Tordi al Pincio

Tordi al Pincio è un breve racconto tratto da Isole. Guida vagabonda di Roma di Marco Lodoli che parla dei stormi di tordi che volano sul Pincio e su tutte le aree alberate di Roma (i lungoteveri, per esempio) tanto temuti dai romani per i ricordi poco piacevoli che lasciano su abiti e auto.

Gli abitanti di molte zone di Roma di certo hanno buonissime ragioni per detestare gli stormi insediati sugli alberi delle loro strade. Capita di vedere macchine parcheggiate completamente istoriate dagli escrementi degli uccelli, e immagino che certe tintorie si siano arricchite a forza di ripulire giacche e cappotti bersagliati. Punteggiato dal guano, l’asfalto presto diventa una pista da circo dove tanti involontari clown capitombolano rischiando fratture e zuccate.

Dunque non si può biasimare l’impegno con cui cittadini e autorità tentano di opporsi all’invasione dei pennuti, che in città trovano briciole a milioni e il conforto di caldi termosifoni e non vogliono tornare a patire in campagna.

Però è bello, certe mattine, dimenticare doveri e problemi e fermarsi ad ammirare quelle isole volanti in mezzo all’azzurro e alle nuvole del nostro cielo. Sembrano uno scherzo dell’aria, opere lievi e perfette con cui per un poco i volatili ci ripagano di ogni pesantezza terrena. È come guardare le onde o il fuoco,un teatro che non stanca mai: le linee si aprono a ventaglio, si richiudono, da un lato quell’ombra celeste s’avvalla, dall’altro s’impenna, e sono gorghi e velature, capriole e riccioli, e neanche per un attimo quell’immagine resta ferma e uguale. Sembra di poggiare l’occhio sul caleidoscopio che c’incantava da bambini: è una metamorfosi continua, qualcosa che eternamente si smernbra e si ricompone seguendo un ordine armonioso.

Quello che forse sanno in pochi, e che mi è stato garantito da un esperto del fenomeno, è che tali incantevoli evoluzioni non nascono dal capriccio o dalla giocosità degli uccelli. Se riuscissimo a osservare più da vicino, vedremmo nei pressi di quella giostra aerea il punto feroce di un falco pellegrino. Anche lui è sceso in città dalle colline, e non cerca un tocco di pane ma carne viva. Da solo si getta a caccia di qualche uccelletto, e allora gli stormi si difendono girando e rigirando nel cielo, ammassandosi e spandendosi secondo gli attacchi del rapace. Ogni bellezza, dunque, ha il dolore accanto, ogni opera d’arte è sempre una lotta contro la morte.

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