Duilio Cambellotti

fl2-duilio_cambellotti_1908Duilio Cambellotti (1876-1960), romano, è stato un artista italiano di arti grafiche e di arti visive. E’ uno degli artisti più validi in Italia dell’Art Nouveau e l’esponente più famoso della schiera di artisti e nello stesso tempo artigiani che operano nella prima metà del Novecento. E’ stato illustratore di libri e riviste, incisore, xilografo, pittore, scenografo, architetto, decoratore, arredatore, designer, grafico, cartellonista pubblicitario, progettista di suppellettili, oggettistica e componenti d’arredo, scultore, ceramista e illustratore.

Duilio Cambellotti nasce a Roma da padre intagliatore e doratore, che per primo gli impartì gli insegnamenti e la passione per le arti applicate, terminati gli studi di ragioneria, si iscrive al corso triennale di “decorazione pittorica e disegno applicato alle industrie artistiche”, presso il Museo Artistico Industriale di Roma.  Uscito dalla scuola, Cambellotti inizia l’attività di grafico ed è tra i primi in Italia ad aderire alle idee di William Morris sulla necessità di ridare qualità all’artigianato.

Si iscrive all’Accademia di Belle Aarti di Roma, e tra il 1893 e il 1897 seguì alcuni corsi di cesellatura e incisione avendo come maestri Alessandro Morani e Raffaello Ojetti, e nel 1896, senza diplomarsi, vince il concorso per la realizzazione dei pali di sostegno delle tranvie romane.

Lasciata l’Accademia, inizia la sua attività artistica come designer e, in tale veste, progetta le famose “lampade di Cambellotti” in puro stile Liberty, specchi, cofanetti, cornici, spille per varie ditte francesi, tedesche, austriache e italiane.

Frequenta un gruppo di amici intellettuali tra i quali Giacomo Balla, Cesare Bazzani, Francesco Randone.

Nel 1905, inizia la sua collaborazione con il Teatro Stabile di Roma, disegnando costumi e scenografie: esperienza che si concluderà solo alla fine degli anni Quaranta, dopo una straordinaria serie di allestimenti per i teatri all’aperto di Ostia e di Taormina, per l’Opera di Roma e soprattutto per il Teatro Greco di Siracusa.

Non meno importante del legame con il teatro fu, per Cambellotti, quello per il mondo contadino e temi d’origine rurale (come la famosa spiga di grano) sono ricorrenti in tutto il suo percorso artistico. Insieme con Marcucci, il torinese Giovanni Cena, Giacomo Balla, la scrittrice Sibilla Aleramo e altri intellettuali romani, si impegna nella riqualificazione dell’agro Romano e delle paludi Pontine, fondando nel 1905, ai margini delle millenarie paludi, le prime scuole per i contadini. Lo stesso gruppo, in occasione dell’Esposizione Internazionale del 1911, organizza la Mostra delle Scuole dell’Agro Romano. A Latina, nel museo a lui dedicato, si trovano numerose opere di questo periodo a tematica rurale.

Sul fronte dei libri, Cambellotti cura l’illustrazione dei sillabari e dei manuali delle Scuole dell’Agro Romano e in seguito illustra la “Divina Commedia”, i “Fioretti di San Francesco” e di molte riviste, rra cui “La lettura”, la rivista mensile del Corriere della Sera.

Nel 1910 realizza il fregio ad affresco Villino Vitale in via dei Gracchi 291.

Nel 1912 con Cesare Picchiarini, Umberto Bottazzi e Vittorio Grassi (1878-1958), organizza la Prima Mostra della Vetrata, dove espose, tra le altre, la vetrata “I Guerrieri”, oggi esposto al Museo Boncompagni.

Nel 1914 realizza con Cesare Picchiarini “Le civette nella notte”, la prima delle dieci vetrate per la Casina delle Civette, tra le quali spiccano “Il Chiodo” (1915), “L’alba, il giorno, la notte” (1916), “Rondini” (1918).

Come architetto si dedica al progetto della casa delle famiglie contadine poi restaura e realizza alcune ville signorili, come Villa Carolina a Marino (1915).

Nel 1919 realizza delle decorazioni plastiche all’interno della Chiesa di Santa Maria Addolorata a piazza Buenos Aires.

Nel 1921, sempre con Picchiarini, Bottazzi e Grassi, organizza la Seconda Mostra della Vetrata dove presentò otto vetrate, tra cui “La fata”, “Le gazze” e “Le lucciole”.

Nel 1926 realizza le cancellate del complesso ICP Flaminio II di piazza Perin del Vaga dove va ad abitare. Se entrate nel portone del palazzo di piazza Perin del Vaga 4, nel cortile sulla destra c’è un grande glicine, quella era casa sua dove, fino a qualche anno fa vivevano i suoi discendenti.

Nel 1930 partecipa alla revisione del progetto di Villa Lina in via Paolo Frisi.

Nel 1931, insieme ad altri artisti, tra cui Paolo Paschetto, Cesare Picchiarini e Vittorio Grassi, fonda la S.A.C.A. (Società Anonima Cultori d’Arte).

Nei primi anni Trenta, inizia la collaborazione con il Laboratorio di Giulio Cesare Giuliani, che terminò nel 1957.

Dal 1931 al 1934 lavora alla sistemazione di sale del primo e secondo piano del palazzo dell’Acquedotto Pugliese a Bari (dove ora c’è un museo a lui dedicato). Disegna decorazioni parietali, pavimenti, vetrate, infissi lampadari, serramenti, tappeti, mobili, affiancando a paesaggi pugliesi a citazioni medievali e classiche, suggestioni decò ad atmosfere metafisiche, usando un proprio repertorio iconografico (rondine, cavallo, cuspide, spiga).

Nella Sala consigliare del Palazzo di Governo di Latina (allora Littoria) c’è una delle sue opere più significative: “La redenzione dell’ Agro Pontino” del 1934.

Muore a Roma nel 1960.

Bibliografia essenziale:

  • Rossana Bossaglia, CAMBELLOTTI, Duilio in Dizionario biografico degli italiani, XVII volume, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 1974. URL consultato il 26-09-2013.
  • Irene de Guttry, Maria Paola Maino e Gloria Raimondi, Duilio Cambellotti. Arredi e decorazioni, 2ª ed., Bari-Roma, Laterza Editore, 2000, ISBN 88-420-5927-7.
  • Giorgio Di Genova (a cura di), Generazione di maestri storici in Storia dell’arte italiana del ‘900. Per generazioni, Bologna, Bora, 1995, ISBN 88-85345-55-7.
  • Matteo Maglia, Cambellotti. Leggende romane (disegni e xilografie), Roma, Accademia Nazionale d’Arte Antica e Moderna, 2011.

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