Normativa per gli interventi di tinteggiatura e verniciatura

La normativa del Piano di Tutela dell’immagine del Municipio II  deve essere seguita anche negli interventi di tinteggiatura degli edifici (pulitura, tinteggiatura, conservazione e restauro) per ottenere il corretto cromatismo delle facciate e proteggerne iI decoro originario nel rispetto della loro integrità morfologica.

1. Attuazione, tipi di intervento, iter procedurale
L’attuazione, i tipi di intervento e l’iter procedurale, saranno regolati da norme specifiche che predisporrà l’Ufficio Tecnico, che saranno comunicate dopo l’approvazione del Piano. Le norme comprenderanno probabilmente anche l’uso di moduli dedicati, simili ai modelli indicati con All. 1, All. 2, All. 3.
All. 1 – Domanda di autorizzazione alla tinteggiatura;
All. 2 – Verbale dei colori adottati;
AlI. 3 – Dichiarazione di Fine Lavori.
1.1. Classificazione degli edifici
Gli edifici costituenti il tessuto edilizio vengono suddivisi in due categorie, A e B; La categoria A viene suddivisa in due sottocategorie: Cat. A1 e Cat. A2.
Alla Cat. A1 appartengono gli edifici più antichi del Municipio, quelli storici monumentali, indicati nel vigente Piano Regolatore, quali edifici monumentali e/o di interesse architettonico.
Alla Cat. A2 appartengono gli edifici realizzati nel periodo eclettico e dopo il Piano Regolatore del 1911, caratterizzati da prospetti con caratteristiche morfologiche – anche stilizzate – del palazzo medioevale, rinascimentale o barocco: basamento e/o cantonali in bugnato, finestre e portali con cornici timpanare o arcuate e indicati anche nel vigente PRG, quali:
edifici siti all’interno dei tessuti di espansione rinascimentale e moderna preunitari:
edifici sui all’interno dei tessuti di ristrutturazione urbanistica otto- novecentesca:
edifici siti all’interno dei tessuti di espansione otto-novecentesca ad isolato;
-edifici siti all’interno dei tessuti di espansione otto-novecentesca a lottizzazione edilizia puntiforrne.
Alla Cat. B appartengono gli edifici più recenti del Municipio II, del periodo razionalista, moderno e contemporaneo indicati nel vigente Piano Regolatore, quali:
edifici siti all’interno dei tessuti di espansione novecentesca a fronti continue:
edifici siti all’interno dei tessuti di e pansione novecentesca a lottizzazione edilizia punriforme:
edifici siti allinterno dei tessuti di espansione novecentesca ad impianto moderno e unitario:
edifici recenti e nuovi interventi edilizi.
1.2. La Tavolozza dei colori
La Tavolozza dei colori individua le tonalità dei colori per gli edifici appartenenti alla Cat. A e per quelli appartenenti alla Cat. B, codificate (con il sistema Munsell e con il sistema ACC).
1.3. Tinteggiatura degli edifici appartenenti alla Cat. A
La regola base prescrive, per i fondi la scelta dei toni tradizionali romani, e per i risalti quelli della pietra.
Per i fondi il colore è quello del laterizio a cortina, vero o simulato; se è vero, il tono da conservare è quello che appare alla vista dopo l’opportuno trattamento di pulizia, spazzolatura e lavaggio con divieto assoluto di tinteggiarlo; se è simulato con stilature (cortina valadieriana), prima si devono ricostruire le parrti deteriorate delle stilature, ed il muro sarà poi rintineggiato mantenendo il tono originale.
Nel caso di ritrovamento di tracce certe di coloritura originale/tradizionale, mediante saggio stratigrafico, analisi chimica di laboratorio, o ricerca d’archivio, ci si deve attenere al colore rilevato; negli altri casi si deve scegliere un tono di colore compreso nelle famiglie cromatiche della Tavolozza dei Colori.
Per i risalti dell’ordine architettonico, il colore è quello della pietra, vera o simulata, nelle tonalità del travertino. del peperino e del tufo: qualora l’edificio presentasse il rivestimento in pietra a vista, si deve procedere con l’opportuno trarramento di pulizia.
