Foro Italico

Il Foro Italico è un grande complesso dedicato allo sport e alla gioventù, realizzato negli anni Trenta con il nome di Foro Mussolini tra il Tevere e Monte Mario, al limite settentrionale del quartiere delle Vittorie.

quartiere delle VittorieMAPPA della Zona Flaminio 3 (da via Guido Reni a Ponte Milvio)

Il Foro Mussolini fu ideato alla fine degli anni venti come un grande complesso sportivo ed educativo, una vera e propria “città dello sport”. Dopo un intenso dibattito, fu scelto come luogo di insediamento del foro una vasta area, per buona parte di proprietà del demanio militare, compresa tra ponte Milvio, il corso del Tevere, Villa Madama e le pendici di Monte Mario.

La data di nascita del Foro può essere fissata il 5 febbraio 1928, giorno in cui si tenne solennemente la cerimonia della posa della prima pietra dell’Accademia di Educazione Fisica. L’edificio era stato progettato dal giovane architetto toscano Enrico Del Debbio su commissione dell’Opera Nazionale Balilla – l’organizzazione istituita due anni prima dal regime fascista “per l’assistenza e l’educazione fisica e morale della gioventù” – di cui era presidente il Ministro Renato Ricci.

Ragguardevole per il processo di affermazione dello stile moderno in architettura, l’edificio dell’Accademia rivela significativi influssi da parte del più o meno coevo classicismo nordico e in particolare svedese. Esso si articola in due corpi laterali simmetrici collegati da uno trasversale pensile, sotto il quale si aprono la vista e l’accesso al retrostante Stadio dei Marmi, tutto circondato dalle colossali statue di atleti, ciascuna offerta da una provincia italiana, così da costituire una specie di museo all’aperto della scultura italiana del primo ‘900.
Le sculture in marmo di Carrara si debbono, tra gli altri, ad artisti come Libero Andreotti, Eugenio Baroni, Silvio Canevari, Nicola D’Antino, Ercole Drei, Francesco Messina, Publio Morbiducci, Romano Romanelli e Attilio Selva.

Il complesso aveva, e in parte conserva tuttora, un singolare sapore sospeso e straniante, un accento metafisico che si ispira alle ambientazioni architettoniche prefigurate da Giorgio de Chirico nella fase più famosa della sua pittura, proprie di gran parte dell’architettura del novecento italiano ma che raggiungono qui una particolare pregnanza.

Alla sinistra dell’Accademia, in disposizione quasi simmetrica si colloca il duplice edificio delle Terme e dell’Accademia di Musica dell’ingegner Costantino Costantini (1937), anch’esso strutturato sul concetto di due corpi longitudinali paralleli, collegati da uno trasversale pensile.

Tra i due insiemi edilizi si inserisce il Grande Piazzale dell’Impero (arch. Luigi Moretti, 1937), tutto pavimentato a mosaici, con figurazioni nere su fondo bianco, in parte su cartoni di Gino Severini (gli altri artisti erano Angelo Canevari, Achille Capizzano, Giulio Rosso).
Collegato assialmente alla sponda sinistra del Tevere dal Ponte Duca Emanuele Filiberto d’Aosta (arch. Vincenzo Fasolo, ing. Martinelli, 1936), il Foro era marcato dal colossale monolite (ingegneri Costantino Costantini e Achille Pintonello, 1932), dalla Fontana della Sfera (architetti Mario Paniconi e Giulio Pediconi, 1934), infine dallo Stadio dei Cipressi (Enrico Del Debbio, 1932), poi Olimpico (architetti A. Frisa, Luigi Moretti, Achille Pintonello, 1938).

Il complesso è inoltre completato dallo Stadio del Tennis (ing. Costantino Costantini), dagli elegantissimi volumi razionali della Casa delle Armi (arch. Luigi Moretti, 1936), dalle due Foresterie (nord e sud; rispettivamente di Costantino Costantini, 1934 e Enrico Del Debbio, 1935), e dalla soprastante Colonia Elioterapica (arch. Enrico Del Debbio, 1933).

Nel corso della sua storia ultra settantennale, il Foro Italico ha subito molte integrazioni (in particolare il corpo dello Stadio del nuoto, realizzato in occasione delle Olimpiadi del 1960 su progetto degli architetti Annibale Vitellozzi ed Enrico Del Debbio in sostanziale rispetto dell’ideazione originaria) e soprattutto alterazioni, sia funzionali che strutturali.

La prima risale già all’anteguerra, allorché, nel comprensorio della Città dello Sport, si volle collocare il colossale Palazzo del Littorio (oggi sede del Ministero degli Esteri). Numerose le alterazioni apportate in occasione delle Olimpiadi; ma le manomissioni più pesanti risalgono ad un’epoca relativamente recente.

All’inizio degli anni ’80 la Casa delle Armi fu brutalmente quanto incongruamente trasformata in aula bunker per processi di alta sicurezza, e in occasione dei campionati di calcio del 1990 lo Stadio Olimpico venne ricostruito e dotato di un sistema di copertura, che ha pesantemente alterato la percezione delle pendici di Monte Mario e gli interi valori spaziali del Foro Italico.

Nonostante le manomissioni e un deplorevole stato di trascuratezza, il complesso si conferma non soltanto uno dei più significativi interventi architettonici del ‘900 a Roma, ma un insieme di strutture sportive efficienti, che hanno sopportato il maggior peso delle Olimpiadi del 1960 e dei Mondiali di calcio del 1990, e continuando ad ospitare regolarmente incontri di tennis e partite di calcio.

Fonte: “Istituto Luce – La Roma di Mussolini”

Immagini in rete:  https://www.romaierioggi.it/foro-mussolini-1939/https://www.romaierioggi.it/farnesina/,

Pagina ufficiale:  www.

Per approfondire:  Foro Italico e la damnatio memoriae di Sandro Bari

Nei dintorni:  Ponte Milvio,  Borghetto di via Prato Falcone di Marco Lodoli,

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