Ghino Venturi

Ghino Venturi (Pisa, 1884 – 1970) è stato un architetto e urbanista italiano, attivo soprattutto a Roma e nella Livorno degli anni Venti e Trenta del Novecento, uno dei personaggi più significativi dell’architettura del ventennio fascista.  

Il suo linguaggio espressivo è impostato su una semplificazione dell’architettura del passato e si avvicina a quello di Marcello Piacentini, con il quale inizia a collaborare nell’Esposizione Universale di Roma del 1911. In particolare, nella Mostra regionale e etnografica da realizzare a piazza d’Armi, al di là del Tevere , Marcello Piacentini, non ancora trentenne, è incaricato della direzione artistica, mentre Ghino Venturi vince il concorso per la progettazione dell’ingresso principale alla Mostra. In questa opera, l’architetto si ispira alle architetture di Roma antica, realizza un arco trionfale a tre fornici espresso con un linguaggio eclettico e si impone sulla scena architettonica romana.

La collaborazione con Piacentini continua nel 1920 con la realizzazione del cinema-teatro Savoja a Firenze, all’interno dello storico Palazzo dello Strozzino e  nel 1921, quando, insieme a Arnaldo Foschini suo compagno di studi all’accademia romana di Belle Arti, progettano la sistemazione dell’area di Largo di Torre Argentina, a Roma. Nel 1923, fonda, insieme a Alberto Calza Bini e Vincenzo Fasolo, il Sindacato Fascista Architetti.

Negli anni Venti, l’architetto partecipa al Concorso per un nuovo Ponte sul Tevere per collegare il nuovo quartiere delle Vittorie (l’attuale Ponte Matteotti), Conquista inoltre il secondo premio del concorso per un serbatoio d’acqua a villa Umberto I, già Villa Borghese. Il Serbatoio di Villa Borghese sarà realizzato su progetto di Raffaele de Vico. Nel 1922 “il Chicago Tribune lancia un concorso internazionale per un edificio per suoi uffici sulla Nord Michigan Avenue ma gli architetti stranieri sono svantaggiati a causa del difficile accesso alle informazioni del bando. Tra i molti italiani esclusi perchè giunti in ritardo, vi sono gli architetti Marcello Piacentini e Ghino Venturi che avevano accolto con entusiasmo l’invito a creare il più bell’edificio di uffici del mondo e affrontano il tema del grattacielo con una certa ingenuità, elaborano una forma ibrida che intende salvare “la metropoli americana con un soffio d’aria d’Italia”.

Nel 1923 il Campidoglio, per iniziativa del governatore Cremonesi, istituisce una commissione per studiare un nuovo piano regolatore di Roma. Venturi partecipa alla commissione e a lui è affidato il nuovo assetto degli uffici capitolini. In questo lavoro Venturi ricompone e integra anche il Prospetto Barocco, cioè la facciata in travertino di Onorio Longhi, che si trovava all’ingresso della proprietà Altemps all’inizio della via Flaminia. A fine Ottocento l’ingresso è sacrificato per i lavori di ampliamento della via e il Prospetto viene smontata e conservata da Candido Valli, che lì ha appena costruito il suo palazzo. Fin dal 1908 Gustavo Giovannoni ne auspica la sua ricostruzione e finalmente Venturi ricostruisce la facciata nel prospetto del nuovo palazzo della Tesoreria comunale sul fianco destro del Palazzo Senatorio dove ancor oggi, seppur segnata dalle disavventure, è visibile.

Nel 1923  presenta il progetto di un edificio scolastico di grandi proporzioni, per la nuova scuola elementare invia Monte Zebio , l’attuale scuola “Ermenegildo Pistelli”. Nel 1924, realizza l’edificio in via Giuseppe Pisanelli (via Pasquale Stanislao Mancini, via Emanuele Gianturco) “non abbandona la decorazione di schietta tradizione toscana”, che viene continuamente rammentata nei portoni decorati con putti che reggono festoni colmi di frutta e sovrastati da chiavi d’arco trasmutate in mascheroni dalla doppia natura umana e ferina. Anche in questo edificio Venturi è particolarmente attento al trattamento plastico della parete muraria basamentale, che imita il bugnato rustico ispirato alla tradizione rinascimentale fiorentina e riproduce solchi che enfatizzano la superficie irregolare del paramento stesso. I frontoni finestrati che vivacizzano la soluzione del tetto e l’inserimento di bow-window che rompono la monotonia verticale dei prospetti, sono espliciti richiami alla tradizione architettonica d’Oltralpe. Da questa casa esce Giacomo Matteotti una mattina del 1924 per non farvi più ritorno.

Insieme a Enrico Del Debbio, Vincenzo Fasolo, Arnaldo Foschini, Giulio Magni, Marcello Piacentini, Venturi partecipa attivamente alle battaglie per la creazione di una scuola superiore di architettura di grado universitario. Il progetto avrà esito positivo con il nuovo ministro della Pubblica istruzione, Alfredo Baccelli. Ed è proprio Venturi che quattro ani dopo presenta le prime tesi di laurea. Tra i laureati ricordiamo Luigi Piccinato, Pietro Maria Favia e Amerigo Mattioli.

Venturi ha raggiunto un certo prestigio professionale e sistema il suo studio di architettura, tra via Napoleone III e via Gioberti, nel quartiere Esquilino, in un edificio, progettato nel 1926 da Vincenzo Fasolo, che rappresenta una reinterpretazione “romantica” dello stilismo tradizionale. L’architetto romano è tra i componenti del gruppo La Burbera, capeggiato da Giovannoni e Foschini, composto da Aschieri, Boni, Del Debbio, Fasolo, Giobbe, Limongelli, Nori che elabora un programma monumentale per la città di Roma che prevede massicci sventramenti.

Nel 1931 Venturi vince il concorso per la sistemazione totalitaria dell’isolato compreso fra le vie dei Maroniti, della Panetteria e del Tritone, resa necessaria dall’ampliamento di via del Tritone fra via Due Macelli e via della Panetteria. Sull’area del vecchio palazzo Bachetoni Vaccari, Venturi costruisce – nel 1932 il prospetto su via del Tritone è pressoché ultimato – un fabbricato, il palazzo dell’Istituto Nazionale Assicurazioni, “in cemento armato nelle sue strutture portanti, ed in muratura ordinaria per il resto. Tutta la zona bassa del fabbricato è in peperino di Viterbo mentre la parte al disopra è lavorata in pietra artificiale.

Negli anni Trenta Venturi sviluppa alcuni grandi progetti a Livorno, presso Pisa e Nuoro. Protetto dal gerarca livornese Costanzo Ciano, diventa architetto dell’Istituto Case Popolari di Livorno, disegnando alcune zone della città e intervenendo in altre. Sempre a Livorno, edifica il padiglione per la musica del belvedere noto all’epoca come Terrazza Ciano (inaugurato nel 1931, distrutto durante la guerra e ricostruito nel 1998). Prima dello scoppio della guerra innalza il Sacrario militare di Oslavia.

E’ attivo a Livorno anche nell’immediato dopoguerra.

Per approfondire: http://www.hevelius.it/webzine/leggi.php?codice=406

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