Francesco Cecchin

Da un articolo di Angelo Spaziano  del 2012: “Quella notte a piazza Vescovio. Cecchin, 33 anni senza giustizia”.
“Roma, quartiere Trieste, notte tra il 28 e il 29 maggio 1979. Piazza Vescovio è immersa nel buio e per strada non c’è più nessuno. Solo due persone … Sono lo studente del Fronte della Gioventù Francesco Cecchin e la sorella Maria Carla. A un certo punto una Fiat 850 bianca con quattro persone a bordo s’accosta al marciapiede. Poi la macchina si blocca e una voce dall’interno dell’abitacolo grida: «È lui, è lui, prendetelo!». Immediatamente due uomini scesi dall’auto si mettono a correre in direzione dei due giovani. Francesco intuisce il pericolo e rivolto alla sorella grida: «Va via, scappa, corri a chiamare aiuto!». E inizia a correre a perdifiato anche lui, con i due sconosciuti alle calcagna. Maria Carla sta anch’essa per lanciarsi, ma Francesco e gli inseguitori la superano in un baleno, scomparendo dietro l’angolo. S’ode uno schianto, un rumore sordo, e poi più nulla. La ragazza, terrorizzata, ha solo il fiato di gridare: «Francesco, Francesco… Aiuto!». Ma non c’è niente da fare. Francesco viene ritrovato esanime nel terrazzino sottostante via Montebuono, quattro metri e mezzo più in basso del marciapiede. Il diciassettenne è ancora vivo, ma privo di conoscenza. Nella mano destra stringe un pacchetto di sigarette, nella sinistra un mazzo di chiavi. Quella che sporge tra le nocche è piegata. Inoltre perde sangue dalla tempia e ha un’emorragia al naso.

Dopo diciassette giorni di coma profondo di Francesco rimane solo l’ennesimo necrologio pubblicato sul “Secolo d’Italia”. Per i giornali … il militante di destra era “inavvertitamente” caduto di sotto. Ma, obiettò qualcuno, se fosse precipitato da solo non avrebbe avuto l’occhio sinistro tumefatto, le labbra e il naso gonfi, un profondo taglio sul collo, uno squarcio sulla tempia, la milza spappolata e lividi dappertutto. E poi perché impugnava ancora il mazzo di chiavi e il pacchetto di sigarette? Come mai un ragazzo di diciassette anni che fa un salto di cinque metri non tenta neppure di attutire la caduta cercando di atterrare con le proprie gambe? Non è che è stato tramortito e gettato a peso morto nel vuoto? …

…ancora oggi, dopo trentatré anni suonati, per lo Stato Francesco Cecchin è stato vittima d’ignoti e della criminalità comune.”

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