Palazzina Reale. Approfondimento

La Palazzina Reale di Villa Savoia è nell’attuale Villa Ada, è sede dell’Ambasciata dell’Egitto ed è stata la residenza della famiglia di re Vittorio Emanuele III. Ci si accede dal cancello di via Salaria 267.

La Palazzina Reale di Villa Savoia è stata costruita a partire dai 1873, come indica la data posta sul soffitto dello scalone, e ultimata entro il 1875 con l’esecuzione delle finiture sui prospetti esterni e le decorazioni degli ambienti, escluse alcune opere di arredo quali paramenti, candelabri. porcellane, lampadari, completate negli anni 1877-78.

L’edificio è a pianta quadrangolare, con al centro un cortile coperto a vetri, ha due piani sul prospetto principale e su parte delle facciate laterali, mentre appare rialzato in due torrette laterali sul retro. La facciata principale ha un piccolo pronao con due coppie di colonne ed un coronamento ad attico dalle linee spezzate. Il prospetto nord dispone di un atrio dal quale. mediante una scenografica scalinata, si scende al giardino all’italiana.

Accanto alla Palazzina é la curiosa Torre neogotica con bifore e beccatelli, ideata da Emilio Richter per mascherare il serbatoio dell’acqua.

Dall’accurata relazione dei lavori di coloritura, verniciatura e decolorazioni e da numerosi documenti datati tra il 1872 e il 1879 relativi ai vari “stati” delle opere, corredati dalle note dei conti e dei costi. emergono molte informazioni utili per ricostruire l’originaria fisionomia dell’apparato decorativo degli ambienti, dei prospetti dell’edificio, nonché degli arredi. In un inventario dattiloscritto del 1933 che registra la consistenza del patrimonio artistico mobile di tutti gli edifici della villa, vengono indicati dettagliatamente suppellettili tappeti, quadri, mobilia della Palazzina, suddivisi per vani e per tipologia.

E’ possibile ricavare anche una suddivisione degli spazi e informazioni sull’utilizzo degli ambienti del “Palazzo Nuovo” (come era anche definita la Palazzina reale che comprendeva le seguenti indicazioni: “Salotto giallo attiguo alla Cappella”, “Antisala. della Cappella”, “Cappella Reale”, “Sagrestia”, “Salottino da Fumo”, “Salotto ad angolo”, “Gallerie delle porcellane”, “Grande Salone centrale”, “Salone del Cinematografo”, “Biblioteca”, “Salotto fra le due biblioteche”, “Salone della biblioteca”, “Appartamento ad angolo attiguo alla biblioteca”, nonché una serie di appartamenti contrassegnati con le lettere dell’alfabeto.

Molti arredi e suppellettili provenivano dalla proprietà reale di Racconigi e, come attestano i carteggi, il trasporto delle opere ebbe inizio nel 1919 per proseguire fino al 1922. In particolare i due quadri raffiguranti Emanuele Filiberto e Carlo Emanuele II ancora oggi collocati nella galleria del cortile, vennero richiesti personalmente da “S.M. la Regina”.

Nel dicembre 1872 l’ingegnere Guglielmo Castelnuovo, direttore dei lavori e già proprietario di una delle vigne acquistate nello stesso anno dal sovrano, firma e garantisce il dettagliato “Preventivo di spesa” per il “Palazzo Nuovo” e nel “Riepilogo delle Spese” sono descritti i lavori da farsi da parte delle specifiche maestranze: «Lavori di arte Muraria, di Falegnameria, di Fabbro ferraio, di vernici di Pittura, Opere di linimento di fabbrica, Lavori di Cristallo … per un totale di 360.432,52 lire …”. In data 13 gennaio 1875 la ditta dell’ingegnere Cornelio Meyer consegnò all’architetto capo dell’Ufficio Tecnico della Re al Casa Gennaro Petagna, supervisore di tutti i lavori, i nuovi fabbricati voluti dai Savoia: Nuovo Palazzo, Scuderie, Gazometro e Deposito dell’acqua, Tra gli architetti attivi nel cantiere compare il nome di Ferdinando Mozzanti, al quale venne commissionato, e pagato nei 1875, il disegno acquerellato di un secondo progetto della Palazzina “in conformità dei superiori ordini ricevuti”. La sua presenza in Villa è testimoniata anche nel 1876 per il disegno di un terzo prospetto di questa fabbrica.

