Via Antonio Bertoloni

Via Antonio Bertoloni è il proseguimento di via Giovanni Paisiello, e da viale Gioacchino Rossini costeggia villa Taverna, attraversa piazza Pitagora e prosegue fino all’incrocio con via Francesco Denza, a destra, e via Giuseppe Luigi Lagrange, a sinistra, dove la via prosegue con il nome di via Barnaba Oriani verso viale dei Parioli e l’Acqua Acetosa.

Antonio Bertoloni (…. – ….) è medico condotto, una sorta di medico di famiglia ma diventa, per passione, il più famoso botanico italiano dell’Ottocento, autore dei venti volumi della “Flora italica” in cui cataloga tutte le piante italiane con l’indicazione delle aree in cui crescono; la sua un ricca collezione di piante essiccate è tuttora vanto dell’Università di Bologna e al suo nome è dedicata l’ofride di Bertoloni, un’orchidea spontanea che è possibile trovare tra l’erba delle nostre campagne.

Via Antonio Bertoloni corre approssimativamente sul percorso della via Salaria Antica, nel medioevo denominata vicolo dell’Imperiolo e poi vicolo dei Parioli. Inserite nel muro di cinta di Villa Taverna si possono vedere alcune lastre di basalto che costituivano il lastricato della Salaria Vetus.

Percorriamo la via partendo dall’incrocio con viale Gioacchino Rossini dove, all’alba di un giorno d’inverno del 1960, Fred Buscaglione perse la vita schiantandosi contro un camion.

