Sarto di largo Somalia che vestiva le stelle del cinema

Nel 1968 a largo Somalia lavorava Emilio Miconi, un sarto che vestiva le stelle del cinema come Sophia Loren e Aldo Fabrizi.

MAPPA della Zona Trieste 4 (piazza Vescovio)   Continue reading

Angelo Canevari

Angelo Canevari

da fare

Franco Gentilini

Franco Gentilini (1909-1981)

Piazza del Popolo di Franco Gentilini

da fare

Sivio Canevari

Sivio Canevari (1893-1951)

da fare

Lorenzo Micheli Gigotti

Lorenzo Micheli Gigotti nasce a Roma nel 1908 da una famiglia di estrazione nobile dove morirà nel 1995.    Continue reading

Achille Capizzano

Achille Capizzano, pittore, decoratore, mosaicista e ceramista, nasce a Rende (CS) nel 1907. Visse a Roma dove muore nel 1951.   Continue reading

Pietro Aschieri

Pietro Aschieri

da fare

Edda Ciano

10 Aprile 1995. Si terranno domani, a Roma, i funerali di Edda Ciano, la primogenita di Benito Mussolini morta nella notte fra sabato e domenica nella clinica Nostra Signora della Mercede. Ricoverata da circa un mese per una grave infezione renale, la vedova del ministro degli Esteri del Duce (che fu fucilato nel 1944 a Verona) aveva 85 anni. Nella camera ardente, a rendere omaggio alla salma, oltre ai figli Fabrizio e Raimonda, al fratello Romano con la figlia Alessandra Mussolini e la moglie Maria Scicolone, si e’ recato il segretario di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini. I familiari non hanno voluto rilasciare dichiarazioni alla stampa, anzi alcuni parenti hanno invitato i cronisti ad allontanarsi.   Continue reading

Giuseppe Ugo Bassi

Giuseppe Ugo Bassi, nato a Cento in Emilia, era un uomo mite dall’intelligenza vivace. Innamoratosi pazzamente di una ragazza molto bella, alla morte prematura di questa, decise di prendere i voti come frate barnabita, ordine dedicato all’assistenza e all’insegnamento. Essendo dotato di capacità oratoria, si dedicò con particolare fervore alle omelie in varie città, riscuotendo grande successo con partecipazione di folle straripanti. Ne approfittava per denunciare con grande impeto il malcostume e la corruzione del clero, tanto che verrà paragonato a un moderno Savonarola, attirandosi le ire dei suoi superiori al punto che gli fu vietato di prendere la parola durante le messe e in un secondo tempo addirittura di risiedere negli stati pontifici. Era poliglotta ed anche poeta, scrittore, musicista, pittore. Si batteva contro il potere temporale dei Papi e per l’avvento di una coscienza nazionale, tanto da partecipare alle prime sommosse a Milano, Venezia e infine Roma nel 1849. Qui s’incontrò con Garibaldi, di cui divenne convinto seguace durante l’epopea della Repubblica Romana, accettò di indossare la camicia rossa invece della tonaca, asserendo che quello che vale è il modo di essere, non quello di vestire. In pugno non ebbe mai armi ma il Vangelo e Dante, si limitò ad assistere i feriti e a consolare i morenti. Naturalmente fu scomunicato.

Lasciò Roma insieme a Garibaldi e con lui tentò di raggiungere Venezia ancora libera. Vicino a Comacchio se ne separò insieme a un altro combattente, un certo Livraghi, per sfuggire più facilmente agli austriaci ma ambedue furono fermati vicino Bologna, svillaneggiati, percossi e il giorno dopo fucilati. I suoi carnefici non avevano nessun motivo per eliminarli, se non quello di rendersi benemeriti agli occhi del Pontefice e del suo Segretario di Stato, per giustificarsi asserirono il falso, che li avevano sorpresi armati. Fatto straordinario fu che i bolognesi, gli stessi che ne avevano in passato osannato le prediche, in gran numero andarono in pellegrinaggio sulla sua tomba a onorarlo, costringendo gli austriaci a trasferirne la salma in un luogo anonimo.

Additiamo a chi viene a conoscenza di questa storia la figura di Giuseppe Ugo Bassi. Noi pensiamo che rappresenti un esempio straordinario, unico, di sacerdote conscio dei veri principi e doveri della tonaca e soprattutto della compatibilità di questa con il patriottismo. Rappresenta il personaggio drammaticamente antitetico ai prelati suoi contemporanei, che l’hanno vessato e ostacolato, ottusi com’erano e dediti a una vita di convenienza e di profitto personale. Non per niente viene ricordato in molte nostre città da monumenti, targhe e vie a lui dedicate, qui a Roma nel quartiere ai piedi del Gianicolo.

