Itinerario naturalistico nel Parco dei Daini

Questa pagina descrive un itinerario naturalistico all’interno del Parco dei Daini di Villa Borghese.

I parchi e i giardini storici sono un insieme polimaterico in cui le componenti attingono all’architettura, alla scultura, alla botanica. Possono essere una composizione organica in cui le varie parti contribuiscono all’armonia e al funzionamento dell’insieme. “Per natura e per vocazione il giardino storico è un luogo tranquillo che favorisce il contatto, il silenzio e l’ascolto della natura’. (Art. 19 della Carta dei Giardini Storici di Firenze).

L’itinerario proposto si sviluppa attraverso il Parco dei Daini, originariamente il Secondo Recinto della Villa, giardino privato del Principe Borghese. Esso era caratterizzato da una piantagione di seicento o più lecci, posti a distanza regolare in modo da formare allineamenti sia nelle linee ortogonali rispetto al Casino Nobile sia sulle diagonali, tali da non precludere niente alla vista ad altezza d’uomo, lasciando libere le visuali in tutte le direzioni; da qui forse il nome di “Giardino delle Prospettive” attribuito a questa parte della Villa.

Il lecceto era di notevoli dimensioni (circa 180 x 260 metri) ed era delimitato verso est da una parete di verde compatto che partiva direttamente dal suolo; rimanevano liberi soltanto i varchi dei cinque viali: uno centrale e due laterali più larghi, gli altri due intermedi di dimensioni minori. Il muro di verde era costituito da un filare di cipressi cui si addossava un bosco di allori. Vicino al Palazzo vi erano due boschetti di lauri, la pianta romana per eccellenza scelta per i luoghi più nobili. Oggi il ‘Giardino delle Prospettive’ è chiamato Parco dei Daini per la presenza, fino ad un secolo fa di daini e gazzelle che insieme ad altri animali popolavano la riserva di caccia dei Borghese. Attualmente la visuale paesaggistica risulta modificata, soprattutto nell’area centrale, per la presenza del serbatoio dell’Acqua Marcia e del laghetto rustico, realizzati nei primi decenni di questo secolo, e per la scomparsa di numerosi esemplari di leccio.

La vegetazione predominante è costituita da leccio (Quercus ilex) e alloro (Laurus nobilis), tipici elementi della macchia mediterranea. In prossimità del laghetto vi è un esemplare di pioppo nero (Populus pigra) e una essenza esotica, l’eucalipto (Eucalyptus globulus) proveniente dall’Australia e tipico della Tasmania, da dove si è diffusa in Europa circa un secolo fa, adattandosi ai climi miti dei paesi mediterranei dove si è naturalizzato. Tra gli esemplari significativi spiccano le querce, in particolare la quercia rossa (Quercus rubra) che appartiene alla famiglia delle fagacee, originaria dell’America nord orientale, diffusa a scopo paesaggistico ornamentale per le caratteristiche foglie “frastagliate”. Inoltre arricchiscono il paesaggio esemplari di bagolaro (Celtis australis) appartenente alla famiglia delle ulmaceae e originario del bacino del mediterraneo e dell’Asia minore, pianta a larga diffusione ed impiego nei parchi cittadini, nel verde urbano e nelle alberature stradali per la longevità e la resistenza all’inquinamento. Alle spalle del serbatoio dell’Acqua Marcia sono presenti numerosi esemplari di pino domestico (Pinus pinea), cipresso comune (Cupressus sempervirens) e cedri (Cedrus atlantica) ed un’unica pianta di ulivo (Olea europea). Nel corso di un recente restauro (1999) sono stati eseguiti interventi sulla vegetazione, in particolare sono stati aggiunti esemplari di leccio ed eliminate alcune essenze vegetali (ciliegi ornamentali, ligustri).

Testo tratto da un saggio di Rosaria Adduci.

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