Concorso nazionale di architettura per l’Esposizione

Nel 1911 a Roma fu organizzata l’Esposizione celebrativa del Cinquantenario dell’Unità d’Italia che venne articolata in due sezioni dedicate rispettivamente all’Esposizione etnografica e regionale e all’Esposizione internazionale di Belle Arti. Una terza sezione, l’Esposizione industriale del lavoro, si svolse a Torino.

Già nella redazione del nuovo Piano regolatore del 1909, Edmond Sanjust di Teulada aveva destinato la zona di Vigna Cartoni a Valle Giulia alla sezione artistica dell’Esposizione, utilizzando, tra l’altro, le indicazioni del concorso per il nuovo palazzo delle Belle Arti vinto da Cesare Bazzani.

L’area demaniale di Piazza d’Armi fu invece prescelta per l’Esposizione etnografica e regionale nell’ ambito della quale fu bandito un concorso nazionale di architettura per la costruzione di villini, case d’affitto e case popolari. Per ogni categoria, purché partecipassero almeno tre concorrenti, era previsto un premio.

Alle categorie A e B (villini e case d’affitto) fu assegnata un’ area di circa 5 ettari prospiciente il Tevere (compresa tra le attuali via Avezzana, via Menotti, viale Mazzini e lungotevere delle Armi) non lontana dal nuovo ponte Risorgimento (v. 6). Per la categoria C (case popolari) fu invece riservata un’area molto più defilata, adiacente alle attuali vie Andrea Doria e Teresio, nel quartiere Trionfale.

La partecipazione al concorso non fu molto nutrita e non tutti i lotti messi a disposizione furono utilizzati. Complessivamente furono costruiti 10 villini, 3 case d’affitto e 3 case popolari. Scarse furono le innovazioni tipologiche presentate dai concorrenti e anche le soluzioni architettoniche non si discostarono molto dall’eclettismo allora dominante. Importante fu comunque l’aver posto all’attenzione generale il problema della casa anche se la risposta testimoniò della carenza di ricerche sull’argomento.

Alcuni degli edifici costruiti (i villini Campos e Brasini, ad esempio) sono comunque progetti di buon livello e sono poi entrati a far parte del novero degli edifici più significativi di quel periodo. Tra i villini, il premio fu assegnato a quello progettato da Umberto Bottazzi e presentato dalla rivista «La Casa» che in quegli anni svolgeva un’importante funzione nel dibattito sull’abitazione moderna.

Degli edifici realizzati, alcuni sono stati successivamente demoliti. Oggi sono ancora visibili il villino Avenali (A. Zinnari) in via Montanelli 5; il villino Rossellini (U. Gennari e M. Saccomanni) a lungotevere delle Armi 24; il villino Brasini (G. Astorri) a lungotevere delle Armi 22; il villino Rosa (V. Bocca) in via Nicotera 20; il villino Campos (G.B. Milani) a lungotevere delle Armi 20. Tra le case d’affitto, quella dell’Istituto Romano Beni Stabili (G.B. Milani) in viale Mazzini 9-11 (ampliato nel 1913 su progetto di E. Pediconi) e quella della Cooperativa Case e Alloggi Impiegati in via Ciro Menotti 26 e 36. Le tre case popolari (anche esse dell’Istituto Romani Beni Stabili e della Cooperativa Case e Alloggi Impiegati) sono invece rispettivamente nell’isolato compreso tra via Giordano Bruno, via Tommaso Campanella, via Domenico Savonarola e via Bernardino Telesio, al n. 19-21 di via Domenico Savonarola e al n. 38 di via Andrea Doria.

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