Figli e generi di Francesco Randone

In questa pagina sono riportate brevi indicazioni biografiche su figli e generi del Maestro della Mura, Francesco Randone, fondatore della Scuola Gratuita di Educatrice.

Yris Randone Cozza (Roma 1888 – Pesaro 1958), primogenita di Marie Louise e Francesco, inizia giovanissima ad affiancare il padre nell’impresa familiare: le prime notizie provengono dai diari di cottura, dove viene ricordata quale fornaciaia, mentre come ideatrice di ceramiche è menzionata nei diari del padre per la prima volta nel 1902. Da allora la sua produzione sarà continua. Contemporaneamente all’attività nella fornace Yris si dedica all’insegnamento nella scuola fondata dal padre, e quando nel 1914 si apre una nuova sede della scuola viene aperta al Pincio, lei è attiva insieme alle sorelle. Nel 1916 si dedica all’insegnamento nelle scuole medie insieme a Horitia. Nel 1920 si sposa con lo scultore Lorenzo Cozza; in occasione delle sue nozze crea ed esegue le bomboniere e disegna il cartoncino augurale d’invito: da questo matrimonio nasceranno i figli Lukos e Laura. Da allora Yris si divise tra la cura della famiglia, l’insegnamento nella scuola e l’attività artistica.

Lorenzo Cozza (Orvieto 1877 – Roma 1965), figlio di Adolfo Cozza (1848 – 1910), scultore ed eclettico uomo di cultura, collaboratore di Felice Barnabei. Alla fine dell’Ottocento sii trasferisce a Roma dove entra in contatto con l’ambiente artistico delle Mura, poi l’Accademia di Belle Arti e la scuola Libera del nudo. Sposa Yris Randone nel 1919. Nel 1920, diventa direttore artistico di una fornace ceramica in Via Pietro da Cortona e inizia a insegnare presso la Scuola serale di arti ornamentali a Via San Giacomo. Oltre a una nutrita produzione ceramica, tra le sue opere si ricordano anche il monumento a Giacomo Leopardi che si trova nel giardino di casa Leopardi a Recanati, la targa in marmo raffigurante i ritratti dei due carbonari Targhini e Montanari, apposta in Piazza del Popolo a Roma nel 1909, e il grande vaso per fontana in terracotta con rilievi che un tempo si trovava al Pincio, oggi distrutto.

Honoria Randone Parboni (Roma 1892 – 1968), detta Vera, come le altre sorelle, Honoria viene nominata sia nei diari di cottura come fornaciaia, che nella conduzione della scuola dove precocemente affianca il padre. Sin dal 1905 è ricordata anche come esecutrice di alcuni buccheri: si distingue dalla sorella Yris per una propensione alla decorazione che ella chiama bizantina, una ornamentazione incisa o impressa nella creta ancora fresca, arricchita con perline di vetro incastonate nell’argilla, di cui sono esempi alcune ceramiche conservate al Museo Internazionale delle ceramiche di Faenza La giovane artista dimostra anche una particolare versatilità nella redazione e nella ornamentazione delle Cronache d’Arte Educatrice, nella creazione dei biglietti d’invito alle conferenze del Maestro e nelle Ostie della Bontà. Dopo il 1935 mantiene viva la scuola creata dal padre, insieme alla sorella Yris; nel 1968, l’anno della sua scomparsa, l’imboccatura dell’ultima fornace a legna ancora funzionante nelle Mura, viene murata.

Horitia Randone Ferrazzi (Roma 1894 – 1984) La più giovane delle Tria Fata ( nel 1909 ha 15 anni) partecipa con entusiasmo alle attività della famiglia, rivelandosi infaticabile nella cottura delle ceramiche, nella fabbricazione dei biglietti d’invito alle conferenze del Maestro, nella creazione degli apparati decorativi per le Cronache d’Arte educatrice, e dando il proprio personale contributo nell’ideazione dei buccheri. Dal 1911 la mano gentile di Horitia compare sempre più frequentemente sulle pagine dei Memoriali che recano ora la riproduzione di stampi in cotto (generalmente figure d’animali assai sinuose), ora quella di piatti e buccheri, sempre desunti da modelli naturali, anche se estremamente stilizzati. Divenuta maestra, nonostante la giovane età, nel 1916 – fino a parte del 1917 – si dedica alle supplenze nelle scuole medie (la tradizione familiare si ricorda di quella a Iglesias in Sardegna) insieme a Yris. Negli anni successivi i Memoriali continuano a testimoniare una produzione personale di alto livello con inedite e ardite soluzioni formali, un successo confermato da continui guadagni: patere, tazze, coppe e collane, vengono vendute durante le esposizioni a cui partecipa con la famiglia. Nel 1921 si fidanza con il pittore Ferruccio Ferrazzi. Si sposano nel 1922; in quest’occasione crea la propria bomboniera di nozze e il cartoncino augurale d’invito ove si rappresenta insieme al marito nella costruzione di una casa – torre. La successiva nascita delle figlie – Fabiola, Metella (Ninetta) e Ilaria – dirada la sua partecipazione alle attività delle Mura.