Lato sinistro

viale Gioacchino Rossini
all’angolo con viale Rossini, c’è l’ingresso di Villa Taverna con la sua camionetta di soldati armati
murati nel muro di cinta di Villa Taverna, alcuni basolati romani della via Salaria Vetus sul cui tracciato è oggi via Bertoloni
al civico 1E, il grande cancello del viale di accesso dei prestigiosi edifici costruiti sul frazionamento del giardino di Villa Taverna. Entrando a sinistra, notiamo la casa del custode.
palazzina moderna per uffici e studi professionali, costruita al posto del villino che ospitava la residenza delle allieve della scuola Santa Elisabetta di piazza Pitagora
piazza Pitagora
Al n. .. Palazzo Giorgi, con facciate anche su piazza Pitagora e via Francesco Siacci; grande e prestigiosa palazzina costruita dall’ing. Oscar Giorgi Alberti nel 1927, utilizzando il cemento armato. E’ un edificio dalla pianta a “V”, con il vertice verso la piazza e i due bracci che seguono Via Antonio Bertoloni e Via Francesco Siacci, costruito sul terreno di Marco Vitelli (Villino Vitelli). Quest’ultimo, in cambio, ebbe il villino accanto.
al n. 3 la farmacia delle Tre Madonne. Questa farmacia nasce nel 1937 nell’omonima via a pochi metri da qui e fu aperta da due soci marchigiani: Francesco Angelini e da Giuseppe Ferranti. Durante la guerra nei locali retrostanti si produce olio di ricino e intorno al 1950 , grazie al rientro in Italia di un religioso che aveva trascorso decine di anni di missione nel Mato Grosso, padre Bordù, questa fu una delle prime farmacie a Roma dopo si potevano trovare prodotti omeopatici. I mobili che possiamo vedere entrando sono del 1959, mentre quelli originali sono nella Marche, nella sede della società farmaceutica Ferranti. Dalla farmacia si accede ad una cavità sotterranea forse delle vicine catacombe, oggi utilizzata come deposito.
Al n. .. il villino Vitelli, unifamiliare, che si fa notare per i piacevoli stucchi, le sopraelevazioni subite e il fatto che uno dei pochi villini che vedremo che ha ancora la cancellata di ferro anteguerra. Qui secondo una schema che ritroveremo in altri edifici di questa epoca, ai lati sono stati realizzati due autorimesse con sottostanti miniabitazioni per i choffeur (ex Ambasciata di Israele ?)
Al n. 9-11 un altro villino unifamiliare, il Villino De Pinedo, caratterizzato da un bugnato di finto peperino e un’altana oggi trasformata in superattico. E la sede romana di Banca Sella. Per diversi anni è stata una scuola cristiana, la Petranova oggi in via Pavia. Ancora prima era l’abitazione del comandante Francesco De Pinedo, ufficiale di Marina reso celebre nel 1925 dall’ammaraggio che fece nel Tevere, tra Ponte del Risorgimento e Ponte Regina Margherita, con il suo idrovolante Gennariello, dopo un volo di 55.000 chilometri in cui, via Tokyo, arrivò in Australia. Fece numerose altre trasvolate, in perenne conflitto con Italo Balbo che considerava un parvenue. Fu Sottocapo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, lasciò il servizio attivo nel 1932 e morì in seguito a un incidente verificatosi durante il decollo da New York dove voleva stabilire un nuovo primato di distanza in linea retta. I vecchi abitanti del quartiere raccontano che nel giardino andavano a vedere un orsacchiotto che il comandante si era riportato da non sappiamo dove. Quando divenne troppo grande, per scorrazzare in un giardino, l’orso fu regalato allo zoo di Roma dove visse parecchi anni.
Dietro il villino De Pinedo si intravede il villino Zingales, con ingresso in via Francesco Siacci. Lì nel 1946 abita il generale Leone Zingales, incaricato dalla Procura Generale Militare di fare chiarezza sui fatti successivi all’uccisione di Mussolini e Claretta Petacci. In breve tempo, il generale raccoglie indizi più che sufficienti e emetto mandati di cattura nei confronti di partigiani comunisti del Comasco, ritenuti responsabili sia della sottrazione dell’Oro di Dongo, cioè il tesoro che Mussolini portava con se, sia della catena di omicidi che ne era conseguita. Ma del governo De Gasperi allora facevano parte sia il PCI e il PSI, allora strettamente legati nel patto social-comunista, e senza alcuna motivazione Zingales è rimosso dal suo incarico.
al n. 13 il Villino Sant’Ermete. Sotto la costruzione è la basilica ipogea ingresso delle catacombe di Sant’Ermete. Della casetta in fondo si accede ad uno dei pozzi d’ispezione dell’acquedotto dell’Acqua Vergine che passa qui sotto inoltre, ad un profondità di più di 40 metri
al civico 13A, un ingresso secondario del Villino Sant’Ermete. In basso c’è uno spiazzo adibito a posteggio auto limitato dal muro di cinta posteriore pieno di frammenti di scavo, prova inconfutabile, ammesso che ce ne sia stato bisogno, della presenza di una catacomba nelle vicinanze.
