Villa Grotta Pallotta

Alla fine di via Pinciana, al civico 13/15, dove finisce villa Borghese e comincia la zona detta quartiere dei Musicisti, sporge come fondale una costruzione di linea cinquecentesca: è il casino nobile dell’antica villa di Grotta Pallotta o Casino di Grotta Pallotta, pesantemente ristrutturato ed ampliato, a inizio Novecento, dall’ing. arch. Carlo Busiri Vici.

MAPPA della Zona Pinciano 1 (da via Salaria a via Pinciana)

Una Madonnella su via Pinciana ed una scritta ricordano tale ristrutturazione: INCLITA AC CELEBRIS ROMA IMMENSVM EST ATQVE OMNI ORATIONE MAIVSPELAGVS PVLCRITVDINIS REST.ET AMPL. ANNO DOM. MCMXIV (L’inclita e celebre Roma è un immenso mare di bellezza superiore ad ogni discorso – restaurata ed ampliata nel 1914). Su una lastra di marmo una scritta di Virgilio ancora rivolta a Roma: TU REGERE IMPERIO POPULOS / ROMANE MEMENTO / HAE TIBI ERUNT ARTES / PACISQUE IMPONERE MOREM / PARCERE SUBJECTIS / ET DEBELLARE SUPERBOS.

La storia dell’edificio è però ben più antica del 1914. A Grotta Pallotta, nel corso dei secoli, alloggiarono vari cardinali, un conservatore di Roma della fine del settecento, principi e illustri viaggiatori del Gran Tour. La parte originale dell’interno ha un ricco ornato pittorico seicentesco che dà una precisa idea di quale luogo di delizia potessero essere le casine di proprietà della nobiltà romana, spesso dette «vignole», che si trovavano nei possedimenti nei dintorni della città.

Ai confini di Villa Borghese fin dalla seconda metà del Cinquecento, così come evidenziato nelle piante del Maggi (1625) e successivamente di Simone Felice Delfino (1625), è presente un casino di vigna considerato un’opera minore di Jacopo Barozzi da Vignola (1507-1573). Nel primo quarto del 1700, l’edificio risulta di proprietà del cardinale Giovanni Battista Pallotta (morto nel 1668) che diede il nome a tutta la zona.

Il villino venne ampliato nel 1700 dal marchese De Rossi, fu in seguito ristrutturato nel 1800 dal Cardinale Uberto Latier di Bayonne che lasciò incisa una scritta nella cimasa della finestra centrale che si apre sul balcone: OTIO LABORIBVS PARTO A CARDINALIS DE LATERIS BAYANE ANNO MDCCCII (Per il riposo dalle fatiche prodotte dal cardinale Latier di Bayonne 1802).

Successivamente il villino passò ai Pallavicini, nobile famiglia romana che, poco più avanti sulla Salaria, aveva un grande possedimento (il nucleo dell’attuale Villa Ada). In una parte del giardino di Villa Grotta Pallotta era stata costruita l’attuale Villa Giorgina, il resto degli ampi terreni vennero lottizzati all’inizio del nostro secolo. Nel 1910 il principe Oberto Pallavicini lo cedette al Comune di Roma che lo rilevò con lo scopo di abbatterlo, ai fini di una razionale ristrutturazione urbanistica della zona.

Lungo il muro di cinta posteriore della villa correva il vicolo di Grotta Pallotta, che separava il giardino della villa (dove oggi è villa Giorgina ed un distributore di benzina) da Villa Buratti (oggi istituto Alfieri) che collegava il vicolo delle Tre Madonne (la via Salaria Antica) con la via Salaria Nova.

Rimasto abbandonato per molto tempo, fu adocchiato dall’architetto Carlo Maria Busiri Vici che nel 1912 ne ottenne la cessione dal Comune, nella persona dell’allora Sindaco Nathan, previo impegno per il suo restauro e conservazione. Nel realizzare l’ampliamento definitivo (i lavori che si protrassero dal 1912 al 1924) sul marcapiano che gira intorno al villino inserì la scritta sopra citata.

A causa di circostanze negative, suo malgrado, l’architetto Busiri Vici nel 1917 vendette la villa alla marchesa Maria Cavalletti Giordano Apostoli, senza poterne più rientrare in possesso nonostante vari tentativi. Oggi la villa è proprietà della famiglia Brachetti Peretti principali azionisti dell’API Azienda Petroli Italiana. All’attico abita Ginevra Elkann, produttrice cinematografica italiana, nipote di Gianni Agnelli, figlia di Margherita Agnelli e di Alain Elkann, sorella di John Elkann e di Lapo Elkann. Sotto il grande l’appartamento della marchesa Giovanna Sacchetti che si è trasferita qui dopo aver venduto il piano nobile di palazzo Sacchetti in via Giulia per 30 milioni al finanziere gentiluomo Robert de Balkany, già marito di Gabriella di Savoia, che ha fatto appena in tempo a pagare, e a spirare (ma non a traslocare).

Qui vicino vive Carlo Maria Perrone, detto Carlino, conte di San Martino, gentiluomo torinese-romano già proprietario del Secolo XIX, già precedentemente fuso con la Stampa e oggi dunque azionista con il 5 per cento del colosso “Stampubblica”, un 5 per cento che vale come quarto di nobiltà; sangue blu di editore oltretutto puro, e antico: il papà era proprietario del Messaggero che dopo fu venduto a Franco Caltagirone.

Bibliografia essenziale: Andrea Busiri Vici. La Casina Vignolesca di Grotta Pallotta e i suoi ampliamenti. Capitolium, 1960

Nei dintorni: Villa Giorgina,

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