Cinematografi romani progettati da Riccardo Morandi

L’ing. Riccardo Morandi progettò nella sua vita la struttura in cemento armato di molti cinema romani, di cui alcuni nel Municipio II. Vediamoli.   

Cinema Astoria (via Antonio Stoppani, 1946), poi ribattezzato Embassy, infine chiuso, attualmente in stato di abbandono.

Cinema Bologna (via Stamira, 1947), poi ribattezzato Academy Hall, oggi è sala bingo e slot machine.

Cinema Alcyone (con Giovanni Gandolfi, via Lago di Lesina, 1948), ora Multisala Lux, deturpato negli interni (per ricavarvi prima 7, poi ben 10 sale) e nella facciata che fu interamente coperta da lastre uniformi di plastica nera illuminate a led, fortunatamente rimosse da una recente ristrutturazione che ha riportato alla luce la grande vetrata sul fronte principale.

Cinema Espero (via Ponte Tazio, attualmente via Nomentana Nuova, 1950), chiuso, oggi è il Bingo Espero Palace.

Nel seguito si citano altri cinema progettati a Roma da Riccardo Morandi.

Teatrino Odescalchi (via dei Santi Apostoli, realizzato da Virgilio Marchi nel 1925, ristrutturato da Morandi prima nel 1932, poi nel 1946), ribattezzato Cinema Odescalchi, poi Majestic, oggi irriconoscibile, è stato trasformato infine in Sala 5D Time Elevator. Afferma lo stesso Morandi: “Nel 1932 ero un ingegnere alla prime armi, quando incontrai un architetto anche lui della mia stessa età, con un problema che non era riuscito a risolvere neanche con l’aiuto di alcuni ingegneri: il teatrino Odescalchi non aveva la galleria e lui doveva progettarla in un’altezza risicata; dopo aver visto qual era il problema, dissi che la galleria si poteva fare benissimo ad altezza ridotta, poiché venne fuori un a certa idea (trave a torsione compensata di sostegno alla balconata) che io poi ampiamente sviluppai in tutti i cinematografi.”

Augustus (corso Vittorio Emanuele II, 1933), primo cinematografo razionalista, strutturalista e modernista mai realizzato in Italia,  secondo le parole dello stesso progettista “una chicca di cinema proiettato nel futuro, anche se piuttosto piccolo”;  prima occupato e trasformato in discoteca da neofascisti, attualmente chiuso e in stato di degrado.

Il Cinematografo Giulio Cesare, nell’omonimo viale del quartiere Prati, fu progettato nel 1934 da Riccardo Morandi: insieme a Pier Luigi Nervi, il più grande Maestro dell’ingegneria italiana. “Il Giulio Cesare allora era il più grande cinematografo di Roma, più grande del Supercinema di Foschini. È stato disegnato con criteri assolutamente razionalisti, benché l’abbiano trasformato in una bomboniera (rossa). All’inaugurazione c’erano Foschini, Morpurgo e Del Debbio: quando entrarono, rimasero a bocca aperta: mi chiesero che cosa avessi fatto prima, risposi che facevo i calcoli in cemento armato. (Io sapevo che c’era Nervi che predicava un credo di un certo tipo, oltre a conoscere il movimento moderno e Le Corbusier). Non avevo appreso il “cemento armato” a scuola, perché ci facevano studiare i quattro ordini del Vignola: quindi la mia generazione usciva con le volte in muratura, con le putrelle e con i sistemi isostatici. L’idea della struttura in coazione di cemento armato, ovvero la precompressione, l’hanno “inventata” in tanti perché intuizione comune propria di certi tempi quando sono maturi. In Italia sono stato il primo in un ambiente culturale molto chiuso, dov’era difficile farsi conoscere: ambiente chiuso e provinciale, tranne che per l’architettura”. Chissà cosa direbbe il nostro Morandi, che già all’epoca di questa intervista del 1984 si lamentava della trasformazione in “bomboniera rossa” del suo cinema, oggi che quella che al momento della sua inaugurazione era la più ampia sala cinematografica di Roma, è stata definitivamente smembrata e ulteriormente deturpata dal recentissimo, scellerato intervento del 2014, in cui dalle tre sale della prima ristrutturazione del 1993 si è passati al doppio: sei salette minuscole, anche da 60 posti, al posto dell’antica, unica grande sala di ben 2000 posti, il cui dato caratterizzante era la balconata curvilinea che ospitava la galleria, demolita. Per ora, almeno l’esterno risulta invariato, ma “non appena arriveranno le autorizzazioni – minaccia Marco Cordeddu, amministratore delegato di Circuito Cinema, la società che gestisce il Giulio Cesare – provvederemo anche ad un drastico intervento sulla facciata”.

Cinema-Teatro Quattro Fontane (via delle Quattro Fontane, 1938), nel quale fu autore di un pregevole intervento di ristrutturazione; attualmente multisala, irrimediabilmente alterato.

Cinema Maestoso (via Appia Nuova, 1954), il Capolavoro di Morandi a Roma: gigantesco, unico nel suo genere, con i suoi 2600 posti a sedere è stata la più grande sala cinematografica della storia della città (attualmente è l’Europa, uno degli ultimi monosala rimasti, con “solo” 700 posti, per rendersi conto delle proporzioni), famosa per le soluzioni avveniristiche, l’imponenza della struttura e il brutalismo plastico della facciata a vetrata. “È un intervento piuttosto brutale e violento nell’impatto sulla strada, – sostiene Morandi – con quei portali a vista che spingono verso l’esterno: poi c’è tutto un sistema statico che regge queste spinte e le riporta a terra, un gioco interessante; le travi sono in vista e i campi fra trave e trave hanno un rivestimento per l’assorbimento acustico. L’elemento vetrata ha il senso di rendere trasparente la struttura delle scale, di tirare fuori quello che c’è dietro. Il concetto è questo: c’è un gioco di strutture che viene rilevato interamente, sbattuto in faccia a chi passa”. Deturpato e reso irriconoscibile negli interni con la conversione in multisala, attualmente rimane aperto con grandi difficoltà, tra lunghi periodi di chiusura provvisoria, il rischio della chiusura definitiva per cambio di destinazione d’uso commerciale e il progressivo, inesorabile degrado dello stabile.

Da una pagina Facebook di Matteo Anastasi che ringraziamo (https://www.facebook.com/notes/matteo-anastasi/cinematografi-romani-progettati-da-riccardo-morandi/10152842465174440/).

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