Raffaele De Vico

Raffaele de Vico è l’architetto che più ha segnato il verde pubblico di Roma dai primi anni del Novecento fino all’inizio degli anni Sessanta, progettando e realizzando una parte consistente dei parchi e dei giardini pubblici della capitale.  

De Vico, che suo nipote, l’architetto Massimo de Vico Fallani, ha definito in una monografia dedicata al nonno, il “giardiniere di Roma”, è stato il protagonista assoluto del patrimonio di aree a verde che ancora oggi caratterizza la città. La sua attenzione fu diretta non solo agli aspetti paesaggistici e urbanistici della pianificazione degli spazi aperti ma anche alle esigenze dettate dal contesto in cui esse vennero commissionate. Dalle sue opere emerge l’evoluzione delle funzioni del verde pubblico, finalizzato non solo a soddisfare le esigenze ricreative della popolazione ma anche a dotare la città di luoghi celebrativi, commemorativi e simbolici o ad accompagnare i grandi progetti di sviluppo edilizio che segnano le trasformazioni di vaste zone della città, sia nel centro storico che nelle aree di espansione periferica.

Nato a Penne, in Abruzzo, nel 1881, Raffaele de Vico, pur continuando a svolgere la libera professione e a insegnare architettura all’Accademia di Belle Arti, diventa consulente artistico del Comune di Roma nel 1924, l’anno in cui la vecchia Azienda dei giardini viene annessa all’Amministrazione capitolina. Il nuovo ufficio porta il nome di “Servizio dei giardini, delle ville e delle passeggiate comunali”. Nella seconda metà degli anni Venti il Servizio giardini ha in carico 5 aree verdi, ognuna delle quali è affidata ad un “ispettore capo zona” che deve avere una laurea in agraria o, come de Vico, essere perito agronomo specializzato in Ortofrutticoltura e Giardinaggio. Nel verbale di Deliberazione del Regio Commissario che ha per oggetto l’incarico di consulenza a de Vico si legge: “Premesso che l’Amministrazione comunale ha sempre rivolto le sue più assidue cure al problema quanto mai delicato e importante dei giardini e delle passeggiate pubbliche della nostra città, in cui le superbe vestigia del passato attestano come più elette menti di artisti abbiano dedicato i loro migliori studi e le più feconde energie all’abbellimento delle ville, dei giardini e dei parchi che sono vanto per Roma, …“.

Dotato di grande competenza tecnica ma anche di indiscutibili doti artistiche che lo pongono tra i creatori di maggior rilievo dell’immagine pubblica di Roma, De Vico si ispira ai principi dell’ambientismo, ovvero a quel modo di intendere la progettazione della città che invita a considerare il contesto nel quale si intendono immettere nuove strutture e nuovi spazi. Anche la scelta delle specie vegetali e delle essenze, secondo questo orientamento, deve rispettare e adeguarsi ai luoghi e derivare pertanto dallo studio delle tradizioni e delle testimonianze delle epoche passate.

I suoi progetti non riguardarono solo la sistemazione delle aree a verde ma anche le opere che De Vico realizza in qualità di architetto tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta: dal Parco del Colle Oppio al Teatro romano restaurato di Ostia Antica, dalle Esedre arboree di piazza Venezia al Serbatoio idrico di via Eleniana, dal Giardino del Museo Mussolini (oggi Giardino Caffarelli dei Musei Capitolini) alla Fontana-Giardino di piazza Mazzini, dal Serbatoio dell’Acqua Marcia di Villa Umberto (al Parco dei Daini) al Parco della Rimembranza a Villa Glori dedicato alla memoria dei Fratelli Cairoli e dei caduti romani della Prima Guerra mondiale e al Monumento Ossario ai Caduti della Grande Guerra al Verano, dall’Accademia di Belle Arti a Valle Giulia al Parco di Monte Mario.

De Vico realizza inoltre la sistemazione delle aree verdi di viale Mazzini, l’ampliamento del Giardino Zoologico, il Parco Centrale e la Grande Cascata dell’EUR, il Giardino di Santa Sabina (detto degli Aranci), Parco degli Scipioni, tra via di Porta San Sebastiano e via di porta Latina, l’allestimento di Villa Paganini, il ripristino del semenzaio di San Sisto Vecchio, sede dell’ufficio comunale per le aree verdi e grande vivaio di piante ornamentali.

Lavora anche per alcuni committenti privati: suoi sono i giardini di Villa Igliori a Ronciglione (Viterbo), Villa Acerbo a Caprara d’Abruzzo presso Chieti, Villa Alfano sull’Appia Antica a Roma, il giardino della villa di Umberto Palazzetti a Roma, Villa Cecilia Pia sull’Appia Pignatelli a Roma e progetta il Giardino romano al Valentino realizzato dalla città di Roma in occasione della grande Esposizione Internazionale di Torino del 1928.

De Vico muore a Roma nel 1969, lasciando un patrimonio che oggi mostra evidenti condizioni di degrado, sia dal punto di vista della manutenzione come Villa Paganini, il Parco Nemorense, il Parco Cestio (ora Parco della Resistenza) che della perdita, per interventi di trasformazione, dell’identità originale come il Parco del Testaccio, il complesso a verde di Monte Sacro, il Giardino del Castello di Giulio II a Ostia Antica.

Da “Raffaele de Vico-I giardini e le architetture romane dal 1908 al 1962”, Ulrike Gawlik

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