Catacombe

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A causa del divieto assoluto di seppellire i morti dentro le mura della città, fin dalla prima era repubblicana lungo le vie consolari si sviluppano numerose aree cimiteriali, grandi e piccole. Intorno al II secolo, a Roma, ormai potente, la popolazione cresce e la domanda di spazi funerari nel suburbio aumenta, anche in relazione al passaggio tra l’uso dell’incinerazione a quello dell’inumazione.

Nella zona nord di Roma, accanto alle vaste pianure alluvionali, sono frequenti i terreni costituiti da una coltre di materiali vulcanici, ricaduti dai vulcani Sabatini, sopra argille e ghiaie di origine fluviale e lacustre a loro volta sedimentate sopra argille sabbiose marine. Cinque milioni di anni fa, infatti, l’area su cui sorge Roma era completamente sommersa dalle acque. In questa zona numerose erano le cave per estrarre pozzolana e tufo da costruzione, caratterizzate da profonde gallerie. Così, di fronte all’esigenza di nuovo spazio per le sepolture, i Romani ampliarono i sepolcri esistenti, costruendo cavità sotterranee nel terreno tufaceo, ed incominciarono ad utilizzare per le sepolture anche le cave abbandonate.

Nel II secolo, accanto alla religione classica, si diffusero nuovi culti originati in Oriente: tra di essi il Cristianesimo, ed in queste stesse cavità furono seppelliti i primi cristiani ed i primi martiri morti a seguito di persecuzioni. Ma il Cristianesimo, che vede l’uomo di passaggio su questa terra, considerava la morte come un riposo, in attesa della risurrezione dei corpi e della chiamata all’eternità, i martiri furono considerati come dei preziosi intercessori presso Dio e tutti i fratelli volevano essere inumati a fianco a loro. Ciò determinò un impressionante espansione di alcuni cimiteri che aggregarono, con un lavoro sempre più organizzato ed integrato, singoli ipogei preesistenti e gallerie preesistenti precedentemente utilizzate per l’estrazione. Nel III secolo, nacquero i primi cimiteri cristiani con ambienti sotterranei complessi e collegati tra loro e divennero degli importanti luoghi di preghiera (per esempio il Monte delle Gioie, sulla via Salaria).

Sia per motivi di culto che di protezione da briganti ed invasori, le spoglie dei martiri sono gradualmente traslate nelle basiliche e i cimiteri sotterranei, anche in conseguenza della forte concentrazione demografica, sono abbandonati dai fedeli.

Nel III secolo (con l’editto di Teodosio I del 392 che dichiara il Cristianesimo religione di Stato), le catacombe suburbane spingono i pellegrini della nuova fede cristiana sulle vie dei martiri, ma ben presto, con la decadenza di Roma seguono tempi di saccheggi e desolazione in cui le catacombe, i cimiteri e i santuari sulle via consolari sono saccheggiate e diventano punti di bivacco per barbari e tagliagole.

La prima incursione è del barbaro Vitige che, volendo far capitolare Roma le cui mura resistevano senza particolari problemi ai suoi assalti, fa tagliare le antiche condutture degli acquedotti. I momenti più dolorosi per gli abitanti dell’Urbe sono i saccheggi di Roma nel 410, compiuti dai Goti di Alarico, nel 455, dai Vandali di Genserico e nel 476, da Odoacre con i suoi mercenari. Un secolo dopo , sono i re Ostrogoti, Totila e Teia, che accampatisi sulla via Salaria poco distante dalle mura Aureliane, tentano inutilmente di entrare nella città difesa dal generale bizantino Belisario e, successivamente, Narsete. La guerra, detta “guerra gotica”, dura 18 anni, dal 535 al 553 e si risolve con la vittoria dei bizantini.

Trent’anni dopo arrivano i Longobardi di Alboino. Anche loro si accamparono dalle nostre parti, a Nord della città e cingono d’assedio Roma. E’ il 593 e l’esigua guarnigione bizantina non è in grado di resistere. Deve intervenire il papa Gregorio I che, anche attingendo alle grandi disponibilità finanziarie e immobiliari della Chiesa, convince il re Agilulfo a togliere l’assedio. E’ la prima volta che un papa interviene in modo risolutivo in faccende militari al posto dell’Impero e tale intervento segna l’inizio del processo storico che porta alla costituzione dello Stato della Chiesa.

Dell’accampamento dei Goti nel nostro quartiere ai tempi di Totila ne da notizia una lapide, posta intorno all’anno 540 dal papa Virgilio nel restaurato cimitero di Trasone, in cui era la tomba di San Saturnino.
QUANDO I GOTI POSERO ATTORNO A ROMA ACCAMPAMENTI DESTINATI A DISTRUGGERLA – INTRAPRESERO PURE UNA GUERRA NEFANDA CONTRO I SANTI – ABBATTENDO QUESTI SEPOLCRI, CONSACRATI UN TEMPO AI MARTIRI – MARTIRI CHE PAPA DAMASO RICONOBBE PER ISPIRAZIONE DIVINA – ORDINANDO CON UN CARME, QUI COLLOCATO, CHE FOSSERO DEBITAMENTE VENERATI – MA PURE SE LA SANTA EPIGRAFE ANDO’ PERDUTA, ESSENDONE STATO FRANTUMATI IL MARMO – I MARTIRI TUTTAVIA NON CADDERO NELL’OBLIO – PAPA VIRGILIO, CACCIATI I NEMICI E DEPLORANDO L’INGIURIA, TUTTO RINNOVO – AI SANTI MARTIRI VITALE, MARZIALE, ALESSANDRO. Vitale Marziale e Alessandro sono i tre figli di Santa Felicita, messi a morte con la madre in una delle più dure persecuzioni di Diocleziano.

Durante il periodo delle incursioni dei barbari le catacombe sono insicure e spesso preda di saccheggi. Per questo motivo, essendo il Cristianesimo ormai la religione ufficiale, i corpi dei martiri sono traslati al sicuro entro le mura di Roma e il loro culto si trasferisce dentro le basiliche (vedi San Saturino, San Valentino).

Nei nostri tempi le catacombe hanno restituito una incredibile quantità di iscrizioni e una vera e propria pinacoteca ricca di affreschi con scene desunte dalle Sacre Scritture e dalla via quotidiana. Questa eccezionale documentazione è una preziosa testimonianza sulla storia, sui costumi sui riti, sulla fede e sul pensiero di una comunità che visse un’epoca di passaggio dalla cultura pagana a quella cristiana, caratterizzata da profonde contraddizioni.

Per approfondire: http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_commissions/archeo/italiano/documents/rc_com_archeo_doc_20011010_cataccrist_it.html

 

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