Al n. 15 c’è una piacevole palazzina che con lo stile neoclassico utilizzato nel piano nobile e quello razionalista degli altri testimonia una fase di transizione architettonica.
Via Felice Giordano, una stradina che scende verso la clinica Parioli e arriva a via via Francesco Siacci. Qui dietro c’era uno spiazzo con la lattaia Clotilde e, dietro, delle casupole in cui abitavano persone che venivano a servizio (le lavandaie) nelle case dei primi abitanti qui intorno. Felice Giordano (1825-1892) è stato un ingegnere, geologo e alpinista italiano che partecipò alla fondazione del Club Alpino Italiano. Nel 1864 scalò tra i primi il monte Bianco dal versante italiano. Sul monte Rosa c’è un bivacco a lui dedicato.
Al civico 19, all’angolo con via Felice Giordano, sorge una palazzina costruita negli anni ’60 su un terreno che per decenni aveva funzionato da discarica di tutto il quartiere e in cui abitò per anni, con tutta la famiglia, un dignitosissimo profugo istriano che si era costruito lì una baracca.
ai n. 23-25 una moderna palazzina degli anni ’60. Qui sorgeva la villa del Marchese Guglielmi, proprietario anche del villino Sant’Ermete e grande benefattore delle chiese del vicinato. Al primo piano aveva la cappella dedicata ai Santi Ermete, Proto e Giacinto, e una palestra per i giovani delle associazioni cattoliche da lui patrocinate.
palazzine moderne …
al n. 39, un villino plurifamiliare, decorato con stucchi, con un grazioso loggiato con parapetto a balaustri e finestre a bifora di gusto quattrocentesco. Dietro, su via Ruggero Boscovich, possiamo vedere il villino gemello, oggi dipinto di giallo acido come una casa delle bambole;
via Ruggero Boscovich, una piccola via che scende verso Via Giuseppe Mercalli e via Giovanni Antonelli Notiamo sul lato destro il muro del Villino Sacripante minacciosamente inclinato. Ruggiero Giuseppe Boscovich (1711-1787) è un gesuita, astronomo, matematico, fisico, filosofo, diplomatico e poeta. Nato nella Repubblica di Ragusa in Dalmazia, studiò, operò e visse in Italia, e scrisse in italiano molti dei suoi scritti.
al 41 il Villino Sacripante, un fabbricato condominiale progettato da Vittorio Cafiero e da Filippo Sacripante, proprietario del terreno. E’ la sede romana Christie’s, la casa d’aste più antica del mondo e di PhiloBiblon, leader mondiale nel commercio di libri antichi. Sulle tre facciate del villino altrettante scritte informano e ammoniscono i passanti: sul lato destro da dove noi veniamo, leggiamo UT POTUI SIC FECI (Come ho potuto – secondo le mie possibilità – così ho fatto), sulla facciata, SEMPER DEUS (Dio c’è stato e ci sarà sempre) e sul lato sinistro del fabbricato OLIM HIC PECUS, HODIE HOMINE (Una volta qui pascolavano le pecore, oggi vi abitano gli uomini). Sulla facciata è collocata una immagine mariana inserita in un tondo in travertino. Vittorio Cafiero (…-1981) fu tra i progettisti del Villaggio Olimpico ed è suo il ponte del Foro Italico e la Caserma di viale Romania dei Carabinieri. Nel 1938 costruì, in viale Aventino (all’angolo con la Passeggiata Archeologica) la sede del ministero dell’Africa Orientale, che lui stesso ristrutturò ed ampliò nel dopoguerra per farne la sede della FAO, inaugurata nel 1951.
al n. 49, dopo il giornalaio, l’ingresso di una palazzina è segnato da un piccolo (e moderno) obelisco grigio che riprende quelli sui cancelli del villino che vedremo qualche decina di metri avanti
al civico 55, all’angolo con via Francesco Denza, sorge una moderna palazzina di Luccichenti costruita negli anni ’60. Per secoli, fino ad allora, qui c’era stata l’Osteria Il Monticello, una delle osterie “fuori porta” (come quella della Garbatella, che ha addirittura dato nome al quartiere, o quella delle Tre Madonne qui vicino) che circondavano Roma ed in cui si veniva a mangiare, a godersi il fresco delle serate estive ed a bere il vino che, essendo di produzione locale e non assoggettato al dazio che pagavano le merci entrando in città, era a buon mercato. Negli anni ’60, l’osteria era gestita dai Fratelli Tempestini, ed era frequentata da artigiani e fornitori che con i loro carretti trainati da cavalli (non si potevano certo permettere le automobili) portavano ai negozi ed alle abitazioni del nuovo quartiere, il vino dei castelli, l’acqua della fonte dell’Acqua Acetosa, le barre di ghiaccio per le ghiacciaie, le derrate alimentari e tutte le altre merci. All’ora di pranzo legavano i cavalli alla staccionata nella polvere e andavano a mangiare sotto la pergola, anticipando scene che i romani avrebbero visto al cinema nei film western dopo qualche anno. Questa scena la racconta Giancarlo Magalli che da bambino abitava qui vicino ed era spesso mandato dai genitori a comprare il vino.
via Francesco Denza

