Palazzo Marina

Il Palazzo Marina del Ministero della Difesa sorge in piazza della Marina, tra lungotevere delle Navi e via Flaminia, tra via Domenico Alberto Azuni e via Gaetano Filangieri, ospita lo Stato Maggiore e gli uffici centrali della Marina Militare Italiana e fa parte del Ministero della Difesa.

Mappa Flaminio 1 (Zona da Porta del Popolo a Belle Arti)

Quando Roma diventa capitale d’Italia, una nuova febbre edilizia scoppia in tutta la città. I modelli edilizi di riferimento sono quelli nordici, soprattutto torinesi, improntati alla riproposizione di schemi neorinascimentali. Più raramente si insinua il gusto Liberty, che deve fare i conti con la tradizione romana, più classica e rigorosa. È su questo ultimo filone classicheggiante che si inserisce il pro­getto del Palazzo della Marina, per il quale viene scelta una posizione estremamente sce­nografica, con affaccio sul Tevere da una parte e sulle propaggini di Villa Borghese dall’altra, a due passi da piazza del Popolo.

Palazzo Marina è un imponente edificio ispirato al neo barocco o tardo eclettismo romano, opera tra le più significative dell’architetto Giulio Magni (Velletri 1859 – Roma 1930), nipote del Valadier, che lo ha “firmato incidendo il suo nome su una lastra di travertino a destra del portale sul lungotevere. Il progetto, iniziato nel 1912 e inaugurato nel 1928, attinge al repertorio Liberty romano con decisa impronta di “michelangiolismo eclettico” con assonanze proprie del “barocchetto”, con bugnato, finestre con timpani aggettanti, alte lesene, torri angolari, corpi centrali avanzati.

Il Palazzo si estende per un area trapezoidale di 31 mila mq di cui 11.500 coperti e 4.580 a cortili e giardini. Alto 28 e lungo 142 metri, ha 6 piani e sotto tetto in cui sono allocati circa 750 ambienti ufficio. Diceva Michele Vocino nel giorno dell’inaugurazione: “La Marina, bisogna pur dirlo a suo vanto, dovunque pone piede, a bordo o a terra, sa subito lasciare, come può, una certa impronta di signorilità e di eleganza.”

E’ un palazzo nato per celebrare la flotta italiana, pronta di lì a poco a dimostrare grandi doti negli scontri della prima guerra mondiale. Come spesso accade nelle occasioni ufficiali delle forze armate, anche nella decorazione del palazzo domina un certo spirito retorico, che spinge il governo italiano a scegliere i marmi più preziosi e le immagini più eroiche per motivare il proprio esercito in mare. L’intero palazzo. in questo modo, sembra il palcoscenico della storia e della vita della Marina Militare.

“… L’Amministrazione da me presieduta deve provvedere alla costruzione di un fabbricato per la sede dei suoi uffici centrali. Tale fabbricato, oltre che rispondere alle esigenze dei vari servizi di questa Amministrazione, dovrà anche soddisfare quelle dell’estetica in relazione alla specie degli uffici che vi si devono sistemare, ed in armonia agli importanti edifici pubblici della capitale.” Così scriveva nel 1911 l’allora Ministro della Marina al Consigliere per l’edilizia del Presidente del Consiglio di quell’epoca, Antonio Giolitti, per indirizzare la costruzione della nuova sede del Ministero della Marina Militare, dopo quella nel settecentesco convento di Sant’Agostino, in Via della Scrofa, espropriato nel 1871 dallo Stato Italiano.

