Cicconio e Antonio Bosio, videro e descrissero accuratamente le decorazioni, all’epoca ancora intatte. Le pitture sono disposte sui lati delle aperture presenti al centro di ogni parete.

Parete di fondo, lato sinistro: i soggetti rappresentati sono tutti legati al tema della Natività. Al centro,’ inquadrato da una nicchia, è il busto nimbato della Madonna con il Bambino in braccio e lateralmente l’iscrizione, ancora in parte leggibile, (s)ca (di gen)etrix. Intorno alla nicchia sono dipinte tre scene, ricostruibili grazie ai disegni del Bosio. Sulla sinistra è raffigurata la visitazione di Maria ad Elisabetta: le due donne si abbracciano nel momento dell’incontro. Sulla destra due figure femminili, una delle quali identificabile dalla scritta Salome, sono rappresentate nell’atto di lavare il Bambino. Sopra la nicchia una seconda scena relativa a Salomè: l’ostetrica con il braccio offeso si avvicina alla culla di Gesù. L’episodio, tratto dai Vangeli Apocrifi, si incontra molto raramente nell’iconografia primitiva: Salomè, per aver dubitato della verginità della Madonna, viene punita con la paralisi del braccio destro che le guarirà solo grazie al contatto con il Bambino.

Parete di fondo, lato destro: è rappresentata la Crocifissione, pittura molto danneggiata dall’ampliamento successivo del passaggio al centro della parete. Attualmente è visibile solo il braccio destro della Croce ed una figura maschile. Il Cristo veste un lungo colobium, le braccia sono fissate alla croce con quattro chiodi, mentre i piedi poggiano su un suppedaneum, gli occhi sono aperti, la testa leggermente reclinata. Ai piedi della croce, sulla sinistra è Maria, raffigurata con un braccio alzato in direzione del figlio, mentre sulla destra S. Giovanni incede verso la croce tenendo in mano il codice. Sullo sfondo sono le mura di una città, presumibilmente Gerusalemme; in alto il sole e la luna.

Parete destra: ai lati dell’apertura centrale sono due figure. Sulla sinistra, identificabile grazie ad una iscrizione, è San Lorenzo, rappresentato in piedi con in mano la croce ed il Codice; mentre sulla destra è una seconda figura maschile recante la corona del martirio.

Parete sinistra: attualmente è visibile solo la parte inferiore delle pitture. Sono raffigurate altre figure dei quali in particolare due vestono i campagi, un tipo di sandalo riservato ai vescovi, mentre gli altri indossano comuni sandali stringati. I soggetti trattati, così rari nel primo cristianesimo, cominciano ad entrare nell’iconografia solo dopo il VI secolo, diventando più frequenti nel secolo VIII.

L’esame delle pitture presenti nella catacomba porta ad una datazione tra il secolo VII e VIII.

Nel 1949 fu scoperta casualmente in via Guidubaldo Del Monte una galleria intonacata scavata nel tufo. Fu escluso che potesse trattarsi di un ramo della vicina catacomba e si ipotizzò che potesse essere un cimitero autonomo, probabilmente, di epoca tarda imperiale. Una leggenda racconta che questa galleria fosse in collegamento con il dedalo di gallerie scavate sotto Monte Parioli (Grotte in viale Tiziano) e con il Tartaro (una profonda cavità che si apriva sull’odierno viale Bruno Buozzi),

Al santo è dedicata la moderna Chiesa di San Valentino, parrocchia del Villaggio Olimpico e la strada che scende dal monte (via di San Valentino). Villa San Valentino, infine, è uno dei nomi con cui è stata chiamata nei secoli l’attuale Ambasciata del Portogallo presso a Santa Sede.

Per approfondire: www.romasotterranea.it/catacombe-di-s-valentino.html, http://www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/roma_antica/monumenti/basilica_e_catacomba_di_san_valentino,

Bibliografia essenziale:  C. Calci: Roma Archeologica, ADNKronos Libri, Roma 2005.  O .Marucchi: Le recenti scoperte presso il Cimitero di S, Valentino sulla Via Flaminia, Roma 1888. D. Mazzoleni: La catacomba di S.Valentino, su  Forma Urbis 1/1997

Nei dintorni: Villa Romana dell’Auditorium, Stadio Flaminio, Auditorium, Villa Romana dell’Auditorium, Fonte di Anna Perenna,

Mappa Parioli 5 (zona Villaggio Olimpico, Villa Glori)

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