Villa Sacchetti

Villa Sacchetti, oggi demolita, era un’antica villa che sorgeva in fondo all’attuale via Torquato Tarantelli e per secoli ha caratterizzato il panorama dei colli Parioli.

MAPPA della Zona Pinciano 4 (da piazza Pitagora a piazza Euclide)
MAPPA della Zona Pinciano 5 (da Villa Taverna a Villa Giulia)

da fare

Le attuali via di Villa Sacchetti e via Torquato Taramelli corrono sul viale di accesso che dal vicolo delle Tre Madonne conduceva al casino nobile della grande proprietà. Alla villa si accedeva anche dal vicolo dell’Arco Oscuro, nel tratto corrispondente alle attuali via Luigi Luciani, via Filippo Civinini. Un brano di verde non costruito lungo via Pietro Micheli è quanto rimane del parco della villa.

Il casino Sacchetti si sviluppava su tre piani di cui il primo al culmine della scala esterna composta da tretadue gradini di marmosu due rampe, comprendeva il salone d’ingresso e otto camere con caminetti in marmo e finestre dotate di robusti battenti e varie finiture di qualità: è citato il “camerino del cesso”Gli altri due piani erano altrettanto raffinati e in alto “la scala che ascende al superiore terrazzo” dal quale si godeva una vista a 360° della zona. Accanto al casino un’altra costruzione di servizio ospitava la servitù.

Il grande fondo agricolo adiacente alla villa era del Pontificio Collegio Greco al quale il marchese Sacchetti pagava un canone. Il fondo era gravato dall’obbligo della Messa in tutte le feste di precetto e della servitù di passaggio per entrare nelle Catacombe di Sant’Ermete.

Solo nel 1876 la Giunta Liquidatrice dell’Asse Ecclesiastico vendette in asta pubblica al marchese Urbano Sacchetti la “vigna con fabbricati in contrada Monti Parioli di ettari 17 e are 48”. La vigna confinava con il vicolo dell’Imperiolo, con il vicolo delle Tre Madonne, con i terreni Caetani, Sacchetti; Gramigna.

L`archivio dei marchesi Sacchetti è oggi confluito nell’Archivio Storico Capitolino.

Immagini: Il casino della Villa Sacchetti, di Giacomo Maes, visto dall’area dell’attuale Villa Taverna (Fondo Sacchetti, Archivio Capitolino).

vedi piante fine ottocento.

La villa fu costruita dai … Sacchetti, nobile famiglia fiorentina avversaria dei Medici, nel .. secolo

La zona era isolata e le strada per arrivarci (il vicolo dell’Arco Oscuro dalla via Flaminia) pericoloso. Quando i signori decidevano di andare in villaggiatura nella loro villa dei Parioli, il fattore li aspettava con diversi uomini fuori Porta del Popolo per scortarli nel viaggio.

Il casino nobile era una costruzione rossiccia con paraste bianche in rilievo che si trovava in fondo all’attuale via Torquato Taramelli che insieme a via di Villa Sacchetti corre sulla vecchia strada di accesso alla villa dal vicolo delle Tre Madonne (l’odierna via Ulisse Aldrovandi).

Davanti alla casina nobile c’erano due sequoie e un grande parco che scendeva giu dove ora è piazza Euclide.

Nella proprietà campi coltivati, vigne, frutteti (specialmente di pera, da cui il nome di monti Peraioli) in cui erano roccoli per l’uccellagione (reti fisse per la cattura di piccoli uccelli. Allora, ci racconta Fulco Pratesi che ai Parioli c’è nato, da queste parti c’era ancora la passera lagia, una specie oggi scomparsa in tutto il Lazio.

Il parco fu lottizzato negli anni ’30, quando fu tracciato viale dei Martiri Fascisti (l’attuale viale Bruno Buozzi), e si iniziò a costruire, demolendo il casino nobile. La maggior parte delle palazzine furono costruite dopo la guerra. Tra i costruttori il padre di Fulco pratesi e il nonno del Ghira diventato tristemente famoso per l’episodio del Circeo.

Nel parco un episodio raccontato da Fulco Pratesi. Erano gli anni ’40 lui era un bambino e, con altri amichetti, stava esplorando il grande giardino della villa abbandonata da decenni. In lontananza, sentono una musica dolce. Si avvicinano e in una valletta vedono un grande gregge che pascolava. Su un montarozzo un pastorello suonava uno strumento. I bambini si avvicivano e il pastorello smette di suonare e gli fa vedere il flauto da lui stesso costruito. Alle loro richieste di averlo anche loro, fissa il prezzo: una lira. Non era poco ma il piccolo Fulco è colpito dalla soavità della musica che da quel piccolo e semplice strumento si poteva tirar fuori. Corre a casa. Si fa dare dalla mamma la lira e e poter finalmente produrre lui quel suono così dolce.torna, sempre di corsa, dal pastorello per concludere l’affare. Ovviamente, nonostante gli insegnamenti del piccolo venditore e gli sforzi del piccolo acquirente, mai nessuna nota usci più da quel piccolo flauto. Poche anni dopo, su quegli stessi prati, il giovane Fulco Pratesi andava a caccia.

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