Fiumaroli

fl3-spiaggia-polverini-3-roma-sparitaIl vero fiumarolo rivendica e precisa la propria identità: né canottiere, né nuotatore, ma spesso sfrontato e poliedrico. Pescatore, per passione; salvatore occasionale di vite umane; nuotatore solitario abituato ai lunghi monologhi col Padre Tevere.

Er barcarolo va’ contro corente“, recita la famosa canzone Barcarolo romano, musicata e cantata da Romolo Balzani e questo mestiere ha accompagnato le vicende cittadine per secoli, quando il Tevere era utilissima via di comunicazione cittadina non solo per la gente ma anche per le merci. In effetti , l’esempio più integrale di fiumaroli sono i barcaroli, che traghettavano i passeggeri da una sponda all’altra e lungo il fiume con i loro “schifetti”, manovrate abilmente mediante un unico remo. Già da allora molti erano abusivi e venivano  perseguiti dalla legge.

Sono diverse le figure di fiumaroli famosi che si sono succeduti negli anni in questo tratto di Tevere nel territorio del Municipio II. Paolo Bianchini ne é senz’altro il precursore. Siamo ai primi dell’Ottocento. Il Bianchini costruisce barche e pesca nel tratto a monte della città, da Ponte Milvio a Porto di Ripetta. Si racconta che abbia salvato oltre venti persone che rischiavano di affogare nel fiume. Una volta, andando a recuperare una barca che era affondata nel tratto di fiume corrispondente all’attuale Scalo De Pinedo, trova, adagiata da secoli sul fondo, la statua di un console in posizione seduta con delle scritture in mano, ma mancante della testa. La statua è subito recuperata e acquistata per due lire da un notaio.

I Polverini era una barcarolo che nell’Ottocento assicurava ai viandanti l’attraversamento del fiume verso la zona di Prato Falcone. Fu il primo a organizzare un servizio di stabilimento balneare sulla bellissima spiaggia sulla riva sinistra a valle di Ponte Milvio: la famosa Spiaggia Polverini, che per un secolo ha offerto ai giovani Romani un luogo dove prendere il sole, farsi il bagno e divertirsi.

Severino era un fiumarolo che gestiva un capanno sulla spiaggia sotto lungotevere Flaminio approssimativamente dove è il complesso ICP Flaminio II: la spiaggia Severino appunto.

Altro noto fiumarolo della zona di Ponte Duca d’Aosta è stato Zibibbo, il cui nome faceva riferimento al suo pacioso e grasso proprietario. Il suo stabilimento si chiamava l’Isola dello Zibibbo in quanto aveva costruito una piattaforma sull’acqua così estesa da sembrare un’isola.

Altro fiumarolo molto conosciuto è stato Eugenio Cornacchia, poeta, campione di canoa e tuffi negli anni ’30 e ’40, nonchè grande romano il quale, descrivendo in rima l’amato fiume, nel 1978 così annunciava: “Ricordete che er fiume vede e sente e l’urtima parola è sempre sua. Se dici li mortacci sotto ar ponte subito l’eco t’arisponne: li tua….aaa. E se l’aribatti dentro ar sono lui t’aripete sempre: e de tu nonno …000″.

Archimede aveva eletto a sua dimora un lembo di argine del fiume in corrispondenza dell’attuale Ponte della Musica. Viveva in una baracca di circa venti metri quadrati divisa in due locali. Una parete della baracca era totalmente in fòrmica, in quanto ottenuta assemblando diversi ripiani di cucine tra loro diverse. I ragazzi di Villa Riccio andavano a trovarlo spesso perché gli insegnava i rudimenti nella pesca nel fiume. E quando qualcuno gli chiedeva come facesse a trascorrere tutto quel tempo lungo il fiume, rispondeva “Se sei un fiumarolo vero, se po’ fa’ ….er fiume pe me è come `na droga, me lo faccio ‘n vena tutti i santi giorni!“. Spesso la signora Agata, che abitava lì vicino in via Vasari, gli portava il pranzo di mezzogiorno nel tegame di coccio ancora fumante: dentro c’era la zuppa di anguille che Archimede stesso aveva pescato la sera prima. Fino a qualche anno prima di morire, Archimede vendeva le anguille pescate o al mercato rionale di via Guido Reni o a qualche grossista, che però non le rivendeva alle pescherie romane, ma a prezzo triplo a ristoranti per signori. Erano tempi in cui si trovavano ancora nel fiume i “granchi imperiali”, come li chiamava lui. Erano paffuti granchi di fiume (potamon fluviatile) di colore rosso acceso, lunghi anche cinque centimetri che vivevano sotto i resti di vecchie mura di pietre, in prossimità degli argini bassi del fiume.

rpo film-poveri-ma-belliMa il più famoso tra i fiumaroli è senza dubbio Er Ciriola, che iniziò da giovanetto l’arte del fiumarolo presso l’argine di Ponte Milvio per poi spostarsi in centro sotto lungotevere degli Altoviti, sotto Castel Sant’Angelo. Il suo vero nome era Luigi Rodolfo Benedetti, aveva un negozio di elettricista e alternava questa attività a quella di fiumarolo sul suo galleggiante, attrezzato a “stabilimento balneare” sul fiume. Veniva chiamato “ciriola”, cioe’ “anguilla”, perché proprio come un’anguilla di fiume si muoveva disinvolto tra i flutti del Tevere. E tutte le volte che una vita era in pericolo  si tuffava tra le acque limacciose del fiume e, con sangue freddo e capacità, riportava in salvo chi si trovava in pericolo. Si dice che Er Ciriola abbia ricevuto nel corso degli anni trascorsi sul fiume 160 medaglie per ogni vita che era riuscito a strappare al Tevere. Tra gli anni ’40 e ’70 il Galleggiante di “er Ciriola” fu il punto di riferimento per i giovani romani amanti del fiume. Snobbato da molti come luogo di divertimento dei “poveracci”, si prese la sua bella rivincita quando Dino Risi lo utilizzò per ambientarci molte scene del suo magnifico “Poveri ma belli” nel 1956.

Gianni Borruso infine gestiva una piccola spiaggetta e un pontile per la pesca sulla riva destra di fronte alla Spiaggia Polverini.

Ultimo personaggio che può essere citato nell’elenco dei fiumaroli è un cittadino belga, noto a Roma nel dopo guerra con il nome di Mister OK.

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