Un albero sul viadotto

Un albero sul viadotto è un breve racconto tratto da Isole. Guida vagabonda di Roma di Marco Lodoli che parla di un albero cresciuto sul viadotto di Corso Francia.

MAPPA PARIOLI 5 della Zona Parioli 5 (Villaggio Olimpico e Villa Glori)

Quanta fatica costa agli uomini costruire un muro, una casa, e opere ancora più imponenti, immense. Da mesi, quasi da anni, osservo le cinque poderose gru che aiutano gli operai a innalzare il complesso del nuovo Auditorium, nello spazio dove un tempo i transessuali vendevano le loro grazie. Sembra un lavoro che non finirà mai, un cantiere perenne di polvere e carriole, un viavai di camion e materiali, ed è difficile immaginare che un giorno quel disordine diventerà un armonioso insieme di cupole e di sale dove i violini intoneranno la musica più sublime. Visti dalle rampe del viadotto di corso Francia gli operai paiono formiche alle prese con un compito tremendamente più grande di loro: eppure ce la faranno, perché è nell’essenza della volontà umana affrontare sfide spropositate e vincerle.

Ma l’isola di oggi non è l’Auditorium, su cui tanto già è stato detto: è un’ altra nobile e immane fatica, un’ altra meraviglia. Chi imbocca il viadotto arrivando da viale Tiziano e da lassù ammira il fervore del cantiere, forse non si è mai accorto di cosa cresce su quel braccio di strada, appena oltre il guardrail. A volte ci stupiamo di un ciuffo d’erba spuntato in una crepa dell’asfalto, e ci domandiamo dove abbia preso la forza per affacciarsi a quell’esistenza impossibile, quanta sconsiderata voglia di vivere l’abbia spinto a pretendere un po’ di cielo e qualche goccia di pioggia. Ma su quella curva del viadotto, giorno dopo giorno ho visto alzarsi un albero, un signor albero. Sotto di sé ha solo uno zoccolo di cemento durissimo, attorno ai suoi rami gagliardi il fumo delle macchine e il frastuono del traffico: nessuna delle implacabili leggi della natura gli permetterebbe di farcela, eppure è sempre più grande e più bello, e gli uccelli si posano tra le sue foglie. Ogni volta che si passa di lì bisognerebbe inchinarsi di fronte a quel mistero gaudioso, portargli rispetto. Non so neanche che specie di albero sia, è puro coraggio vegetale, il segno di una necessità che dimentica la fatica. Dall’alto della sua naturale maestà, quell’albero protegge il cantiere degli uomini.

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