Nel Cinquecento. Il contesto

In questa pagina è presentato il macro quadro, che caratterizza il Cinquecento a livello internazionale, italiano e romano.

Costantinopoli è caduta da non molti anni (1453). I Turchi, dopo aver preso Buda (1541), avanzano verso Vienna. Solimano il Grande (1520-1566) conquista Tripoli, Tunisi, Algeria, controllando così il mediterraneo, (la battaglia di Lepanto deve ancora essere combattuta). Genova e Venezia sono in grande difficoltà e anche le coste laziali sono esposte alla minaccia saracena.

Enrico VIII (1491-1547) con il pretesto di un divorzio ha avocato la se la guida religiosa dell’Inghilterra. Ma alla sua morte sale al trono Maria la Cattolica (o la Sanguinaria) (1514-1568) e l’occasione è ghiotta per Roma per recuperare il terreno perduto.

Anche in Germania ci sono grandi problemi, nel 1517 un prete tedesco affigge sulla porta della cattedrale di Magonza 95 tesi contro il papa e, alla richiesta di ritrattazione di papa Leone X, brucia pubblicamente la bolla papale. Il protestantesimo si diffonde rapidamente e i principi tedeschi colgono l’occasione per ribellarsi all’imperatore di Vienna, provocando una serie infinita di conflitti. Ma “l’eresia” si insinua anche nelle cattolicissime Spagna, Francia e Italia.

Enrico II di Francia (1519-1549) e Carlo V (1500-1558), Re di Spagna e Imperatore del Sacro Romano Impero d’Occidente (colui che diceva: “sulle mie terre non tramonta mai il sole”), si scontrano a livello continentale. Colombo ha appena scoperto l’America e i conquistadores spagnoli, attraverso feroci imprese di rapina, ricoprono la Spagna di oro e argento, incuranti delle proteste dei missionari cattolici.

In Italia settentrionale i principi italiani (Sforza, Gonzaga, Este, Malatesta) conquistano e perdono possedimenti senza tregua, sempre invocando l’aiuto dei potentati stranieri (che è facile far arrivare ma difficile mandar via). Firenze e Siena continuano ad essere impegnate in una guerra estenuante, Siena capitolerà nel 1555 e in Toscana arriveranno gli Spagnoli. Napoli è contesa tra spagnoli e francesi.

Il Pontefice romano conta molto nello scacchiere europeo ma deve barcamenarsi tra le grandi monarchie europee, principi italiani e potenti famiglie romane. E non sempre ci riesce, come nel 1527 quando i lanzichenecchi di Carlo V mettono a ferro e fuoco la città o qualche anno dopo, quando i Farnese dal loro munito Ducato di Castro minacciano la stessa Roma.

A Roma solo tre ponti permettono in passaggio all’altra sponda: il Ponte Santa Maria (oggi crollato e chiamato Ponte Rotto), i ponti dell’isola Tiberina e Ponte di Castello. Per fortuna Ponte Mollo, cioè Ponte Milvio, continua a stare in piedi. A Ostia è in funzione il grande porto romano di Traiano e ancora non è avvenuto lo spostamento naturale del corso del Tevere di circa un miglio che ne provocò l’interramento.

Nella città dei papi c’è un grande fermento artistico. Una schiera incredibile di personaggi lavora qui: Donato Bramante (1444-1514), Raffaello (1483-1520) che muore giovanissimo nel 1520, Baldassarre Peruzzi (1481-1536), Giuliano e Antonio da Sangallo (1484-1546), Sebastiano del Piombo (1485-1547), Michelangelo Buonarroti (1475-1564), Jacopo Sansovino (1486-1570), Jacopo Barozzi da Vignola (1507-1573), Giorgio Vasari (1511-1574), Bartolomeo Ammannati (1511-1592), Pirro Ligorio (1513-1583) il progettista del giardino dei mostri di Bomarzo e di Villa d’Este a Tivoli, Taddeo Zuccari (1529-1566).

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