Villa Poniatowski

Villa Poniatowski o Villa Poniatowskij è in via di Villa Giulia ed è sede della Soprintendenza Beni Archeologici Etruria Meridionale.

MAPPA FLAMINIO 1 della Zona Flaminio 1 (da Porta del Popolo a Belle Arti)

Villa Poniatowski sorge su via di Villa Giulia, una stretta traversa di via Flaminia senza marciapiedi che, fino ad un secolo fa, era l’unica via di accesso a Villa Giulia. La villa è adagiata sul pendio della rupe che, su Valle Giulia, fronteggia sul lato opposto l’altura di Monti Parioli.

La storia della villa risale all’inizio del Cinquecento quando Antonio Del Monte con il nipote Giovan Maria, futuro papa Giulio III, stanno acquistando terreni in questa valletta. Un ricco romano si fa costruire qui una villa. Scrive il Vasari nella vita di Jacopo Sansovino: “fece (il Sansovino) a Messer Marco Coscia una loggia bellissima sulla strada che va da Roma a Ponte Molle nella via Flaminia”. Antonio Nibby sostiene che alla villa ci mise mano anche Baldassarre Peruzzi, progettista della Farnesina alla Lungara (allora proprietà Chigi).

Ma il neo papa Giulio III vuole questa valle tutta per se e acquista questa proprietà e tutto il terreno lungo la Flaminia fino a Porta del Popolo, compresa l’altura soprastante. Bartolomeo Ammannati sistema la casina nobile e il Vignola interviene sul parco adagiato sul pendio della rupe, ornandolo di statue e fontane e realizzando muri di contenimento ritmati da finestre e tagliati da monumentali rampe di accesso, e gli da così un assetto scenografico simile a quello degli Orti Farnesiani sul Palatino.

A metà del pontificato di Giulio III i lavori sono terminati e il papa dona al fratello questa grande vigna, che da allora assume il nome di Vigna di Balduino. Pochi anni dopo, papa Pio IV, confisca al nipote di Giulio, Fabiano, la Vigna di Balduino e la Vigna Bassa e dona ai nipoti, il cardinale Carlo Borromeo e il conte Federico Borromeo, tutto il fondovalle a destra della Flaminia. Dopo pochi anni la proprietà Borromeo viene a sua volta suddivisa e la Vigna Bassa, a nord del vicolo dell’Arco Oscuro, va ai Colonna che terranno questa proprietà per secoli.

La Vigna di Balduino, è ulteriormente suddivisa: la parte adiacente il vicolo è ceduta al cardinale Pier Donato Cesi dei duchi d’Acquasparta e diventa la splendida Villa Cesi, citata dal Montaigne nel 1581 come una delle dieci ville più belle di Roma, la parte ancora a sud, verso Porta del Popolo, diviene proprietà di Marco Sittico Altemps e, alla fine del Cinquecento, Villa Altemps era la prima lungo la Flaminia sulla desta, fuori città, col suo bel portale (detto Prospetto barocco) oggi traslato e rimontato in Campidoglio.

Nella nuova sistemazione di Villa Cesi e del parco interviene ancora il Vignola e il complesso, riccamente ornato con statue, fontane, rampe monumentali assume un assetto scenografico. L’aspetto del parco, visto da settentrione e da occidente, non era tanto diverso da quello degli Horti Farnesiani sul Palatino, con muri di contenimento ritmati da finestre e tagliati da rampe di accesso. All’epoca tra le varie parti del giardino era spesso ricordato il viridarium, luogo ameno di incontro e di ritrovo culturale degli ospiti del cardinale Cesi.

Delle “delizie” cinquecentesche del giardino resta oggi ben poco: alcune arcate, parte della vasca circolare e le statue delle due fontane incorporate nelle concerie Riganti, che probabilmente non ebbero mai la collocazione rappresentata nell’incisione del Venturini. In compenso, l’assetto di Villa Cesi è documentato in numerose descrizioni, nonché attraverso alcune vedute, tra le quali i dipinti dell’appartamento della Guardia Nobile in Vaticano (realizzati tra il 1552 e il 1555, ove però non compare il fabbricato) e quelli del salone al primo piano di Villa Giulia affrescato da Taddeo Zuccari, e le riproduzioni incluse nella cartografia e nelle vedute di Roma come ad esempio quella nella pianta di Leonardo Bufalini del 1551.

Intorno al 1700, la viene acquistata al marchese Giulio Sinibaldi (citato su una lapide sulla parete dello Studio Fortuny che parla dell’Arcosolio di Benedetto XIV) che la arricchisce ancora e realizza un casino nobile sulla via Flaminia, approssimativamente dove ora c’è la Fabbrica del ghiaccio oggi facoltà di Architettura. Descrizioni dell Casino Nobile in questo periodo si trovano nell’archivio della famiglia Ruspoli che aveva ereditato il patrimonio dei Cesi. A questo periodo si riferisce la stampa di Giuseppe Vasi, effettuata nel 1757. Nel 1792,

Villa Sinibaldi è ormai in completa decadenza e una parte è acquistata, dal principe polacco Stanislao Poniatowski (Varsavia 1754 – Firenze 1833), comandante della Guardie di fanteria della Corona, Grande Tesoriere di Lituania, Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Bianca, nipote dell’ultimo Re di Polonia e Granduca di Lituania, Stanislao Augusto Poniatowski, che vedeva in lui un possibile successore. Colto e gran viaggiatore, ricco mecenate, particolarmente interessato agli studi di economia e di arte, non amato dalla nobiltà polacca che lo vedeva come un rampollo arrogante e altezzoso, nel 1792, dopo le spartizioni tra Prussia e Russia che posero fine all’esistenza della confederazione Polacco-Lituana, il principe si trasferisce a Roma. All’arrivo a Roma, il principe incarica Giuseppe Valadier dei lavori di rinnovare il casino cinquecentesco sul vicolo dell’Arco Oscuro e i giardini in forme neoclassiche. Fu allora che è realizzata la grande finestra ad arco al primo piano e la loggetta con pilastri al secondo e il viale principale è adornato con capitelli provenienti da Ostia Antica.