Hurania Randone Reggi (Roma 1896 – 1965) Come le altre “Rondinelle”, Hurania inizia il proprio tirocinio nella fornace del padre e in seguito nella scuola: Nel secondo decennio del Novecento si affianca con successo alle più esperte sorelle con le quali si alterna anche nel compito di tenere la contabilità. Nel gennaio del 1920, divenuta una maestra montessoriana, insegna nella casa dei bambini a Testaccio. Nel 1923 si sposa con Arturo Reggi, che da bambino era stato un alunno nella Scuola di Arte Educatrice.
Lucilla Randone Urbinati (Roma 1900 – Milano 1971) E’ assai probabile che anche Lucilla abbia iniziato la propria attività nella scuola e nella fornace svolgendo compiti di minore importanza, come la fornaciaia, o nella battitura della creta cruda per eliminarne le impurità. La tradizione familiare le attribuisce una particolare sensibilità verso la musica, e, nella seconda metà degli anni Venti nei Memoriali sono ricordati alcuni Armonici concerti di Lucilla al violino, il suo contributo alla produzione della fornace sembra limitato ad alcune tazzine e campanellini.

Saturnia Randone Piccinini (Roma 1904 – 1992) La minore delle “Rondinelle”, nota in famiglia con il nomignolo di Cip, è attiva insieme alle altre sorelle nella conduzione della Scuola, della fornace. I Memoriali la ricordano soprattutto per la vendita e l’esecuzione di obbe, tazzine e campanellini. Nel 1925 si sposa con Alberto Piccinini.

Belisario Randone (Roma 1906 – 1998) Anche noto con il nome di Lupo delle Mura, Belisario è l’ultimogenito di Francesco Randone e Marie Louise. Non risultano ceramiche da lui eseguite in età adulta; egli si occupa, piuttosto, degli affari della fornace. Scrive sulle “Cronache d’arte educatrice”, la rivista fondata e diretta da Randone nel 1923 (ad esempio si ricorda un appassionati articoli in difesa del Futurismo), e nel 1928 ne diventa a sua volta il direttore. Dopo la morte del padre la gestione della fornace passa nelle sue mani, ma i suoi interessi lo conducono altrove: dopo la guerra diventerà uno stimato commediografo e sceneggiatore.
Ferruccio Ferrazzi (Roma 1891 – Roma 1978) Pittore e scultore di Scuola Romana, viene iniziato all’arte dal padre, lo scultore Stanislao. Tra il 1904 e il 1905 frequenta lo studio di Francesco Bergamini, allievo di Michele Cammarano; mentre tra il 1906 e il 1908 si iscrive contemporaneamente alla scuola Libera del Nudo e a quella serale dell’Accademia di Francia.. Il suo esordio artistico è a soli sedici anni nel 1907 alla LXXVII Esposizione di Belle Arti, dove espone un Autoritratto in cui il colore è liberamente steso con la spatola. L’anno successivo vince la borsa di studio nell’Istituto Catel, che gli permette finalmente di dedicarsi completamente all’arte. Nel 1910 è ammesso alla IX Biennale di Venezia, e nel 1911 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma gli acquista il dipinto Focolare nell’Esposizione Universale di Roma. Alla fine dello stesso anno vince il Pensionato Artistico. In questo periodo l’artista alterna opere di ascendenza futurista (è amico di Filippo Tommaso Marinetti) ad altre di influenza cézanniana. Sperimenta nuove ricette pittoriche e frequenta il Gabinetto delle Stampe Nel 1916 alla LXXXV Esposizione Società Amatori e Cultori di Belle Arti, allestisce la sala che gli viene assegnata come fosse l’interno di un prisma, dove i quadri riportano delle sagome irregolari, sghembe, legate alle concezioni prospettiche delle stesse opere; per questo, mentre l’ambiente romano grida allo scandalo, gli viene tolto il Pensionato il cui regolamento vieta di partecipare a mostre. Inizia a esporre frequentemente sia a Roma che all’estero. Nel 1921 tiene la sua prima personale nella Casa d’Arte Italiana diretta da Enrico Prampolini e Mario Recchi di area futurista. In primavera partecipa alla Prima Biennale Romana. Nel luglio del 1922 sposa Orithia. Anche se non si può dire che il rapporto tra il Maestro delle mura e il genero sia stato di effettiva cooperazione, sin dall’inizio Ferruccio fornisce disegni, con il proprio caratteristico tratto angoloso, per alcune “ostie della bontà” e per le illustrazioni delle “Cronache d’Arte Educatrice”, la rivista fondata da Randone nel 1923. Nel 1923 la personale alla Seconda Biennale Romana lo indica quale punto di riferimento per la nuova generazione nel panorama artistico romano. Prosegue intensa l’attività espositiva alle più importanti manifestazioni nazionali del periodo, a quelle organizzate dall’Italia all’estero, e nello stesso tempo riceve le prime prestigiose committenze pubbliche. Nonostante non sia iscritto al Partito Nazionale Fascista, viene eletto Accademico d’Italia per la classe delle Arti. Dopo la guerra si concentra soprattutto su cicli pittorici religiosi. Nel 1951 esegue affreschi a soggetto religioso nella basilica di Sant’Eugenio Nel 1954 conclude il grande mosaico, Apocalisse, che svolge sulle pareti della cripta del Mausoleo Ottolenghi ad Aqui Terme. Da questo decennio trascorre molto del suo tempo nella nuova casa sull’Argentario, a Santa Liberata, dove si dedica principalmente alla scultura sbozzando le pietre naturali infisse nel terreno e i blocchi di nenfro delle cave di Canino, che poi completa con la pittura.

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