1.4.Tinteggiatura degli edifici appartenenti alla Cat. B
Fatti salvi i casi in cui sia evidente il richiamo alle tipologie tradizionali, il tono cromatico può essere scelto liberamente tra tutti i toni compresi nella Tavolozza dei colori, ferme restando le esigenze di coordinamento cromatico con gli edifici dell’intorno. Per questa categoria sono stati individuate alcune altre tonalità, come il verde (solitamente realizzato con intonaco strollato), il rosa e il bianco, che non sono idonee per la Cat. A, dove il colore della tinteggiatura dei fondi deve sempre imitare quello del laterizio, nelle sue sfumature dal giallo chiaro al rosso vinaccia.
2. Criteri di intervento
2.1. Per gli edifici della Cat. A 1
Ribadita la preminenza dell’esercizio da parte della Sopraintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali, gli interventi sulle facciate devono essere volti alla conservazione degli intonaci e delle tinte originarie con procedure prevalentemente restaurative, individuando, auraverso analisi e stratigrafie, la presenza di colorazioni originali o comunque tradizionali ancora presenti sulle facciate e la natura dei materiali originali/tradizionali impiegati: in questi casi è prescritta la conservazione dei colori rinvenuti.
In assenza di indicazioni rinvenute in merito attraverso le fasi di analisi, la ricoloritura dei singoli edifici deve essere eseguita nel rispetto del Tavola dei Modelli cromatici e della Tavolozza dei colori.
2.2. Per gli edifici della Cat, Al e A2
In caso di ristrutturazione/restauro dell’intero edificio, per la facciata deve essere garantito il mantenimento degli elementi di finizione originari/tradizionali, e deve essere eseguita Ia rimozione/sostituzione degli elementi di contrasto non conformi ai modelli tradizionali. quali i rivestimenti incongui in legno o plastica, marmo vero o simulato, ecc. che alterano il disegno dell’ordine architettonico della facciata.
lnoltre, devono essere conservate e restaurate (con eventuale ripristino / reintegrazione) ove presenti, le decorazioni dipinte, (meridiane, targhe, affreschi) e le decorazioni architettoniche (fregi, cornici, stipiti, fasce marcapiano, basamenti rigati o bugnati ecc).
2.3. Per gli edifici della Cat. B
Gli interventi sulle facciate devono essere volti a garantire un corretto inserimento cromatico dell’edificio tinteggiato nel tessuto urbano ed ambientale del Municipio II.
Ogni nuovo intervento edilizio soggetto al rilascio della relativa concessione è condizionato all’approvazione preventiva di una specifica proposta cromatica; è possibile adottare tecniche e materiali moderni sempre nel rispetto dello specifico oggetto architettonico e del contesto ambientale di inserimento.
3. Trattamento delle facciate: colore della tinteggiatura e ripartizione del colore sui diversi elementi dell’apparato architettonico
Le opere di pulitura, tinteggiatura, conservazione e restauro della facciata non devono essere realizzate senza la preventiva autorizzazione comunale e devono essere eseguite econdo i criteri stabiliti dalla presente normativa.
Le tinte da apporre sulle pareti rnurarie devono essere scelte tra quelle della Tavolozza dei Colori del Piano.
3.1. Per gli edifici appartenenti alla Cat. A
La ripartizione del colore sui diversi elementi dell’apparato architettonico deve rispettare la Tavola dei modelli cromatici del piano; potrà riferirsi a modelli diversi solo se saranno presentati, allegati alla domanda per la ritinteggiorura, documenti storicamente probanti atti al ripristino dei caratteri cromatici originali, ossia l’elaborato originario del progettista, (illustrante i toni dei colori della tinteggiatura e gli apparati architettonici su cui apporre la medesima), presentata o a suo tempo al comune per ottenere la concessione edilizia.
