Piano Regolatore del 1909. Nel Municipio II

Questa pagina fornisce alcuni elementi relativi su come ha agito nel Municipio II il Piano Regolatore del 1909.

Fino al 1900 la periferia della città lambiva appena la stazione Termini ed il territorio della attuale Municipio era suddiviso in appezzamenti di terreno privati. Vigne e ville costituivano una sorta di “seconda casa” in campagna per aristocratici facoltosi, che si comportavano come proprietari terrieri benché cittadini.

A partire dal 1900 una discreta urbanizzazione comincia ad affacciarsi verso Corso d’Italia, mentre lungo la via Flaminia sono già sorti i primi edifici, inizio di una certa espansione edilizia. In quegli anni sono costruiti Ponte del Risorgimento e Ponte Regina Margherita. Lo sviluppo e l’espansione edilizia sono incoraggiati rispettando le previsioni del P.R.G. del 1883. Infatti, tra il 1870 ed il 1900 sono realizzati viale Regina Margherita, viale Liegi, via Po, via Alessandria e via Nizza che ricalcavano i confini di vecchie vigne patrizie e i tracciati o di antiche sentieri di campagna, i cosiddetti vicoli.

Nel 1909 è affidato all’Ingegnere del Genio Civile, Edmondo Sanjust di Teulada, la redazione di un piano che deve inserirsi in una complessa politica di incremento dell’istruzione, tutela dell’igiene, limitazione della speculazione edilizia e partecipazione sociale all’amministrazione. È un periodo di crisi edilizia, che in qualche modo si riesce a contenere incanalandola a favore dell’edilizia sociale.

È di questo periodo l’espediente del premio di fabbricazione: una partecipazione statale, sub-conditione di fabbricazione immediata (oggi lo chiameremmo mutuo prima casa). Sanjust di Teulada ha il merito di aver previsto l’espansione demografica calcolando per il 1934 una popolazione di un milione di abitanti, previsione che si rivela poi esatta. Stabilisce dei confini, che allora sembrano troppo vasti, circoscrivendo una zona di Kmq. 50, dove numerosi spazi vuoti consentono la creazione di nuovi quartieri. Il Piano approvato nel 1912, prevede tre diverse tipologie edilizie:

  1. Fabbricati di 24 metri di altezza, con corte interna verde, di tipo residenziale;
  2. Villini di 2 piani, con giardinetto prospicente, medio residenziale;
  3. Villini di lusso, con 1/20 dell’area adibito a verde.

Questo piano salva, fortunatamente, alcune ville non ancora costruite: Villa Borghese, Villa Chigi, Villa Savoia che non subiscono la sorte di Villa Ludovisi o dei vigneti trasformati in via Nazionale, Stazione Termini, piazza Vittorio.

Tra il 1909 ed il 1911 sono realizzate Piazza Pitagora, Piazza Ungheria, Piazza Fiume, Piazza Regina Margherita, mentre viale dei Monti Parioli e viale Maresciallo Pilsudski venivano a sovrapporsi agli antichi tracciati romani. Nel 1911, al quartiere Flaminio, è realizzato lo Stadio Nazionale. L’apertura del viale dei Martiri Fascisti, oggi denominato Viale Bruno Buozzi, permette il collegamento della zona edificata intorno a Piazza Pitagora e Piazza Ungheria con la Via Flaminia. Infine Tra la Via Nomentana e Corso Trieste, un’unica piazza costituisce il polo d’attrazione del nuovo quartiere: Piazza Istria. Per prime sorgono abitazioni lungo Corso Trieste, con edifici borghesi e palazzine interne, nascoste nel verde dei parchi. Poi si costruisce oltre piazza Istria, quando l’Immobiliare vende alcuni terreni dove deve nascere viale Eritrea. È così che i centri commerciali di piazza Istria e piazza Acilia si trovano a dover servire anche le nuove costruzioni lungo viale Eritrea.

Bibliografia essenziale: Tra il Tevere e l’Aniene. Il Girasole

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