Cave di Villa Albani

Il 2 Marzo 1987, a seguito dell’apertura di una voragine causata dalle incessanti piogge di quei giorni, gli abitanti di via di Villa Albani, vedono improvvisamente aprirsi sotto i loro piedi una fantastica quanto inaspettata porta sul passato.

Una porta che sicuramente era celata da secoli. Ad una prima ispezione si pensa di trovarsi di fronte ad una catacomba, o comunque a qualche ambiente comunicante con le limitrofe catacombe di Santa Felicita. Si è anche ipotizzato di trovarsi di fronte a un antro del vicino e misterioso Mausoleo di Lucilio Peto. Tuttavia l’esplorazione diretta dell’ipogeo, ridimensiona l’entità del ritrovamento, facendolo classificare come una cava di pozzolana di tipo estrattivo ‘per camere e pilastri’.

La particolare robustezza delle opere dell’antica Roma è dovuta soprattutto ad un materiale che permette di ottenere una malta con ottime proprietà coesive, la pozzolana, di cui, insieme al tufo il sottosuolo romano è ricchissimo. La crescente urbanizzazione del territorio quindi, vide sempre più favorire l’attività estrattiva e di conseguenza si venne a creare, nel sottosuolo romano, un complesso reticolo di cunicoli e gallerie che ancora oggi, anche se per lo più sconosciute, si estendono sotto buona parte dell’Urbe

Questo declassamento tuttavia, non intaccò assolutamente il fascino e la suggestione che l’ambiente emanava, era infatti possibile notare che ad ogni crocicchio, erano presenti i resti di quelli che in passato erano stati i pasti dei cavatori. Inoltre in alcuni casi, sotto cumuli di massi, risaltavano piatti e lucerne ormai ridotti in decine di frammenti. Nelle gallerie ormai in disuso, numerosi erano i riempitivi costituiti da calcinacci dell’epoca: cocci di anfora, brani di mosaici con raffigurazioni di animali, graziosi ricami in rosa ed azzurro pastello, tasselli dorati e severi tratti di geometrica pavimentazione in bianconero. Doveva essere comunque molto, il tempo trascorso dagli antichi cavatori nelle viscere della terra, vennero infatti ritrovate diverse pedine da gioco, un dado da gioco perfettamente identico come fattura a quelli moderni, anche se intarsiato in avorio bianchissimo, moltissimi spilloni, in osso un teschio di un individuo di piccole dimensioni (probabilmente un bambino) ed una moneta di Settimio Severo, che ha permesso di datare il fulcro dell’attività estrattiva al 200 d.C.

Sulla facciata principale della moneta infatti, è presente la testa dell’imperatore Settimio Severo (145-211) con la scritta L(ucius) SEPT(imius) SEV(erus) PERT(inax) AUG(ustus) IMP(erium) VIII. Sul retro della moneta invece, è raffigurato l’imperatore in divisa ed a cavallo, con la mano destra alzata in segno di saluto. Compare inoltre la scritta ADVENTUI AUG(usti) FELICISSIMO. Considerando la scritta IMP(erium) VIII, l’emissione della moneta si localizza nel 196-197. Si tratta di un’emissione di tipo propagandistico, che commemora un ‘Arrivo Trionfale’ dell’imperatore (ADVENTUI).

Tra gli altri reperti ritrovati spicca un malandato sandalo medioevale, elemento questo che testimonia come questo luogo sia stato continuamente frequentato nel tempo. Purtroppo però questi pochi resti sono destinati a rimanere come l’unica testimonianza di questa antica cava, venne infatti data priorità a problemi di ordine statico-geologico a salvaguardia delle costruzioni presenti in zona e, forse con troppa superficialità, venne fatto pompare del cemento in enorme quantità all’interno della cava, seppellendo per sempre le testimonianze di un antico passato che un triste giorno di marzo aveva osato disturbare il traffico locale, e con esso la frenetica quotidianità della vita cittadina.

Da Roma sotterranea, Marco Placidi

I commenti sono chiusi