Mercatino della Moschea

… caffettani, profumi, ombretti e chador, mentre un po’ ovunque si rosolano grossi cilindri di carne da cui vengono affettati brandelli per farcire le pagnotte che tutti addentano con gusto.   

Qui si ritrovano mussulmani che provengono da tante nazioni diverse, sono olivastri e neri, bianchi e con gli occhi a mandorla, e tra loro contrattano, litigano e scherzano nell’unica lingua che tutti conoscono almeno un poco, cioè l’italiano, o addirittura un bizzarro romanaccio.

Qui si ascoltano storie avvincenti e s’impara molto: mentre si mercanteggia, si può di­scutere della situazione palestinese con un giovane profugo che ha tanta voglia di raccontare le ragioni del suo popolo, che ci mostra le foto di casa sua e giura di voler combattere solo per una pace giusta; oppure con un barbuto che vende copie del Corano e che, stringendo con affetto la sua piccola bambina, ci tiene a spiegare meglio qual è il vero ruolo delle donne nel­l’Islam. E così, mentre proviamo un buffo copricapo celeste con ricami dorati, continuiamo a parlare e a scambiarci pacche sulle spalle e sentiamo che queste persone non sono sconosciuti da temere, ma gente confusa nel mondo, gente di Roma.

di Marco Lodoli

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