Villa Romana dell’Auditorium

La Villa Romana dell’Auditorium è un complesso archeologico scoperto e portato alla luce durante i lavori di costruzione dell’Auditorium Parco della Musica.

Mappa Parioli 5 (zona Villaggio Olimpico, Villa Glori)

Durante i lavori per la realizzazione dell’Auditorium, nell’area del Villaggio Olimpico tra viale Maresciallo Pilsudski, il viadotto di corso Francia e Villa Glori, non distante dalla via Flaminia, sono stati rinvenuti i resti di una grande villa suburbana di grandi dimensioni di epoca romana, in uso tra la seconda metà del VI secolo a.C. e il II secolo d.C.

Gli scavi effettuati hanno evidenziato un vasto complesso archeologico le cui numerose e sovrapposte fasi coprono un arco cronologico che va dal 550 a.C. fino al 150 d.C. circa:

Il complesso messo in luce è di particolare importanza sotto molti aspetti. L’elemento saliente emerso dalle indagini è la realizzazione, già in epoca molto antica, di una grande residenza rurale, la cui estensione rimane sostanzialmente invariata anche nelle fasi successive, che già prevede la distinzione della parte signorile da quella rustica. Questo elemento è apparso eccezionale agli studiosi in quanto sembra anticipare di molti anni il modello descritto da Catone (Le ville in età romana). L’edificio presenta, sotto l’aspetto planimetrico, somiglianze con i palazzi etruschi, le case aristocratiche rurali con funzione di centri di potere politico e di controllo del territorio, come quelli di Murlo e di Castelnuovo Berardenga.

Questa prima interpretazione lasciava però degli interrogativi insoluti: sancita la presenza di una villa, rimanevano da chiarire l’indiscutibile antichità delle murature e delle strutture. Si poteva inoltre riconoscere che questa villa era già presente nel sesto secolo avanti Cristo e poiché aveva mantenuto una straordinaria continuità di vita, ci si chiedeva come mai le murature fossero rimaste così integre, senza che le pareti venissero modificate con il passar del tempo, come era d’uso in epoca romana.

Durante le indagini archeologiche si scoprì inoltre una moderna presenza di quello che in ambiente archeologico scientifico si definisce “sacra”, ossia di miniature che hanno a che fare con il culto. Si ritenne che questi oggetti facessero parte dei sacra della famiglia, ossia dell’arario, un apposito luogo di culto presente in ogni casa romana. Non si trovava peraltro una spiegazione al fatto che in questa villa ve ne fossero così tanti.

Inoltre durante il rinvenimento fu trovata quella che fu chiamata la tegola dell’Acheloo. una enorme tegola da grondaia, talmente integra da far pensare che fosse stata sotterrata per proteggerla. Una immagine predominante della tegola rappresentava una divinità fluviale particolarmente attestata a Roma, Acheloo, la divinità fluviale che nell’antica epoca greca e romana era considerata il padre delle truppe e che veniva rappresentata o nell’aspetto di un toro con viso umano o al contrario, di un umano con forme taurine.

Quattro anni dopo, il rinvenimento casuale della Fonte di Anna Perenna, a piazza Euclide, ha chiarito molti punti oscuri. E’ noto infatti, che al primo miglio della Via Flaminia si trovava il Bosco Sacro dedicato alla dea, una arcaica divinità femminile e, dopo attenti studi, si ritenne che la villa e la fontana fossero legate ad uno unico spazio sacro, ipotizzando che l’intera area che dalla via Salaria Antica (via Barnaba Oriani) scende fino alla via Flaminia fosse parte integrante del santuario di Anna Perenna, compresa l’aera in cui oggi sorge l’Auditorium.

I principali oggetti rinvenuti, insieme con modelli della villa nelle sua varie fasi di vista, sono stati collocati nel Museo Archeologico dell’Auditorium, da dove è possibile vedere gli scavi.

Bibliografia essenziale: “Il grande Auditorium di Roma. Una porta sul futuro” TIELLE MEDIA Editore S.r.l., 2005

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