Pertanto:
sulle parti dei fondi tra le finestre, in laterizio, vero o simulato. devono essere riproposti i toni del laterizio secondo i codici cromatici della Tavolozza dei colori per la cat. A.
sulle parti del telaio architettonico, segnalati in pietra, vera o simulata, – come fasce verticali e orizzontali colonne, paraste, lesene, bugnato, cornicioni, rnarcapiani, sottofinestre, decorazioni, cornici di finestre e di portali.ecc. – devono essere riproposti i toni della pietra naturale (travertino, peperino, ecc.) secondo i codici cromatici della Tavolozza dei colori per la Cat. A.
3.2. Per gli edifici appartenenti alla Cat. B
Il colore deve essere scelto tra tutti i toni della Tavolozza dei colori, con divieto di tinteggiare il Iaterizio, anche se a cortina, e qualsiasi altro materiale di
rivestimento, quali gres, ceramica, ecc.
Il tono del colore originario di intonaco strollato verde, ovc esistente, deve essere mantenuto.
Il colore dei sottobalconi deve essere uniforme per tutti i balconi dell’edificio, a meno che un elaborato del progetto originario accerti la volontà del progettista di apporre un colore diverso per i vari piani o per i diversi baIconi di un piano.
Il colore delle pareti rientranti dei loggiati (o dei terrazzi) del relativo estradosso del solaio del piano soprastante non deve differire da quello della facciata.
4. Prescrizioni particolari per Cat. A e Cat. B
4.1. Ai proprietari di immobili di entrambe le categorie è vietato:
rimaneggiare o verniciare pierre naturali (travertino, peperino, ecc.), marmi, pietre artificiali, elementi litocementizi, conglomerati cementizi decorativi, laterizi e tutte le parti dell’apparato architettonico destinate in origine a rimanere a vista;
occultare, cancellare, variare o compromettere le decorazioni dipinte e a graffito, trompe l’oeil, ceramiche musive, ecc.;
impiegare prodotti sintetici per tinteggiare gli intonaci;
eliminare e asportare, con cortinature e/o demolizioni totali degli intonaci, le decorazioni, le lapidi. ecc . presenti sui prospetti;
tinteggiare la facciata unitaria di un edificio con colori diversi, anche se di più proprietari o condomini (p.es. metà di uno stabile, muro di pertinenza di un negozio, ecc.);
rimuovere o modificare la tipologia degli elementi accessori delle facciate, sia i sistemi di chiusura ed oscuramento (infissi, persiane. ecc.). che di protezione (ringhiere, parapetti, cancelli e cancellate, inferriate, ecc.) aventi caratteristiche tradizionali;
asportare parte del bugnato basamentale per l’inserimento di vetrine o per denotare l’unicità di appartenenza dell’attività commerciale: è fatto obbligo. all’atto del restauro, di ripristinare il bugnato eventualmente asportato;
alterare o sostituire. negli edifici ecclettici (Cat. A) e anche in quelli eccellentì della Cat. B, le decorazioni in stucco, in pietra o altro e gli elementi decorarivi in ferro (cancelli. ringhiere, inferriate) e qualunque altro ornato qualificante lo stesso edificio.
4.2. Per i proprietari di immobili di entrambe le categorie è obbligatorio:
rimuovere dalle fronti degli edifici le deturpazioni urbane (graffiti, scritte con spray, ecc.), conservare adeguatamente (non asportare, non spostare o non modificare, senza la preventiva autorizzazione del Comune o nei casi previsti dalle disposizioni vigenti della Sovrintendenza ai monumenti) tutto quanto completi o costituisca la decorazione architettonica degli edifici, quali i frammenti antichi, le lapidi, gli stemmi, le mostre, i graffiti e qualsiasi altra opera ornamentale o dì interesse storico;
procedere in modo completo, nello stesso periodo temporale, e nel rispetto della tipologia del fabbricato, per tinteggiare la facciata unitaria di un edificio di più proprietari o condomini;
procedere alla pulizia delle parti lapidee, per facilitare la definizione delle scelte cromatiche degli intonaci e degli ordini architettonici realizzati in pietra simulata, prima di iniziare l’intervento di tinteggiatura degli intonaci: la pulitura deve tener conto, per l’individuazione delle tecniche e dei prodotti, dello stato di conservazione e delle caratteristiche dei materiali lapidei stessi;
