Porta Salaria

sa1-porta-salaria-lato-interno-1900Porta Salaria era la porta nelle Mura Aureliane da cui usciva via Salaria Nova ed è l’unica porta delle Mura Aureliane oggi non più al suo posto. C’è invece un “disastroso taglio” effettuato per favorire la circolazione tra la diritta via Piave, che ricalca il percorso della via Salaria che proveniva dalla porta Collina, e l’attuale via Salaria.

La porta, gravemente danneggiata dai cannoneggiamenti del settembre 1870, è demolita pochi mesi dopo. Ricostruita nel 1873 su disegno di Virginio Vespignani, è definitivamente demolita nel 1921 per motivi di viabilità. Al suo posto nasce piazza Fiume, dove il disegno dell’antica porta romana è disegnata nell’asfalto con cubetti di porfido e una lapide.

sa1-porta-salaria-detta-collina-incisione-di-giuseppe-vasiNei disegni e nelle vecchie fotografie, la porta appare ad un unico fornice con due torri semicilindriche, di cui quella orientale più piccola dell’altra. E’ la tipica porta di Aureliano restaurata da Onorio.

Dalla demolizione della torre orientale di Porta Salaria nel 1871 sono venuti alla luce due monumenti sepolcrali inglobati nella costruzione è che precedentemente facevano parte del vasto Sepolcreto Salario, uno dei più vasti dell’immediato suburbio romano. Il primo, databile alla fine del I secolo a.C., è formato da un ambiente quadrangolare con muratura in blocchi di tufo ornata da lesene e da una cornice e non è stato identificato mentre il secondo è la tomba di Sulpicio Massimo, oggi collocati all’incrocio tra via Piave e via Sulpicio Massimo all’interno delle mura accanto ai resti di un edificio quattrocentesco, che faceva parte di Villa Bonaparte.

Dalla demolizione della torre occidentale di Porta Salaria vengono alla luce diversi blocchi di travertino appartenuti alla cosiddetta tomba Cornelia, con una parte dell’iscrizione funebre incisa a grandi lettere: “Figlia di Lucio Scipione e moglie di Vatieno”, oggi collocata pochi metri ad ovest di piazza Fiume (verso il Muro Torto), presso i resti di un altro sepolcro a tumulo circolare con rivestimento marmoreo, a basamento quadrangolare di travertino e coronamento con rilievi di bucrani, databile alla fine del I secolo a.C. .

Le mura in questo tratto, tra Porta Salaria e Porta Pia, sono a galleria coperta e soprastante cammino di ronda scoperto. Vicino al varco della vecchia porta si trova la latrina pensile sulle mura, unica rimasta di diversi esemplari una volta esistenti.  Piegando a destra, su Via Sulpicio Massimo, tra torri  mal conservate, si trova il monumento commemorativo della breccia di Porta Pia.

La Porta Salaria era detta di San Silvestro in quanto, nella tradizione dei pellegrinaggi cristiani, era rivolta alla basilica di San Silvestro, soprastante le Catacombe di Priscilla  nella zona del Monte delle Gioie. Grazie al tradimento di alcuni romani, da questa porta entrano a Roma i Visigoti di Alarico nel 410 e dai vicini Horti Sallustiani inizia il saccheggio della Città.

Oltre la Porta Salaria, è superfluo dirlo, si estendevano ville, vigne, orti costellati di ruderi di tombe del vastissimo sepolcreto Salario. L’espansione edilizia nei primi anni del Novecento spazza via tutto senza riguardi, come tracce della situazione di allora rimangono Villa Borghese e villa Albani. Oggi l’iniziale vocazione residenziale si è ormai persa e il quartiere è pieno di uffici e studi professionali.

Piazza Fiume si caratterizza per il Palazzo della Rinascente. Al di sotto, nei sottopassaggi oggi chiusi si trovano i resti di una una sostruzione della Salaria che qui superava la valletta che scendeva a destra (Via Nizza, via Dalmazia, vicolo della Fontana). A sinistra Corso d’Italia  con i sottovia degli anni ’60 e la Chiesa di Santa Teresa (Casa Generalizia dei Carmelitani Scalzi) che custodisce importanti resti del Sepolcreto Salario. La necropoli infatti si estendeva fino a via Pinciana ed era composta da sepolcri pagani e cristiani, ipogei e catacombe. La densa urbanizzazione non lascia immaginare nulla: anche questo quartiere tanto vitale in superficie per la presenza di uffici ed esercizi commerciali affonda le sue radici nella città dei morti.

Merita di ricordare, prima di arrivare alla chiesa di Santa Teresa, che nel giardino di villa Calderai, alle spalle del giornalaio è stato attivo per lungo tempo la gelateria Fazi, un luogo di piacevoli incontri con tavolini, poco disturbati dal traffico circostante, inseriti in una atmosfera primo novecento.

Nei dintorni: Porta Pia, Villa Capizzucchi, via Alessandria,

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