Complesso archeologico in viale Tiziano

Il complesso archeologico di viale Tiziano è nell’isolato tra viale Tiziano, viale della XVII Olimpiade e viale degli Stati Uniti d’America.

La piana alluvionale che si estendeva all’interno dell’ansa sinistra del Tevere, fin dall’epoca arcaica e per molti secoli successivi, fu costantemente abitata e sfruttata dall’uomo nonostante fosse soggetta a ripetuti fenomeni di inondazione e i lavori per la realizzazione di un parcheggio interrato su viale Tiziano, svolti tra il 2001 e il 2002 a pochi passi da Ponte Milvio, hanno aggiunto un nuovo tassello alla conoscenza di questo territorio.

Nel corso degli scavi sono infatti venuti alla luce, individuati sotto circa m 4 di sedime alluvionale, i resti di un edificio di notevoli dimensioni. Il complesso abbraccia un arco cronologico piuttosto lungo che va dal VI secolo a.C. alla prima età imperiale (I-Il secolo d.C.). Il periodo compreso tra il VI e il IV secolo a.C. è caratterizzato da strutture realizzate in grossi blocchi di tufo lionato, da piani pavimentali in terra battuta, da tracce di focolari e da materiale costituito da bucchero, ceramica a impasto e per la fase di IV secolo a.C. da piatti genucilia.

Se la limitata estensione delle strutture e la scarsità degli elementi raccolti fin qui non hanno permesso per la fase più antica alcuna ipotesi interpretativa, dal III secolo a.C. è forse possibile riconoscere nel complesso un luogo adibito a magazzino con annesso “laboratorio tessile” o comunque destinato allo svolgimento di attività artigianali.

Purtroppo lo scavo ha riportato alla luce soltanto il lato occidentale del complesso, mentre gli ambienti situati sul lato orientale sono appena leggibili poiché quasi del tutto sotto i palazzi del Villaggio Olimpico.
L’edificio è stato realizzato in opera quadrata di tufo e, come nel caso della villa romana dell’Auditorium, anche queste strutture sono state rasate tutte alla stessa quota, il che farebbe supporre, ancora una volta, che i muri fossero costituiti da uno zoccolo in muratura e da un alzato composto da materiale deperibile come legno e argilla pressata, o si potrebbe ipotizzare che dopo l’abbandono dell’edificio fu attuato un asporto intenzionale per recuperare il materiale da costruzione.

Gli ambienti erano a pianta quadrata o rettangolare, avevano pavimenti costituiti da piani battuti di tufo frantumato e si disponevano razionalmente intorno ad un ampio cortile interno, fornito di pozzi e vasche di lavorazione.
L’ingresso dell’edificio era situato sul lato settentrionale e si affacciava, oltre una sorta di disimpegno, su una strada glareata, un diverticolo di una strada più grande che conduceva verso Ponte Milvio.

Il lato occidentale del complesso era delimitato da un giardino, il lato est da un grosso muro di recinzione in opera’ quadrata, mentre ad ovest correva una maceria, forse un muro di confine tra due proprietà, realizzata a secco con scheggioni di tufo e calcare. La presenza di una grande quantità di contenitori per l’olio e per le derrate alimentari ha fatto identificare gli ambienti come horrea, cioè magazzini, ma contemporaneamente il ritrovamento di circa 200 pesi da telaio, la presenza di vasche dotate di un sistema di deduzione delle acque, ha fatto ipotizzare anche l’esistenza di un laboratorio tessile o di uno spazio destinato ad attività artigianali varie”.

Al di là delle ipotesi è interessante poter leggere una diversificazione nelle funzioni che si svolgevano all’interno dei singoli ambienti del complesso.

Nel II secolo a.C. la struttura subì delle lievi modifiche e piccoli restauri. Tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., ultimo periodo di vita dell’edificio, furono eseguiti ulteriori interventi come la realizzazione di un manufatto circolare nel quale si è voluto riconoscere, ipoteticamente, una fornace. L’edificio da questo momento in poi sarà progressivamente abbandonato e gradualmente coperto da imponenti riporti alluvionali.

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