Carlo De Bac

Carlo ed Enrichetta

La coppia Carlo Pisacane ed Enrichetta Di Lorenzo non è il solo esempio, nel Risorgimento italiano, di un uomo e una donna per i quali il grande amore avrebbe trovato ulteriore motivo di unione nella comune lotta ideologica e armata per l’unità d’Italia. Carlo ed Enrichetta si distinsero anche per il fatto che il raggiungimento del loro fine era sostenuto dalla consapevolezza di un quasi certo sacrificio.

Appartenevano ambedue ad ottime e ricche famiglie napoletane ma non esitarono a mettersi insieme, contro le convenzioni allora dominanti ( lei, sposata e con tre figli, aveva 24 anni e lui qualcuno di più ) e a fuggire in Francia dove furono arrestati per un certo periodo su denuncia di adulterio e vissero in condizioni molto precarie, maturando, a contatto con molti rivoluzionari transalpini, precise intenzioni di ribellione.
Rientrarono infatti in Italia allo scoppiare della prima guerra d’indipendenza cui Carlo prese parte attiva sia in occasione delle cinque giornate milanesi sia arruolandosi nell’esercito piemontese. Dopo la sconfitta corsero a dare il loro contributo alla Repubblica Romana, assumendosi un ruolo rischioso, Carlo tra i difensori della città ed Enrichetta, combattendo anch’ella sul Gianicolo e contribuendo ad assistere centinaia di feriti in ospedali mobili, come direttrice delle ambulanze. Tale dedizione non sorprende perché la partecipazione delle donne alla difesa della città fu quasi plebiscitaria, da parte di tutti i ceti, in prima linea anche col sacrificio della vita.

Carlo propugnava idee socialiste e perseguiva l’affrancamento degli stati italiani attraverso il contributo popolare e con obbiettivo il miglioramento della classe operaia. Le sue idee politiche e religiose non collimavano con quelle di Mazzini o dei simpatizzanti dei Savoia ma questo non impedì la sua totale partecipazione alla difesa di Roma, tale era dominante il senso della libertà e della democrazia, al di sopra di ogni altra considerazione. D’altronde molti dei giovani accorsi a quel richiamo lo fecero per il puro dovere di agire per l’Italia.

Dopo il fallimento dell’impresa romana, i due partirono esuli per Londra. Pisacane non cessò di approfondire la sua teoria dell’insurrezione popolare come base della liberazione degli stati italiani, lavorava incessantemente all’idea di una spedizione per sollevare il popolo e aveva deciso di attuare il suo progetto in un qualunque punto del regno delle due Sicilie.

Malgrado l’opposizione dei mazziniani e della stessa Enrichetta nel giugno 1857 Carlo sbarcò con pochi altri compagni visionari come lui a Sapri, ingrossando le sue fila con i detenuti dell’isola di Ponza che aveva liberato. In venti sottoscrissero un documento da lui ispirato “Noi sottoscritti. sprezzando le calunnie del volgo, ci dichiariamo iniziatori della rivoluzione italiana. Se il paese non risponderà al nostro appello, sapremo morire da forti, seguendo la nobile falange dei martiri italiani. Trovi altra nazione uomini che s’immolano per la sua libertà e allora solo potrà paragonarsi all’Italia, benché ancora schiava”

Non solo non riuscì a trovare nessuno che li aiutasse ma fu insieme ai più trucidato dagli stessi contadini che avevano creduto di poter sollevare contro l’oppressione dei Borboni. Un comportamento, quello di Pisacane, che rasenta la follia ma è indicativo di un irresistibile amore per la libertà del suo paese comunque condiviso da tanti altri nella lunga epopea dell’unità d’Italia, come, per citarne solo alcuni, Luciano Manara, Goffredo Mameli, Felice Orsini, Luciano Tognetti, Ugo Bassi. D’allora in poi Enrichetta, che intanto aveva avuto una figlia da Carlo, continuò a vivere in povertà finché lo stesso Garibaldi non fece approvare un decreto per darle un assegno di mantenimento. Una fedeltà totale e continua agli ideali del suo uomo, forse di altri tempi ma di grande impatto emotivo e sentimentale.

Carlo De Bac