Villa Lubin. La Storia

Nel 1906, si decide di costruire a Villa Borghese una sede prestigiosa per il nuovo Istituto Internazionale di Agricoltura, , una sorta di FAO ante litteram, un organismo nato a inizio Novecento. Il nome Villa Lubin è assegnato all’edificio successivamente in onore dell’imprenditore americano David Lubin che aveva voluto fortemente l’Istituto.  

Per Villa Lubin si era inizialmente ipotizzata la collocazione tra Porta Pinciana e piazza di Siena, al posto della Vaccheria Vecchia. Ma già nel giugno dello stesso anno, alla stipula del­l’accordo con il Comune di Roma proprietario del terreno, l’area destinata era quella attuale, ac­canto all’ingresso di villa Borghese da Porta del Popolo. Il motivo principale di questa scelta fu l’opportunità di utilizzare un’area ai confini di villa Borghese che offrisse un accesso autonomo, svincolato dagli orari del pub­blico passeggio nella villa.

Quando si stava ancora decidendo sulla localiz­zazione della sede dell’Istituto, l’Associazione Artistica tra i Cultori di Ar­chitettura, presieduta da Giulio Magni, aveva indirizzato al Sindaco di Roma un accorato appaio, per la salvaguardia della villa. Sucessivameme davanti al pretore sono presentate anche le risoluzioni della Società Romana di Storia Patria, del gruppo dei XXV della Campagna Romana, della Commissione Centrale di Antichità e Belle Arti, della Accademia di San Luca e dì molti privati di indubbio prestigio, come Giulio Monteverdi, Adolfo Venturi, Ettore Modigliani, Arrigo Boito, Arturo Toscanini, Gabriele d’Annunzio, Giovanni Pascoli, Francesco Paolo Michetti, Alfredo Panzini e molti altri. Uno schieramento imponente dì firme prestigiose, di istituti culturali e, in senso ancor più lato, di pubblica opinione non solo italiana.

I lavori iniziarono nel 1906 con l’abbattimento di alcuni pini secolari. Immediata si levò una campagna di stampa promossa da una larghis­sima parte della cultura non solo romana, per sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto stava per accedere e la clamorosissima protesta popolare per questa manomissione della villa Borghese.

Due cartelle conservate nell’archivio della Società Romana di Storia Patria si intitolano rispettivamente: “Pro Villa Borghese. Firme di protesta contro la costruzione dell’Istituto Internazionale dell’Agricolura”, una raccolta di centocinque fogli di firme di personaggi più o meno illustri precedute da una particolareggiata motivazione della protesta, e “Pro Villa Borghese. Atti e documenti della causa contro l’Istituto Internazio­nale dell’Agricoltura”, tre fascicoli dallo studio dell’avvocato dei due cittadini romani che mossero causa per il danno che la nuova costruzione avrebbe arrecato al loro diritto di fruire della villa, forti solo del diritto della “legge ospitale” che il cardinale Scipione Borghese aveva fatto scrivere e murare neI teatro del secondo recinto della sua villa.

Probabilmente il ricordo del progetto di lottizzazione del 1888 dell’area del Galoppatoio faceva ancora temere una possibile lottizzazione di Villa Borghese, per volontà e interesse del Re.

La causa comunque, dopo una sospensione di qualche mese dei lavori di costruzione, fini con il concludersi nel gennaio del 1908 con la constatazione che: “essendosi ormai completata la costruzione del patazzo sarebbe opportuno limitare la controversia al danno certamente più grave che potrebbe derivare dal pubblico abbattimento di altri pini per costruire i viali di accesso”. La polemica, rimbalzata immediatamente sui giornali stranieri, in particolare americani, aveva fatto temere per la concreta realizzazione delle decisioni della commissione internazionale del 1905, al punto che se non ci fosse stata la garanzia del Re per i fondi occorrenti alla costruzione probabilmente si sarebbe spostata altrove la sede dell’intero istituto.

A costruzione ultimata si dovette comunque riconoscere che molti timori erano stati eccessivi: il palazzo infatti rimaneva in gran parte nascosto fra gli alberi del poggio oggetto di tanta polemica.

Iniziata nel 1906 ed inaugurata nel 1908 tra accese polemiche (vedi Costruzione di Villa Lubin), decorata in questi anni e in quelli immediatamente seguenti, la villa è studiata per le specifiche necessità dell’istituto, con una grande sala centrale e con una pianta ad andamento anulare per gli altri ambienti. A fianco ad essa, su via di villa Ruffo fu costruita la stamperia dell’istituto, nel 1934 trasformata nella Biblioteca di Villa Lubin. La palazzina della biblioteca è stata completamente ristrutturata ed ammodernata nel 1981.

Villa Lubin è di proprietà dello Stato Italiano dal dopoguerra, quando l’Istituto confluì nella neonata FAO. Dal 1952 al 1960 ha ospitato l’Istituto per l’Oriente e il Centro Italo-Arabo. Dal 1958, dopo un completo restauro, l’edificio è sede del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL).

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