A conferma di ciò, negli anni 30, il propileo d’ingresso anteriore, sul lungotevere, è arricchito dalle enormi ancore di due corazzate austriache, la “Viribus Unitis” e la “Tegethoff”. La prima affondata durante la prima guerra mondiale dai MAS italiani nella rada di Pola, il 1 novembre 1918. La seconda affondata alla fine della guerra dopo essere stata presa dagli italiani come preda di guerra, faceva ancora paura il nome dell’ammiraglio artefice della clamorosa e bruciante sconfitta italiana nella battaglia di Lissa del 20 luglio 1866 (nella terza guerra d’indipendenza), quando la flotta austro-veneta, formata in prevalenza da vascelli obsoleti, sbaragliò quella italiana, affondando due corazzate e causando la perdita di 640 uomini. Va ricordato che la flotta italiana contava un numero superiore di navi, per giunta di fattura moderna. Una, l’Affondatore, era stata costruita addirittura in Inghilterra e dotata di un rostro di otto metri. All’ammiraglio Tegetthoff viene anche attribuita una celebre frase di scherno nei confronti dei nemici: «Navi di legno comandate da uomini con la testa di ferro hanno sconfitto navi di ferro comandate da uomini con la testa di legno», con la quale voleva forse attribuire la responsabilità della sconfitta ai comandi italiani, in particolare a Carlo Pellion di Persano.

Sotto gli architravi delle finestre del primo piano leggiamo sei parole latine che esprimono i sentimenti dell’epoca: PATRIA, REX, VIRTVS, AVDACIA, VOLVNTAS, FIDES. Sul prospetto anteriore, in alto, si possono leggere i nomi di VENEZIA, ROMA e GENOVA, a testimoniare che le tradizioni delle repubbliche marinare italiane sono confluite nella Marina Militare.
Il prospetto posteriore, sulla Via Flaminia, è arricchito da un giardino all’italiana, nelle ore di ufficio invaso da auto e moto parcheggiate, recintato con un’artistica cancellata, opera della Società Ciangottini.

La retorica domina anche la decorazione interna. Basti pensare al dipinto sul soffitto del salone principale, la Sala dei marmi: «La nave di Roma nuovamente sospinta in mare dalle giovani energie della stirpe» che ricorda vagamente la Zattera della Medusa di Delacroix, con l’aggiunta delle aquile imperiali sul rostro. Lo realizza nel 1928 Antonio Calcagnadoro ed è forse l’opera più importante dell’artista che tra i suoi meriti può vantare di essere stato il maestro di Mario Mafai. Intorno alla sala, decorata con paraste ioniche dai capitelli dorati, gira un fregio con stucchi a finto bronzo ed emblemi marittimi. Nell’androne d’ingresso, forse la scoperta più curiosa: il Palazzo ospita un ricordo dei navigatori italiani più importanti della storia, raffigurati da statue e dipinti che ci restituiscono i volti di Cristoforo Colombo, Vettor Pisani, fino a Marcantonio Colonna (vedi la vicina Villa Borromeo) e ai veneziani Sebastiano Venier e Lazzaro Mocenigo.

Una chicca da non perdere è la Biblioteca Centrale della Marina Militare presente nel palazzo. Cinquantamila libri, la maggior parte dei quali a soggetto marinaro, in un particolarissimo contenitore da non perdere: dalle balaustre in ferro battuto dei ballatoi con il motivo ricorrente dell’ancora, alle maniglie forgiate in profili di cavallucci marini, dai velieri impressi nel cuoio delle sedie, ai vascelli modellati nell’ottone dei copri-termosifoni, fino ai delfini intagliati nel legno della base dei tavoli. I riferimenti al mare caratterizzano anche i tre monumentali lampadari in cui è reso omaggio, ricorrendo all’astrolabio, all’arte della navigazione, vanto della tradizione italiana.

L’impresa di costruzione del palazzo fu quella dell’ing. Perrucchetti (vedi Villa Perrucchetti).

Sulla sponda del fiume in corrispondenza a lungotevere delle Navi di fronte al palazzo, tra Ponte Matteotti e Ponte Risorgimento, sono stati costruiti gli argini ma, successivamente, l’area è stata lasciata intenzionalmente senza manutenzione affinché si ricreasse un ambiente naturale atto ad ospitare gli uccelli di passo. Negli anni passati questa area è stata un’oasi del WWF.

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