Villa Leopardi Diuttajuti

Villa Leopardi è un parco pubblico nel quartiere Africano, tra via Nomentana, via Asmara, via Senafé e via Makallé, con ingresso in via Nomentana 383 e 385, via Makallè e via Asmara (attualmente chiuso).

MAPPA della Zona Trieste 5 (quartiere Africano)

Il parco è stato realizzato dal Comune di Roma negli anni Settanta dopo l’esproprio di Villa Leopardi Diuttajuti, un esempio di residenza di fine Ottocento, frutto della trasformazione di un’area agricola in “giardino di delizie”.

Il casino nobile di Villa Leopardi, pregevole edificio di inizio Novecento, è su via Nomentana ma non ha un buon aspetto: finestre murate, pareti imbrattate e sporcizia ovunque da più di dieci anni.

La villa pubblica è realizzata sul giardino di circa 2 ettari, attrezzato con giochi per bambini e una biblioteca comunale molto attiva, che organizza proiezioni di film, presentazioni di libri e attività ludiche per i più piccoli. Dall’interno del parco si accede ad un Centro per anziani, molto frequentato, con oltre 700 iscritti. Nel giardino sono presenti delle stalle e un casino settecentesco in rovina.

Il sito dell’attuale villa era caratterizzato, nell’antichità, dalla presenza del percorso dell’Acquedotto Vergine e, nel sottosuolo, dal considerevole complesso catacombale del Cimitero Maggiore.

La zona, destinata fin dal Medioevo ad attività agricole e produttive, presenta per quasi tutto il sec. XIX solo alcuni modesti manufatti che non rivelano alcun carattere residenziale. Intorno al 1886 esponenti dei conti Leopardi Dittajuti, un ramo della famiglia Leopardi di Recanati membri dell’agiata nobiltà terriera marchigiana legata, per tradizione familiare, alla viticoltura e all’attività enologica, presero possesso della vigna allora esistente e presentarono un progetto per edificare una casa ed un capannone dormitorio, con la consulenza dell’arch. Piero Guidi. Successivamente vennero eseguiti altri interventi edilizi, ma dalle documentazioni esistenti è impossibile stabilire la data di trasformazione in villa.

Nel 1905 iniziarono i lavori di costruzione di una “casina” padronale; quattro anni più tardi fu presentato un progetto di ampliamento redatto dall’ing. Giuseppe Miscia per un villino in prossimità di via Nomentana con accesso al giardino padronale direttamente su strada e con il parco alle spalle della casa . L’edificio venne realizzato in stile neo-medievale con un loggiato d’ingresso sul fronte della Nomentana e un corpo elevato in altezza a modo di torre. Le facciate, specialmente quella principale, sono movimentate da una profusione di elementi decorativi, cornici, archi, colonne, balaustre e stucchi secondo il gusto eclettico dell’epoca.

Il villino venne completato con un piccolo giardino antistante, ispirato allo stile detto gardenesque con viali tortuosi e aiuole irregolari, oggi scomparso per l’ampliamento della via Nomentana, mentre il parco presentava un aspetto boscoso, in cui prevalevano conifere e lecci. Di quella sistemazione sopravvivono una piccola fontana in cemento nei pressi della palazzina, con una vasca esagonale con al centro delle colonnine che sorreggono un secondas vasca esagonale, e le cancellate d’accesso in ghisa e ferro battuto.

Nel 1913 fu realizzata una scuderia-garage su progetto dell’ing. Decio Costanzi (recentemente restaurata ed adibita a Biblioteca Centro Culturale del Comune).

Dopo qualche anno la villa divenne un albergo e poi una casa per appuntamenti.

L’esproprio del parco e degli edifici da parte del Comune di Roma e’ avvenuto nel 1976 ed il casino fu trasformato prima in sede del Municipio e successivamente in comando dei vigili urbani, mutando radicalmente destinazione d’uso e perdendo quindi, almeno negli interni, le caratteristiche residenziali per le quali era sorto. Alla fine degli anni ’90 i vigili andarono via e da allora è in completo abbandono. Agli inizi degli anni ’90 il parco, depauperato nella vegetazione e nel disegno originale, è stato oggetto di un intervento di riarredo e sostituita la recinzione.

Nel 2006 il casino è stato assegnato in concessione alla Schneerson, una fondazione legata al mondo ebraico, per la realizzazione di un asilo. Ma la concessione da parte del Comune è rivendicata, davanti al TAR del Lazio, anche dalla Comunità Ebraica romana. Ad oggi nulla è stato realizzato e l’edificio padronale è chiuso in attesa che abbiano inizio i lavori di restauro da parte di una delle due organizzazioni che si contendono il diritto all’utilizzo.

La villa, come le vicinissime ville Blanc e villa Anziani, ha subito una notevole riduzione del giardino per la lottizzazione del parco e per l’allargamanto di via Nomentana, ma risulta a tutt’oggi una delle ville sulla via Nomentana meglio conservate. Il giardino è popolato dl lecci, pini ed alloro, ma numerose sono alcune essenze vegetali considerate invadenti quali gli ailanti, le brussanetia e le robinie, che invece nel passato erano ritenute di pregio in quanto di provenienza esotica. Tutta l’area di 19.500 mq è protetta da una recinzione moderna, realizzata a tutela del parco nel 1989, ma le cancellate della villa sono antiche e sono pregevoli esempi di lavorazione del ferro e della ghisa.

Villa Leopardi faceva parte del gruppo di ville che lungo la via Nomentana contribuirono a farne una delle più belle e paesaggistiche zone del suburbio romano

Nel 2007 un piccolo “cippo” intitolato al giudice Vittorio Occorsio è stato eretto di fronte alla biblioteca comunale nel parco di villa Leopardi

Nei dintorni:  via Mogadiscio,

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