Scalo De Pinedo

Lo Scalo De Pinedo è una grande struttura su lungotevere Arnaldo da Brescia, tra Ponte Nenni e Ponte Matteotti, che scende verso gli argini del Tevere con rampe carrabili e scalinate.

MAPPA della Zona Flaminio 1 (da Porta del Popolo a Belle Arti)  

Lo Scalo è realizzato intorno al 1900 per ricordare il vecchio porto di Ripetta, con le rampe ideate da Alessandro Specchi, interrato alcuni anni prima con la costruzioni dei muraglioni del Tevere.
Con la sua ampia scalinata in travertino, oggi quasi sempre deserta, e le rampe, lo scalo rappresenta una suggestiva apertura sugli muraglioni che invita a scendere per raggiungerne le rive del fiume.
E’ chiamato Scalo de Pinedo nel 1925, in onore del comandante Francesco de Pinedo, uno tra i primi aviatori ad attraversare l’Atlantico. De Pinedo qui concluse, con un ammaraggio sul Tevere, la sua trasvolata di 55.000 km mentre una folla immensa, assiepata sulle rive, lo attendeva insieme ai sovrani e ai rappresentanti del governo. Naturalmente quando l’aereo atterrò non erano stati costruiti nè Ponte Matteotti, nè Ponte Nenni.
Partito da Sesto Calende con l’idrovolante battezzato Gennariello, de Pinedo vola a Brindisi, Dodecanneso, Alessandretta, Bagdad, Bandar Abbas, Kupang, Broome in Australia, Port Albany, Melbourne, Sidney, Brisbane, Merauke in Nuova Guinea, Manila, Tokio, Sciangai, Hong Kong, Calcutta, Benares, Nuova Delhi, Bahawalpur, Caraci, Bagdad, Alessandretta, Brindisi, Taranto, Napoli e, finalmente, Roma.
Gennariello è un Savoia Marchetti costruito a Sesto Calende, con abitacolo aperto e apertura alare di 15 metri, un motore esterno, realizzato è in legno mentre la chiglia dello scafo è rinforzata in acciaio. Velocità massima 190 km/ora e autonomia di circa nove ore. L’aereo è dotato di una piccola vela che può esser montata sulla prua per governare in acqua senza motore.
Discendente di una nobile famiglia napoletana, De Pinedo lascia la Marina Militare per l’Aereonautica dove diventa Sotto Capo di Stato Maggiore. Lascia poi l’Arma per dissapori con Italo Balbo, che peraltro veniva dall’Esercito, che come membro del Gran Consiglio del Governo Fascista era un suo superiore.
De Pinedo muore nel 1933 per un decollo errato in una manifestazione aeronautica negli Stati Uniti. E’ infatti un abilissimo pilota di idrovolanti, dove la tecnica di decollo e atterraggio è rude e completamente diversa da quella da impiegare negli aerei dotati di carrello. Non tenta nemmeno di lanciarsi, per non correre il rischio che il suo aereo faccia vittime tra i civili che assistevano al volo. Abitava nel villino in via Bertoloni 9.
Rimanendo in argomento aeronautico, sul lungotevere Arnaldo da Brescia c’è in villino dell’Aeroclub d’Italia e il villino Caproni, di Gianni Caproni proprietario di una delle principali fabbriche di aerei operanti tra le due guerre.
Nei dintorni: Palazzo Marina, Villino Caproni, villino Torlonia, villino Almagià, Palazzo della Toro Assicurazioni, Scalo de Pinedo, Monumento a Matteotti,

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