Marcantonio Colonna

Marcantonio Colonna II (1535-1584) è figlio di Ascanio Colonna, duca di Paliano e fratello della poetessa Vittoria Colonna, e di Giovanna d’Aragona, nipote del re Ferdinando I di Napoli. Per diversi anni è il padrone dell’attuale Palazzo Borromeo, portato in dote da Anna Borromeo al figlio Fabrizio.

Nonostante fosse l’unico erede maschio, a diciotto anni è diseredato dal padre, sostenitore di una politica antispagnola, mentre lui è ostile al papato, e intraprende la carriera delle armi.

Arruolatosi nell’esercito spagnolo, si distingue, alle dipendenze del duca di Alba, nell’assedio di Siena, comandando uno squadrone di cavalleria. Sposa Felice Orsini. Partecipa all’attacco degli Spagnoli nel 1556 contro Roma e contro il papa Paolo IV, per riprendersi i beni di cui il padre lo aveva privato: ebbe, ventenne appena, il comando delle operazioni alla testa di tutte le soldatesche italiane, circa 8 mila uomini, essendosi ormai acquistata tale reputazione in guerra da venir considerato uno dei primi generali d’Italia.

Dopo circa un decennio riesce a tornare in possesso dei domini colonnesi, che perde ancora quando papa Paolo IV Carafa di antica e potente famiglia napoletana scatena una guerra al re di Spagna, re anche di Napoli. Marcantonio combatte con i spagnoli fino a quando l’arrivo dei Francesi e le vicende della guerra franco-spagnola nelle Fiandre impone la pace. Al termine della guerra, è nominato comandante della cavalleria spagnola e capitano generale dell’esercito, insignito del cavalierato dell’Ordine del Toson d’Oro ma non ciò che gli interessa di più, il ducato di Paliano.

Paolo IV lo aveva scomunicato ma, con la morte del pontefice Marcantonio fa atto d’obbedienza al nuovo papa Pio IV, offrendo i propri servigi alla Santa Sede. In pegno della riconciliazione che segna il definitivo ritorno di casa Colonna nell’ambito vaticano dopo quasi cinque secoli di lotte, suo figlio primogenito Fabrizio sposa nel 1562 la nipote del papa, Anna Borromeo, sorella di Carlo, futuro Santo, e Marcantonio, ritornato in possesso dei castelli e delle terre degli avi, può dedicarsi al suo passatempo preferito: la guerra. Decide di farsi marinaio e di combattere per mare. Acquista in proprio tre galee e si pone al servizio del viceré di Sicilia, partecipando a una spedizione in Algeria e poi ad altre missioni contro i barbareschi lungo le coste dell’Africa settentrionale.

Rientrato a Roma, il nuovo papa Pio V gli restituisce anche il feudo di Paliano, erigendolo per lui nel 1569 a principato. Ideatore e realizzatore della Lega cristiana contro i turchi, l’11 giugno dell’anno seguente Pio V lo nomina comandante in capo della flotta pontificia ed a lui consegna lo stendardo della Lega che doveva essere spiegato al momento della battaglia. Un labaro  che, sul fondo di damasco rosso, aveva dipinto il crocifisso tra gli apostoli Pietro a Paolo, con in alto il motto costantiniano: « In hoc signo vinces ». Le titubanze della Spagna e del Doria fecero fallire per il 1570 l’impresa; ma l’anno dopo, nominato don Giovanni d’Austria (figlio naturale di Carlo V) capitano generale della flotta alleata e, in sua assenza, luogotenente il Colonna, quest’ultimo riuscì ad ottenere la partecipazione attiva di Venezia ad allestire una flotta confederata e a mantenere l’accordo tra don Giovanni d’Austria e Sebastiano Venier, capitano dell’armata veneziana. Ebbe così gran parte nella preparazione dell’impresa di Lepanto. Poi, il 7 ottobre 1571, nel corso della battaglia decisiva della cristianità contro i turchi, Marcantonio sostiene ‑ come egli stesso scrive ‑ «il maggior impeto dell’armata nemica», catturando la nave capitana  dell’ammiraglio Alì Pascià e decretando infine la morte di quest’ultimo.

Nel corso di quella famosa battaglia navale c’è anche un marinaio spagnolo che sarebbe poi diventato celebre per altri meriti: Miguel de Cervantes, l’autore dell’immortale «Don Chisciotte della Mancia». Marcantonio Colonna inoltre è anche signore di Marino e nella cittadina laziale la battaglia di Lepanto viene ancora ricordata nella Sagra dell’Uva che, non a caso, si tiene ogni anno la prima domenica di ottobre.

Alla morte del papa, Marcantonio Colonna rientra in possesso dei suoi feudi e può rientrare a Roma anche grazie al matrimonio del figlio con la nipote del papa Pio IV (Storia di Palazzo Borromeo). Nel 1570 è nominato capitano generale della flotta pontificia da papa Pio V, mentre l’anno successivo Don Juan d’Austria lo nomina Capitano generale della flotta alleata nella guerra contro i musulmani.

Il 4 gennaio 1577 Filippo II di Spagna lo nomina Viceré di Sicilia dove perde la testa per una giovane nobildonna di quasi trent’anni più giovane di lui. Sia il suocero di Eufrosina che il marito perdono a vita in circostanze misteriose e le voci contro Marcantonio giungono fino alla corte spagnola dove, nel 1584, è richiamato. Ma a Madrid non arriverà mai. Muore a Medinaceli durante il viaggio, anche lui in circostanze misteriose. Aveva quarantanove anni. Riportato  in Italia è sepolto nella collegiata di Sant’Andrea a Paliano.

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