Edifici sepolcrali della via Flaminia. Ritrovamenti dal 1870

Questa pagina costituisce un approfondimento della pagina Sepolture lungo la Flaminia e delinea i ritrovamenti degli edifici sepolcrali lungo la via Flaminia avvenuti con i lavori di sviluppo urbanistico conseguente all’arrivo degli italiani a Roma, a partire dal 1870.

Intorno al 1870, durante i lavori per la costruzione dei nuovi edifici del quartiere Flaminio, furono individuati tratti del basolato dell’antica via Flaminia e alcuni sepolcri che numerosi si attestavano lungo la strada”. Quasi nulla resta di quanto all’epoca era stato visto: le strutture, infatti, vennero in gran parte ricoperte o distrutte per lasciare spazio al nuovo assetto urbanistico della zona.

Una restituzione del tutto parziale dell’aspetto della strada antica da Porta Flaminia a Ponte Milvio può essere solo in parte tentata attraverso l’esame della scarna documentazione di scavo, di appunti, disegni e foto d’epoca.
Tra il 1881 e il 1882, in corrispondenza degli edifici prospicienti piazzale Flaminio fu individuata una necropoli di tombe a cappuccina e un sepolcro a pianta circolare, già segnalato nella pianta di Bufalini del 1551 e nella pianta di Du Pèrac del 1577. Il monumento, identificato con quello dell’auriga P Aelius Gutta Calpurnianus, fu distrutto nel 1911.

Altre testimonianze funerarie furono individuate presso l’angolo con via Francesco Carrara, dove sono da collocare anche due sepolcri in laterizio, documentati solo da fotografie, e una serie di sepolcri in opera reticolata, in laterizio, semplici sepolture a cappuccina e un sarcofago marmoreo, venuti alla luce negli scavi del 1880 in corrispondenza dei numeri civici 34-37.

Sempre sul lato sinistro della Flaminia, a nord di via Cesare Beccaria fu scavato nel 1933 un edificio funerario con la cella in laterizio inserita in un recinto in opera quadrata; ma altri sepolcri in opera reticolata erano già venuti alla luce nel 1888 nell’isolato tra via Scialoja e via Mancini.

Altri rinvenimenti di carattere funerario furono fatti sporadicamente in anni più recenti, tra i quali tombe terragne prive di corredo, attribuibili ad epoca alto medievale.
All’altezza di via di Villa Giulia, nell’area del palazzo della Cassa del Notariato, furono rinvenuti nel 1904 una statua e alcuni elementi in travertino relativi a più monumenti circolari. Successivamente, nel 1932, vennero individuati i resti di un grande mausoleo circolare del quale si conservavano tre filari del basamento in travertino.

Un monumento analogo, scoperto nel 1965, è ancora oggi in parte conservato e visibile in uno scavo del cortile posteriore dello Studio Fortuny (oggi sede dell’Ordine dei Notariato). Si tratta ancora una volta di un mausoleo, ascrivibile al tardo periodo repubblicano, il cui diametro è stato calcolato in circa trenta metri. A nord di quest’ultimo si conserva un basamento in travertino, sostenuto da quattro travi di quercia infisse nel terreno, sul quale venne collocata una grande ara marmorea affiancata da un’ ara cineraria più piccolo. Due iscrizioni, una incisa sul basamento, l’altra sulla fronte dell’ara, ricordano che il sepolcro era destinato a L. Aufidius Aprilis, corinthiarius, ovvero fabbricante e venditore di oggetti in aes corinthium, ai suoi familiari e ai liberti; ad uno di questi, che esercitava come il suo patrono l’attività di corinthiarius, era dedicata una stele marmorea posta accanto al basamento. Il complesso funerario risale al I secolo d.C.

Numerose testimonianze funerarie vennero alla luce anche sul lato sinistro della via in occasione della costruzione del gazometro (1871-1872) e del palazzo della Società Elettrica Anglo-Romana (1929) e, più avanti, a poca distanza da via dell’Arco Oscuro (oggi via di Villa Giulia), venne alla luce nel corso delle demolizioni del 1911 un altro mausoleo circolare.

Colombari in laterizio, tombe a cappuccina, lapidi e cippi sepolcrali furono individuati in corrispondenza delle case popolari e oltre via Enrico Chiaradia: la stessa chiesa di Sant’Andrea del Vignola, secondo la tradizione, sorgerebbe sui resti di un sepolcro romano.
Alle pendici di Monte Parioli, a nord della basilica di San Valentino furono rinvenuti una serie di sepolcri pagani con decorazioni parietali dipinte e mosaici, risalenti al III secolo d.C.; le sepolture si estendevano anche lungo viale Tiziano, dove nel 1938, durante la posa in opera di un collettore furono avvistati resti di edifici sepolcrali.

Questi ed altri rinvenimenti sporadici avvenuti anche più di recente, nel corso di lavori pubblici, documentano l’estensione della necropoli verso l’interno. In particolare, un nucleo consistente di sepolture fu individuato nel 1935-1936 durante la costruzione dell’isolato compreso tra la via Flaminia e via Guglielmo Calderini. Vennero alla luce grandi edifici sepolcrali a più vani in opera reticolata o laterizio e un complesso di numerose sepolture segnalate da stele o piccoli monumenti in muratura aggregati ai sepolcri maggiori.

Negli stessi anni fu scoperto e distrutto un altro settore della necropoli esteso tra viale del Pinturicchio e via Ferdinando Fuga. Qui fu scavato tra gli altri un grande mausoleo circolare con basamento in travertino e alzato in blocchi di tufo.

Anche l’area presso Ponte Milvio era interessata da sepolture e monumenti funerari; a circa 20 metri dal ponte, sulla sponda sinistra e a ridosso della scarpata del Lungotevere esiste ancora oggi il nucleo in cementizio di un mausoleo della prima età imperiale ancora visibile al tempo di Piranesi.

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