Pozzo di San Patrizio

Il Pozzo di San Patrizio era un’antica osteria che si trovava all’altezza del civico 133 di via Nomentana.

MAPPA della Zona Salario 1 (da corso d’Italia a via Savoia)   

Usciti da Porta Pia, troviamo, in un breve slargo, l’ingresso della celebre Villa Patrizi a destra, e a sinistra quella che nel Settecento è stata Villa Capizucchi, già lottizzata ed in parte edificata, come le altre antiche ville sulla sinistra della strada, fino al vicolo della Fontana. Esse, divenute tutte di proprietà di Alessandro Torlonia, in un breve arco di tempo che va dal 1845 al 1870, erano state vendute dopo che il Piano Regolatore del 1883 aveva previsto la totale edificazione della zona.

Giunti in via Nomentana 133 ci fermiamo davanti al cancello del grande complesso che occupa tutto l’isolato tra via Cagliari, via Alessandria e via Emilia. In quel punto, sul marciapiedi, nel 1900 ci sarenmmo trovati nella vigna dei Lancellotti dove, sul fronte della strada di allora, c’era  un complesso di  costruzioni con al centro di il casino padronale dei Lancellotti sormontato da una torre pseudomedievale (visibile in antiche fotografie della zona).

In quel complesso, fino ai primi dell’Ottocento, c’è un’osteria con una capace grotta per i vini e vi abitava l’oste con la famiglia, come è documentato nell’atto di vendita della vigna al Cardinale Falzacappa. Nel 1841,  la proprietà diventa Villa Lomellini. Il nuovo proprietario, conte Cesare Lomellini di Pinerolo colonnello della Regia armata Sarda, la rivende dopo pochi anni al principe Torlonia i cui eredi cedono alla Banca Tiberina gran parte del parco, tenendo la proprietà degli edifici sulla strada. In questi passaggi di proprietà non vi è traccia dell’antica osteria ma proprio qui, nel 1889, Giovanni Scagnetti apre una trattoria, il Pozzo di San Patrizio, la cui denominazione forse deriva da un pozzo di età romana con relativa galleria che esisteva nelle vicinanze (come successivamente evidenziato negli sterri del 1925 eseguiti per conto della Cooperativa tra ferrovieri Porta Pia per costruire il complesso di edifici in via Nomentana 133).

Il ristorante Pozzo di San Patrizio in una foto del 1910 di Pietro Poncini. Sulla sinistra l’ingresso e la sala di posa dello stabilimento fotografico Golluccio, meglio visibile nell’altra foto coeva citata nel testo (Roma – Biblioteca Nazionale Centrale – fondo Ceccarius)

Intestazione di un conto della Trattoria Scagnetti, del 1897 (da Strenna dei Romanisti 1944) e annunzi speciali della Guida Monaci: 1884 (Mangani), 1904 (Brianti già Quattrocchi), 1892 (Panà); 1897 (al Montenegro, già Panà); 1915 (Batteria Nomentana) un locale attrezzato, con Palestra ginnastica tiro a segno ed orchestra, illuminato a gas acetilene e frequentato fin dopo le due del mattino.

Il Pozzo di San Patrizio, con le sue pergole, i suoi chioschi di verde e le sue verande assolate che prospettavano sulla collinetta sul retro, verso la costruenda via Alessandria, in pochi anni diventa ritrovo di buongustai e della migliore società di Roma, come attesta Adolfo Giaquinto, poeta e gastronomo, in un raro libretto di poesie del 1896 “Li fanatichi pè l’Acqua Santa” ricordato da Jannattoni. Le particolari attrattive della trattoria Scagnetti rivivono anche nel ricordo nostalgico di Enrico Tadolini fissato in poche pagine della Strenna dei Romanisti del 1944. Il gestore è d’altro canto un imprenditore di moderne vedute che in quegli stessi anni dirige anche il Caffè concerto al Diocleziano in piazza delle Terme 12, uno dei locali che vede il debutto della giovanissima Lina Cavalieri. A fine Ottocento, Giovanni Scagnetti cede la gestione del ristorante a Giacomo Grandis per aprire poco dopo un altro caffè concerto, il Giardino Margherita all’angolo tra via XX Settembre e via Castelfidardo. Ma il Pozzo di San Patrizio continua ad acquistare notorietà e, nel 1904, nelle sue sale  una decina di artisti amanti dei paesaggi creano il gruppo dei XXV della Campagna romana. Segretario dell’associazione è Onorato Carlandi e rapidamente si aggiungono altri soci tra i quali Cesare Pascarella (per approfondire: www.specchioromano.it/fondamentali/Lespigolature/2011/GIUGNO/I%20XXV%20della%20Campagna%20Romana,%20tra%20tavolozze%20e%20buona%20cucina.htm).

Nel 1904 via Nomentana deve essere allargata e i fabbricati eccedenti il nuovo allineamento sono espropriati per essere demoliti. Il Pozzo di San Patrizio si sposta sul nuovo confine, affacciandosi sull’ampio parco retrostante pieno di pini, come lo vede Hans Barth. Ma questa sistemazione dura pochi anni. La Società Generale Immobiliare deve costruire i suoi palazzoni  e la sorte dell’antica trattoria Scagnetti è segnata. Ma la piccola altura tra via Nomentana e via Alessandria davanti alla nuova trattoria ha un importante valore storico. E’ infatti il luogo da dove il 20 settembre 1870 è stato sparato il primo colpo di cannone verso le mura di Roma e tale ricordo risorgimentale, unito alla bellezza dei pini presenti, induce la Commissione edilizia a imporre alla Cooperativa Porta Pia, la conservazione di quegli alberi, nonché la realizzazione di ampie aperture per renderli visibili dall’esterno. Il ristorante cessa di esistere nel 1922 e il suo ultimo gestore, Pietro Baracchini, ne perpetua il nome in un nuovo locale aperto, per pochi anni, in piazza in Lucina. Pozzo di San Patrizio è intanto diventato un toponimo e il terreno con il nuovo grande complesso edilizio conserva a lungo quel nome.

Dall’altra parte della strada, di fronte al Pozzo di San Patrizio, in un luogo non più individuabile in modo preciso, c’è una pizzeria napoletana, la bella Napoli.

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