Del giardino di quei tempi oggi rimangono poche tracce, tra di esse il portale d’ingresso su piazza di Villa Giulia, probabilmente del Vignola. Dal Valadier sono anche realizzate la casina, oggi nota come Casina Vagnuzzi e sede dell’Accademia Filarmonica, e le stalle su via Flaminia, poi soprelevate e trasformate in studio del pittore e incisore Mariano Fortuny y Carbò (Studio Fortuny), oggi sede del Centro di formazione del Notariato. Il poeta romanesco Giuseppe Gioachino Belli, nel 1812-1813, alloggiò in questo dimora come segretario, ma di lì a qualche mese lasciò l’ufficio per dissapori con la concubina del padrone, tale Caterina Beloch.

Nel 1822 il principe si trasferisce a Firenze, che dovre vivrà fino alla morte Alla sua partenza, l’edificio su via Flaminia è ceduto al Cavaler Vagnuzzi, suo amico (Casina Vagnuzzi) e inizia la decadenza della villa che dal 1826 passa nelle mani di diversi proprietari. Tra di essi citiamo solo Domenico Carelli, napoletano, mercante d’arte discendente del pittore Domenico Carella (1721-1813). Egli, nelle case rurali sparse nel parco, ospita diversi artisti, inaugurando questa presenza bohèmienne che caratterizzerà questa zona della città fino all’ultimo dopoguerra.

Come tutte le costruzioni dell’area, la villa fu danneggiata durante la Repubblica Romana del 1849, negli scontri tra Garibaldi e i Francesi. Il vecchio edificio delle stalle su via Flaminia, ospita lo studio e l’abitazione del pittore spagnolo Mariano Fortuny (1838-1874) (Studio Fortuny) e, dopo un’offerta senza successo al principe Camillo Borghese che aveva ampliato la sua villa fino a confinare sul vicolo dell’Agnello con la parte di villa Poniatowski sulla sommità del colle, questa parte della proprietà fu venduto al nobile alsaziano Alfred Strohl che trasforma gli edifici preesistenti nella grande proprietà realizzando la sua abitazione e una serie di edifici per studi e alloggi che offre ai suoi amici artisti (Villa Strohl Fern).

Nel 1870 la parte della proprietà adiacente al vicolo, con il Casino Nobile, è acquistata da Sebastiano Riganti, che vi insedia un impianto industriale. trasformando una parte del casino in un impianto industriale di conceria (Conceria Riganti). Allora infatti, senza le materie plastiche, la pelle, trattata in mille modi, era una componente essenziale di vestiario, di strumentazione e di arredo. L’edificio delle vasche di concia è collocato nel giardino mentre l’essiccatoio è costruito sulla “passeggiata delle delizie”, fino ad allora descritta in modo idilliaco da poeti, scrittori e viaggiatori del Grand Tour e ritratta da pittori. Per lo scarico delle vasche di concia è realizzato un canale che passando sotto la via Flaminia scarica nel fiume le “acque rosse”. Lo sbocco del canale nel Tevere è ancora visibile sull’argine, subito a valle di ponte Risorgimento.

Nella restante parte del giardino prospiciente vicolo dell’Arco Oscuro verso via Flaminia, nell’area oggi occupata dal Circolo Sportivo Belle Arti e dalle palazzine della Cassa del Notariato, si installano dei marmorari. Quando anche la concerie è dismessa nei suoi locali si insedia la fabbrica di carrozze Maraga (divenuta poi Carrozzeria Maraga) e il diverticolo di accesso in via Flaminia 122 si popola prima di stalle e poi di officine meccaniche legate alla manutenzione delle auto. Tracce indirette di questa attività sono ancor oggi nelle botteghe artigiane del Borghetto Flaminio.

Nel 1988 la Casina Nobile della villa è acquisita al Demanio dello Stato, per ampliare il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Dopo i restauri nel 1992, nonostante la Villa sia fisicamente separata da Villa Giulia da una striscia di terra che scende dalla collina ed appartiene a villa Strohl Fern (è infatti di villa Strohl Fern il grande cancello sulla destra della facciata di villa Giulia), si decide di farne la sede della Sopraintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale e del Lazio. Negli anni successivi, il governo francese ha concesso in uso al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia il portale e il viale d’accesso da questo alla villa, per facilitare il passeggio dei visitatori tra i due edifici.

Immagini: Villa Poniatowski, Contrafforti Villa Poniatowski, Stampa di Giuseppe Vasi Villa Poniatowski, Pianta Villa Poniatowski, Sala Egizia, Villa Poniatowski, Giardino

Pagine correlate: Villa Poniatowski – Video di TreccaniChannel

Nei dintorni: Via Flaminia. Da Piazza della Marina a Belle Arti, Arco oscuro,

I commenti sono chiusi