Lato destro

All’angolo con viale Rossini, un villino unifamiliare, con piacevoli stucchi e diverse sopraelevazioni e superfetazioni. E’ il primo di numerosi villini che vedremo lungo la nostra passeggiata e sulle sue pareti, come andava di moda allora, il proprietario parla ai passanti con una scritta: A FVNDAMENTA EXSTRUCTA ANNO DOMINI MCMXXIX – DECORE PVBLICO COMMODITATE MEA (Costruita nel 1929 per il decoro pubblico e la mia comodità). E’ un esempio della moda degli anni ’20 di decorare con scritte latine le facciate degli edifici.
Ai civici … , .. due villini, entrambi con aggiunte all’ultimo piano. Il primo caratterizzato da tre colonne di bow-windows, nel secondo, arretrato rispetto alla strada, dominano i toni scuri del peperino. Entrambi avevano sul muro un inferriata di ferro che fu requisita all’inizio della seconda guerra mondiale (“il ferro alla patria”, impose Mussolini). Sono i primi di numerosi villini che vedremo lungo la nostra passeggiata.
via Antonio Stoppani
Piazza Pitagora
Vigna de Antonj
Al n. 26A un cancello chiuso dove era via di Sant’Ermete che arrivava giù a Viale dei Parioli dove ora c’è una stradina cieca Via Lorenzo Respighi. Questi palazzi sono stati costruiti negli anni ’30 del Novecento dai costruttori Provera e Carrassi, che hanno avuto seri problemi per la presenza di numerose cavità sotterranee. Per esempio, durante la costruzione della palazzina al n. 26B si è aperta una voragine a causa del cedimento del soffitto di una cavità sottostante e, visto che in un edificio come questo le scale sono la parte più pesante dell‘edificio, si decise di realizzare le scale con una “tromba” ampia in modo da alleggerire la struttura.
Al civico 26D un tombino completamente recintato da un’alta cancellata ci fa pensare a ragazzi di tanti anni fa che per farsi belli agli occhi delle ragazze lo scoperchiavano e, sfidando la propria paura, si infilavano da lì nel buio delle catacombe di Sant’Ermete.
via Angelo Secchi.
Al n. l’ingresso al complesso di quattro palazzine costruite, nel 1960, dall’arch. Mario Provenzani nell’area del giardino lottizzato di Villa Peragallo
Al n. 34 la Clinica Mater Dei, un luogo in cui è facile incontrare personaggi noti che vengono a farsi curare; fra i tanti, ricordiamo Anna Magnani. Attraverso il giardino, o meglio il parcheggio della casa di cura, possiamo vedere Villa Peragallo, sede dell’ambasciata di Romania, a cui oggi si accede da via Niccolò Tartaglia.
al n. 36 c’è l’ambasciata del Principato di Monaco, una imponente villa, decorata con stucchi e busti sulla balaustra dell’ultimo piano. Anche qui una madonnella protegge l’ingresso
Via Atanasio Kircher
Al n. 38, la residenza dell’ambasciatore algerino in Italia, un villino plurifamiliare in stile neo medioevale caratterizzato da una torre centrale in laterizio e affreschi monocromi.
Al n. 44, un palazzo in barocchetto romano costruito nel 1926 dall’ing. Gay con mascheroni, due torrette in alto e due cancelli in basso, per permettere alle auto di entrare, far salire o scendere il proprietario e uscire. Ai lati dei cancelli due garage, oggi occupati da artigiani, con piccoli sottostanti appartamenti per gli autisti.
Al civico 52, un grande villino plurifamiliare in stile neo medievale, con affreschi a motivo d’arazzo, stucchi, ferri battuti e il sottotetto ornato da una fascia monocroma con putti che sorreggono festoni fra giochi di nastri svolazzanti e stemmi. E’ evidente anche la sopraelevazione di un piano del villino. via Giuseppe Luigi Lagrange
Appartamento Tocchi Moretti, di Andrea Busiri Vici, 1939-40 DOVE ??
Nei dintorni puoi vedere: Casali del Collegio Greco, il Monticello, villa Elvezia
Il soggetto di questa pagina è:
nella Mappa Pinciano 4 (Zona da piazza Pitagora a piazza Euclide)
nell’elenco delle Vie, viali e altre strade e delle facciate parlanti del Municipio
nelle Pagine del Territorio Roma2pass

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