L’attuale cortile interno era in origine una sorta di peristilio chiuso da un lucernario, descritto nei documenti come una “Marquise a porticato, con colonne di ferro fuse e travi di ferro a T il tutto coperto a cristallo”.Una bella statua in marmo raffigurante l’Aurora, (identificabile probabilmente con la scultura collocala oggi nei giardino retrostante il Palazzo), opera di Giovanni Bertoli, era posizionata “nel mezzo del cortile coperto” (1875).

Sono conservati ancor oggi le decorazioni in stucco e a rilevo dei prospetti esterni, come pure quelli dei soffitti di alcuni ambienti, mentre le pitture a tempera che rivestivano le pareti e i soffitti delle camere da letto, dei saloni, della camera da fumo e da biliardo, delle due gallerie simmetriche, sia al pianterreno che al primo primo della Palazzina, non sono più visibili, probabilmente perché ricoperto da vernici ai quarzo plastico o da parati in carta e tessuto, I motivi iconografici ricorrenti, in sintonia con il gusto storico del tempo, in origine scandivano l’orditura dei soffitti e inquadravano le pareti mediante fascioni, cornicette, rettangoli e trapezi con all’interno “mazzi di fiori a colori” e figure geometriche.

Nel quinto ambiente al piano terreno, che aggetta sul prospetto principale, il soffitto recava il nodo Savoia: mentre nel “Nono ambiente (al piano terreno) in angolo col prospetto a sinistra” vi erano decorazioni: geometriche a chiaroscuro e contornate da un cordoncino. Interessante è anche la descrizione della Cappella, sul prospetto posteriore, dove l’intradosso del soffitto risultava essere “scompartito” da n. 12 figure geometriche, con al centro la figura di Santa Rosa e l’emblema dello Spirito Santo”. Al primo piano, poi, le pitture appaiono più ricche e complesse: il quarto ambiente sul prospetto principale recava al centro del soffitto uno specchio di forma ottagonale con due putti alati e “chimere”: mentre nel soffitto del sesto ambiente presentava “un padiglione a finto drappo quattro Putti sullo stile Turco … il tutto su fondo ad aria con fiori … dei baldacchini”. Sul prospetto posteriore, in un vano oggi non più identificabile, il soffitto era decorato in “stile Pompeiano con fascia nera, figure geometriche, farfalle, putti, mascheroni e baccante al centro”.

Singolare è la descrizione della ‘Galleria” prospiciente il cortile, dove nel soffitto era presente una specchiatura con sfondo ad aria e all’interno una figura nuda avvolta in un panneggio, con lira e corona d’alloro, riquadrata da una fascia alla “Pompeiana”, Anche gli ambienti nelle due torri recavano decorazioni geometriche semplificate e quadretti con paesaggi e volatili. Le “opere di coloritura” delle cantine e delle terrazze consistevano in una semplice pittura a calce con pigmento colorato. A seguito di un recente restauro, sono emerse, in alcuni ambienti, tracce della decorazione a tempera originaria quali putti alati con ghirlande di fiori, fasce marcapiano geometriche e floreali.Confrontando poi, lo stato attuale degli arredi con l’inventario del 1933 risultano ancora in situ 4 i trofei di caccia lungo lo scalone monumentale, quadri e suppellettili in alcune stanze al piano terra e al primo piano.

Non si conoscono in dettaglio i nomi degli artisti che lavorarono all’apparato decorativo, ma sappiamo che a Cecrope Barilli (Parma 1839-1911) e a Davide Natali venne corrisposta, nel novembre 1875, la somma di 1400 lire a saldo di lavori eseguiti nella Villa tra i quali: una gloria con putti e un’adorazione nella cappella al pianterreno, due riquadri rettangolari rappresentanti l’Autunno e la Primavera nel soffitto della stanza centrale al primo piano e il rifacimento di due quadri ellittici raffiguranti la Guerra e la Pace. Sempre nello stesso anno Barili aveva realizzato “l’intera dipintura di figure ed ornati ,.. alle pareti del cortile coperto” e le decorazioni nella camera da bigliardo a: piano terreno “con sfondi di aria e gruppi di putti”. Questo artista, nel suo soggiorno romano (1870-78), divenne protagonista di un linguaggio artistico nazionale ispirato al realismo di Domenico Morelli e dei pittori che gravitavano nell’ambito dei Macchiaioli, La sua intensa attività pittorica, oltreché a Villa Ada Savoia, sì esplicò anche nei palazzi del Quirinale, dove dipinse il salone delle feste (1876), della Consulta, del Senato e del Ministero delle Finanze. È in quest’ambito che lavorò anche Davide Natali del quale purtroppo, a tutt’oggi, non si hanno notizie.

Testo liberamente tratto da Villa Ada Savoia, De Luca Editori d’Arte, di Emma Marconcini che ringraziamo.

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