mantenere, conservare e restaurare, tutte le finiture superficiali ad intonaco (lavorazioni ad affresco con varia finitura: finta pietra, finto travertino, rigature, striature, ecc.) quando originali o coerenti con l’edificio (siano esse a calce o a cemento), al fine di non alterare od occultare tecniche decorative della tradizione consolidate (soprattutto negli edifici della Cat. A2. legati al!’edilizia tra le due guerre);
trattare le zoccolature, i basamenti e le decorazioni costituite anche con bugne in malta e conglomerati litocerncnuzi (graniglie), come i materiali lapidei e quindi non tinteggiarle; qualora i trattamenti di pulizia non conferiscano un aspetto omogeneo si potranno applicare velature trasparenti non coprenti, del tono del materiale su cui si interviene:
trattare le parti aggettanti e gli elementi decorativi in stucco come oggetto di restauro specifico che sarà eseguito da personale specializzato e seguendo le indicazioni della Direzione dei Lavori: trattare eventuali trompe d’oeil o elementi decorativi pittorici, come oggetto di restauro specifico eseguito da personale specializzato;
razionalizzare o eliminare gli impianti e le componenti degli stessi, se inservibili o dismessi (telefoni, tv, energia elettrica, insegne e supporti, ecc.), seguendo le istruzioni impartite dalle aziende pubbliche o private responsabili, eliminando le eventuali canalizzazioni non più utilizzabili o antiestetiche;
realizzare la rimessa in ordine delle canalizzazioni strettamente necessarie di cui al punto precedente, previa opportuna ricerca degli ambiti di percorrenza verticali e orizzontali. Le singole antenne private, tradizionali e paraboliche, presenti sulle coperture devono essere eliminate e sostituite con un nuovo impianto ricevente centralizzato;
sostituire – se necessario – l’impianto di smaltimento delle acque meteoriche (canali di gronda e discendenti) impiegando nuovi elementi in rame;
sostituire – se possibile – i cassoni presenti sulle copertura, con un nuovo impianto idrico a pressione con adduzione direta da rete;
accantonare, lavare e successivamente rimontare gli elementi dell’attuale manto di copertura dei tetti degli edifici della Cat. A e di quelli eccellenti della Cat. B – coppi ed embrici non riutilizzabìli, rotti o estranei alla tradizione edile romana. devono essere integrati con i necessari nuovi elementi, che devono avere forma, dimensione e colore uguale a quella dei preesistenti e con questi devono essere attentamente mescolati;
trattare la facciata dell’edificio, dopo la pulitura e la rinteggiatura, per un altezza fino a tre meni, se tecnicamente compatibile, con materiali che rendano facilmente sportabili scritte vandaliche reaIizzate con vernici e spray.
4.3. Infissi, recinzioni. cancelli, inferriate, element.i accessori
4.3.1. Infissi
Per entrambe le categorie. gli infissi, le persiane, gli avvolgibili, e in genere tutti gli elementi di chiusura e di oscuramento devono essere verniciati secondo i toni crornatici codificati nella Tavolozza. Per le serrande avvolgibili in metallo ai piano terra dei fabbricati il tono del colore deve essere quello scelto per i sistemi di oscuramento delle finestre dei piani superiori, In particolare, per gli edifici di cui alla Cat. A, gli infissi e le persiane esterne, del tipo tradizionale, non devono essere modificati nella forma, nel colore e nella qualità dei materiali, ma devono essere accuratamente restaurati; quelli impropri (ad es.in allurninio anodizzato) devono essere eliminati od uniformati ai precedenti nella forma, nel colore e nella qualità dei materiali. In genere tutti i sistemi di chiusura e di oscuramento devono essere verniciati con vernice coprente di tipo oleo-sintetica o smalti all’acqua, scegliendo il colore tra quelli codifica ti nella Tavolozza per gli smalti per i legni.
4.3.2. Recinzioni
La recinzione che racchiude due o più fabbricati deve avere carattere unitario. Pertanto, se è in muratura, deve essere tinteggiata con una unica tonalità di colore, e se è in ferro, deve essere verniciata anch’essa con unica tonalità.
