Storia di Porta del Popolo. 

Porta del Popolo era l’antica Porta Flaminia, la porta più settentrionale delle mura Aureliane, situata lungo l’antica via Flaminia.

Ancor prima che Aureliano vi costruisse le mura, qui passava la cinta daziaria, come testimoniava una grande iscrizione dei tempi di Marco Aurelio che si trovava presso la porta fino al secolo VIII, nella quale si stabilivano i pagamenti delle gabelle.

Per duemila anni è stata il principale ingresso in città per viaggiatori, mercanti, contadini e pellegrini che venivano da nord, lungo la via Romea (approssimativamente l’attuale Flaminia), la via Francigena (approssimativamente l’attuale Cassia) e la via Clodia (un’antica via etrusca tra la Cassia e l’Aurelia).

Tra coloro che entrarono da questa porta ricordiamo l’imperatore Costantino, vincitore di Massenzio nel 312 e diversi imperatori del Sacro Romano Impero, venuti a Roma a farsi incoronare o a incoronarsi. Da questa porta nel 1462, entrò il corteo papale che accompagnava il cardinal Bessarione che portava dalla Morea la più importante reliquia della cristianità: la testa dell’apostolo Andrea, scampata alla presa di Costantinopoli avvenuta pochi anni prima.

Nel 1655, entra a Roma, su un cocchio appositamente disegnato per lei da Gian Lorenzo Bernini (del quale divenne grande amica), Cristina di Svezia. Per l’occasione fu apposta una grande lapide sul lato interno della porta dove l’emblema di papa Alessandro VII Chigi (monti e stella) è cinto dai fasci di spighe dei Vasa, la casa regnante svedese. Da qui entra anche Vittorio Emanuele II Re d’Italia nella sua prima visita a Roma dopo il 20 settembre 1870.

Quando fu costruita da Aureliano era a due fornici, uno per ogni senso di marcia, come tutte le principali porte della nuova cinta muraria. Un secolo dopo, sotto l’imperatore Flavio Onorio, per facilitarne la difesa fu ridotta ad un fornice protetto da due torri rotonde.

Nel medioevo si chiamò Porta Flumentana in quanto in tempo di piena, le acque del Tevere, bloccate da ponte Milvio, si insinuavano su via Flaminia ed arrivavano alla porta, e Porta di San Valentino, dal fatto che uscivano da questa porta i pellegrinaggi diretti alla tomba del martire cristiano sull’attuale Viale Maresciallo Pilsudski. Il nome di Porta del Popolo le venne attribuito nel XV secolo per la vicinanza con la chiesa di Santa Maria del Popolo.

Papa Sisto V sostituì le torri rotonde con due bastioni quadrati. La struttura attuale della porta centrale risale al XVI secolo, quando papa Pio IV (1560-1565) affidò la realizzazione della facciata esterna a Michelangelo che però trasferì l’incarico a Nanni di Baccio Bigio che realizzò l’opera tra il 1562 e il 1565 ispirandosi all’arco di Tito. Le quattro colonne tuscaniche ai lati del fornice centrale provengono dalla basilica medioevale di San Pietro. Le statue di Pietro e Paolo furono scolpite in quegli anni ma oggi possiamo vedere solo delle copie in quanto gli originali sono state trasferiti a Palazzo Braschi.
Papa Alessandro VII, in occasione dell’arrivo a Roma della regina Cristina di Svezia nel 1655 la fa restaurare, pone all’interno la scritta augurale FELICI FAUSTOQUE INGRESSUI e pone al di sopra di tutto il suo stemma (monti e stella).
Nel 1879 infine il Comune di Roma, essendo venute a mancare le esigenze di difesa, e cresciuti i problemi generati dal traffico di carri e carrozze, demolisce i bastioni e apre i due fornici laterali. Nella demolizione emersero diversi frammenti di monumenti di età romana utilizzati come materiale edilizio nel Cinquecento (vedi Sepolture della via Flaminia) e l’esatta localizzazione della porta originaria.In quella occasione fu determinato l’esatto livello della strada romana: un metro e mezzo sotto l’attuale. Successivamente, per evitare alle persone di rischiare la vita tentando di passare insieme a carri e automobili in uno dei tre fornici della porta, fu aperto a destra nella caserma dei Carabinieri il passaggio pedonale.
In alto, sulla facciata esterna della porta, campeggiano tre grandi scritte. Quella al centro illustra i lavori fatti da Papa Pio IV nel Cinquecento per ingrandire e rinnovare la porta. Le scritte a sinistra e a destra ricordano l’apertura dei due fornici laterali fatta dagli “italiani” dopo la presa della città.
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Nei dintorni: l’Abbeveratoio di Porta Flaminia.
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