Una piazza tranquilla

Una piazza tranquilla è un breve racconto tratto da Isole. Guida vagabonda di Roma di Marco Lodoli.

Un cerchio perfetto, dove i pensieri cattivi non riescono a seguirei, un incanto capace di respingere i malumori che ac­compagnano le nostre giornate come dobermann ringhianti: è piazza Caprera, un atollo nascosto alle rotte dei naviga tori più ansiosi. Forse è l’isola non trovata raccontata da Gozzano e can­tata da Guccini, e non a caso porta il nome dello scoglio dove Garibaldi, dopo tante peripezie, andò a riposare, a svanire lon­tano dal mondo.

Vi confido le coordinate, ma non troppo precise, perché chi la vuole la deve cercare, chi la cerca la deve volere: sta nasco­sta tra viale Gorizia e corso Trieste, tra la via Nomentana e piaz­za Trento, nell’angolo morto dello specchietto, tra un dubbio e un’esitazione. Mi ha sempre fatto pensare a quella piazza ro­mana di cui si favoleggiava nel Segno del comando, uno sce­neggiato che tanti anni fa fece epoca: li si narrava di una piaz­za misteriosa, di una fontana con delfini, forse vera, forse so­lo sognata.

Bisogna arrivarci quando il giorno comincia a essere stanco, verso le sette e mezza, le otto di sera. È circondata da villini degli anni Trenta, che sono abitati eppure stranamente silenziosi, come se la gente che li popola si muovesse in punta dei piedi, per non disturbare, per non svegliarsi. Per molti de­cenni al centro esatto della piazza c’era un altissimo lampio­ne che lasciava cadere nell’aria una luce fioca, parente più del buio che del sole.

Ora il lampione non c’è più, il suo posto è sta­to preso da una vasca circolare dove due moderne Naiadi mo­strano i loro corpi nudi e bizzarri. Il lampione dava al luogo un tocco metafisica, la fontana però aggiunge il fruscio dell’ acqua che scorre e ritorna.

Il punto migliore per godersi questa pace sospesa è di sicuro il baretto sotto il minuscolo porticato; ci pos­siamo sedere a uno dei quattro tavolini e aprire un libro di poe­sie: la penombra a poco a poco cancellerà le poche parole che leggeremo, mentre l’alcol di un Campari soda le mescolerà alle parole che abbiamo nella testa. Chiudiamo tranquillamente il libro, allunghiamo le gambe e i pensieri nuovi, riposiamoci. Un cane traversa la piazza, un bambino gioca con l’acqua della fon­tana, noi stiamo bene.

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