4.3.3. Cancelli e Portoni
l cancelli e i portoni degli edifici appartenenti alla Cat. A e quelli considerati “eccellenti’ del!a Cat. B devono essere conservati e mantenere il disegno e il materiale originario. I portoni di ingresso, se realizzati con essenze di legno pregiato o antico, potranno e sere mantenuti con la venatura a vista con effetto opaco tipo cera e tonalità scura; tutti gli altri devono essere trattati con vernice coprente di tipo oleo-sintetica o smalti all’acqua, scegliendo tra le tonalità codificate nella Tavolozza per i legni e uniformando il colore del portone con il colore dei sistemi di oscuramento.
4.3.4. Cancelli in ferro e ìnferriate
Per entrambe le categorie le opere in ferro devono essere verniciate secondo i toni per i ferri codificati nella Tavolozza dei colori.
4.3.5. Elementi accessori
L’installazione di campanelli e citofoni deve posizionarsi preferibilmente nella “spalla” interna del vano porta; essi devono essere realizzati in materiali consoni con la tipologia dell’ edificio.
4.3.6. Targhe
Le targhe indicanti arti, mestieri e professioni:
devono realizzarsi in ottone, con dimensioni massime pari a cm 20×30 con caratteri di altezza massima di cm 5:
devono essere collocare ad una altezza non inferiore a cm. 140 dal suolo, in maniera ordinata ed esteticamente in luogo idoneo. al fine di non nascondere, alterare o danneggiare gli elementi architettonici dell’edificio, e posizionate su appositi supporti per risultare distaccate per almeno 5 cm. dalla parete muraria;
se sono presenti altre targhe, le nuove devono uniformarsi alle preesistenti. Per l’installazione é necessaria una comunicazione in carta semplice allegando: il disegno in scala adeguata della targa e del relativo supporto, il consenso del condominio o del proprietario dell’immobile, 2 foto frontali nelle quali è indicato il luogo su cui si chiede di installare la targa, la dichiarazione di pubblicità e il documento attestante il pagamento dell’imposta.
5. Materiali, trattamenti e superfici
Le tecniche ed i materiali da impiegarsi negli interventi di manutenzione, conservazione e restauro delle superfici esterne degli edifici devono garantire il rispetto e la conservazione della cultura edilizia romana; i prodotti devono essere generalmente analoghi a quelli originali e/o tradizionali esistenti e con essi compatibili, applicati con tecnica tradizionale. Se non è possibi le ottenere prodotti con caratteristiche identiche, si deve ricorrere all’impiego di prodotti che soddisfino comunque le stesse prestazioni funzionali ed estetiche e di cui siano sperimentati i requisiti di compatibilità e durata.
5.1. Intonaci
5.1.1 Per gli edifici della Categoria A
L’intervento di manutenzione deve privilegiare la conservazione degli intonaci esistenti in malta di calce. Le integrazioni e/o il consolidamento degli intonaci si devono realizzare con interventi analoghi a quelli degli intonaci conservati. per cui è fatto divieto l’uso di cemento di ogni tipo e natura, in quanto non compatibile con le murature tradizionali. Pertanto gli intonaci da impiegare negli interventi di integrazione e/o consolidamento devono essere a base di calce naturale e di tipo deumidificante per le zone basamentali interessate da umidità di risalita. È inoltre da considerarsi obbligatorio l’utilizzo di calci stagionate e di elevata qualità per la realizzazione dì intonaci, intonachini di origine minerale naturale traspiranti. Gli inerti devono essere selezionati per il confezionamento di un intonaco traspirante, naturale e soprattutto compatibile con il supporto preesistente. Sono ammesse sabbie lavate silicee o carbonatiche, coccio pesto, polvere di marmo bianca o colorata e pozzolana, ed anche premiscelati sempre e solo a base di calce idraulica naturale di riconosciuta qualità.
Nel caso di sostituzione totale dell’intonaco, devono realizzarsi intonaci a finitura superficiale frattazzata fine o a stabilitura ed in grado di garantire e conservare la traspirabilità della muratura, Non sono in alcun caso ammessi intonaci plastici, né lisci né a rilievo.
