Tevere

fl3-ponte-mollo-a-mollo-2008Questa pagina parla del fiume che dalla confluenza dell’Aniene a ponte Margherita, costituisce uno dei confini del Municipio.

Al Tevere, e in particolare al guado sul fiume in corrispondenza dell’isola Tiberina, si deve la fondazione stessa di Roma e per secoli il fiume è stato una importante via per il commercio e per i rifornimenti di tutto ciò che serviva alla città.

Oggi il Tevere nella zona nord di Roma scorre prima tra sponde naturali (fino a ponte Milvio) poi tra sponde artificiali, imbrigliate dai cosiddetti muraglioni. I muraglioni del Tevere sono realizzati in tufo fino a Ponte Matteotti) e poi di travertino (dallo Scalo de Pinedo in poi). I ponti che l’attraversano, a valle della confluenza dell’Aniene, sono: ponte di Tor di Quinto su cui passa la via Olimpica, Ponte Flaminio, Ponte Milvio, Ponte Duca D’Aosta, Ponte della Musica, Ponte Risorgimento, Ponte Matteotti, Ponte Nenni e infine Ponte Margherita che fa parte del territorio del Municipio I.

La via d’acqua favorisce la vita di specie animali e vegetali. Affacciandosi sugli argini del fiume è possibile scorgere: nel periodo autunno-inverno cormorani, aironi cinerini, gabbiani, garzette; in inverno: ballerine gialle, germani reali, usignoli di fiume, martin pescatori, pendolini, cianciallegre, pettirossi, capinere, cornacchie grigie, balestrucci, rampichini; tra i mammiferi, il surmolotto (rattus norvegicus), la nutria. La vegetazione sulla ripa è caratterizzata da pioppo, bianco e nero, salice, ontani, canneti.

Sul lungotevere delle Navi, tra Ponte Matteotti e Ponte Risorgimento, era situata la prima oasi del WWF istituita in Italia in una città.

Fino agli anni Cinquanta nel Tevere si faceva il bagno. Il boom urbanistico e industriale della città ha poi avvelenato le acque, sono spariti i bagnanti, sono scomparse le spiaggie in cui si prendeva la tintarella e si sono estinti i fiumaroli, dopo che, anni prima, erano scomparsi pescatori e barcaroli del Tevere. Da allora, le acque del Tevere sono popolate solo dai canottieri che continuano imperterriti a praticare il loro nobile sport e le sue sponde sono state privatizzate da dopolavori e circoli vari. L’unico tentativo di riavvicinare la città al suo fiume è stata la pista ciclabile che corre sulla banchina destra. Oggi la situazione dell’inquinamento dell’acqua è meno serio di allora e sono tornati anche i pesci. Ma il problema è fuori dall’acqua, sulle rive, dove non si fa nessuna manutenzione, anche per il dedalo delle competenze divise tra Ente di bacino, Regione, Comune. Lungo il Tevere non c’è ponte dove non ci sia un accampamento di clochard ed extracomunitari spesso con letti e cucine.

Perchè Roma si chiama così?

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