Sono ammessi gli intonaci e intonachini colorati in massa a base di calce o di silicati purché rispondenti ai colori della Tavolozza di piano, ed a norma DIM 18363.
5.1.2. Per gli edifici della Categoria B
Gli intonaci da impiegare negli interventi di ristrutturazione. integrazione e consolidamento possono essere a base di cemento e lo sono quelli originali. Sono inoltre ammessi gli intonaci/intonachini colorati in massa a base di calce o di silicati o del tipo “strollato” a base di calce, se lo sono quelli originari (ad esempio per l’architettura razionalista) purché rispondenti ai colori della tavolozza.
5.2. Coloriture e tinteggiature murali
I prodotti per le tinteggiature murali normalmente in uso, sono sostanzialmente di due tipi: minerali naturali o sintetici.
Cicli minerali naturali a base di calce o a base di silicato di potassio a norma din 18363 con pigmenti idonei che consentano la composizione dei colori tradizionali;
Cicli sintetici (tinte a legante polimerico) con pigmenti artificiali (rivestimenti e pitture al quarzo, plastici, graffiati, granulati, ecc.).
5.2.1. Per gli edifici delle Categorie A e B
L’intervento di tinteggiatura/coloritura deve essere eseguito con pitture a ciclo minerale naturale, per quelli della Cat. B anche con l’impiego di intonachini di malta di calce colorata in massa con l’aggiunta di terre o polvere di marmo in quantità adeguata e secondo le ricette tradizionali consolidate o confezionati, sia a calce che ai silicati di potassio, di aspetto non uniforme, con effetti morbidi e patinati ed in grado di assicurare una buona traspirabilità del supporto. Inoltre, sempre per gli edifici della Cat. B, l’intervento di tinteggiatura/coloritura può essere eseguito con ciclo minerale naturale anche attraverso l utilizzo di prodotti “ponte” che consentano una corretta applicazione anche in presenza eli situazioni di supporto non ottimali, sono ammessi altresì cicli con pitture silossaniche purché di aspetto non uniforme, Con effetti morbidi e patinati (velature) .
5.3. Materiali lapidei e rivestimenti
Sulle opere in pietra, su tutti i rivestimenti in genere e su tutte quelle parti destinate in origine a rimanere a vista è vietata la tinteggiatura/coloritura. Sono da distinguersi i manufatti realizzati allo scopo di rimanere in vista rispetto a quelli destinati a ricevere l’intonaco (generalmente più grezzi e sbozzati propriamente per I’intonacatura). Per la loro pulizia sono ammesse le sottoelencate procedure, da concordarsi di volta in volta con il tecnico comunale, a seconda della natura del materiale:
idrolavaggio con utilizzo di detergenti chimici con neutralità/acidità adeguata al tipo di materiale lapìdeo,
impacchi (carta di cellulosa, ecc.) con agenti chimici con neutralità/acidità adeguata al tipo di materiale lapideo,
microsabbiatura con inerti di durezza inferiore e quindi compatibile con il supporto sul quale si interviene,
Sono vietate le comuni sabbiature/ idrosabbiature con idropulitrici ad alta pressione, in quanto dannose e demolitive dei supporti.
5.4.Le maestranze e i detergenti
Gli interventi di pulitura devono essere effettuati da maestranze specializzate che sappiano riconoscere la metodologia più idonea al tipo di materiale su cui si interviene. l detergenti utilizzati devono essere di provata qualità e garanzia per I’incolumità degli operatori e per la salvaguardia del materiale lapideo. Sono ammessi protettivi finali: è possibile applicare una protezione mediante impregnatura con prodotti a base silossanica (non siliconica) trasparenti, non ingiallenti e non formanti pellicole superficiali e soprattutto in grado di mantenere inalterate le caratteristiche eli traspirabilità del materiale,
In caso di ristrutturazione/restauro dell’intero edificio, devono essere eliminati dalla facciata tutti rivestimenti non conformi, con particolare riferimento al piano terra in corrispondenza dei negozi, ripristinando l’intonaco nei modi descritti.

Normativa per gli elementi dell’edificio che contribuiscono ad arricchire il decoro dell’ambiente

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