Villa Visconti

Villa Visconti di Modrone è in via Salaria 366, all’angolo con via Nera.

MAPPA TRIESTE 3 della Zona Trieste 3 (piazza Verbano)

Villa Visconti è una costruzione rossa lungo la via Salaria, di fronte all’ingresso di Villa Ada detto dei Cavalli, tra la Palazzina Filomarino e via Nera dove ha il suo grazioso ingresso al civico 7.
Sul muro della costruzione, poco visibile dall’esterno una lapide coperta dalle fronde. Le parole che si riescono a leggere sono il papa CLEMENTE XIV GANGALANDI e la data ANNO DOMINI MDCCLXXII

Villa Visconti è una costruzione del Novecento dove, negli anni ’20, prende casa Don Giuseppe Visconti di Modrone nominato Gentiluomo di Corte addetto alla persona della Regina Elena. Deve aiutare la sovrana di origine montenegrina a svolgere conversazioni erudite in italiano, anche se la continua frequentazione non manca di suscitare pettegolezzi nel bel mondo romano fino a presumere apertamente una relazione affettiva tra i due alti personaggi.

In questa casa, nel 1939, viene a vivere Luchino Visconti, quartogenito di Don Giuseppe, che, nel 1942, mette in cantiere il suo primo film: Ossessione, ispirato al romanzo Il postino suona sempre due volte. Protagonisti sono Clara Calamai, che sostituisce all’ultimo momento Anna Magnani costretta ad abbandonare il progetto perché in stato di avanzata gravidanza, e Massimo Girotti. E’ la prima pellicola neorealista.

Dopo l’armistizio, Visconti collabora con la Resistenza, si da alla latitanza, e chiede all’attrice Maria Denis, con la quale ha una relazione, a offrire ospitalità nella sua villa a tutti gli antifascisti che si presentavano con la parola d’ordine «per conto di chi sai tu». Questa villa così diviene il rifugio di tantissimi clandestini. Tutte le finestre sono sbarrate ed oscurate, in modo che dall’esterno la casa risulta disabitata, mentre all’interno è una specie di dormitorio, mensa e ufficio, i cui occupanti entravano e uscivano solo di notte. In quegli anni sono “ospiti” di Villa Visconti tra gli altri, Guttuso, Lizzani, Amendola, Longo. Il maggiordomo Sisinnio Mocci, impegnato nella lotta clandestina contro l’occupazione nazifascista di Roma, è arrestato nella villa e trucidato alle Fosse Ardeatine. Luchino è catturato nel ’44 e tenuto prigioniero per alcuni giorni dalla famigerata Banda Koch. Si salva dalla fucilazione solo grazie all’intervento di Maria Denis, che intercede per lui presso Pietro Koch, probabilmente innamorato di lei.

Terminata la guerra, si dedica all’allestimento di drammi in prosa (rimane leggendaria la compagnia formata con Paolo Stoppa e Rina Morelli) e, negli anni Cinquanta, anche alla regia di melodrammi lirici, tra cui quelli con Maria Callas Meneghini. Nel 1948 torna dietro la macchina da presa, realizzando La terra trema, adattamento dal romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga.
Nel 1956 è tra gli intellettuali comunisti che manifestano contro l’invasione sovietica d’Ungheria, ma non lascia il partito comunista. Nel 1957, realizza Rocco e i suoi fratelli, nel 1961, con Vittorio De Sica, Federico Fellini e Mario Monicelli, realizza il film Boccaccio ’70. Nel 1962 Visconti mette d’accordo critica e pubblico con Il Gattopardo, tratto dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e interpretato da Burt Lancaster e Claudia Cardinale. Nel 1965 esce il film Vaghe stelle dell’Orsa.

Durante le riprese, a Visconti viene presentato il giovane Helmut Berger, di cui si infatua e che diventa una delle icone del suo cinema nonché suo compagno nella vita, con una relazione che, tra gli alti e bassi, prosegue fino alla morte del regista. Accanto alle storie d’amore tradizionali infatti, vissute con Coco Chanel, Clara Calamai, Maria Denis, Marlene Dietrich, Elsa Morante, il regista non ha mai nascosto un suo orientamento omosessuale,che trova riferimenti espliciti in molti dei suoi film e allestimenti teatrali. Negli anni Trenta a Parigi, Visconti ha una relazione con un fotografo, negli anni Quaranta, nel pieno della sua consacrazione professionale, si innamora del giovane scenografo dei suoi spettacoli, Franco Zeffirelli, che vive per un lungo periodo in questa villa.
Alla fine degli anni sessanta Visconti, realizza La caduta degli Dei (1969), che costituisce il primo tassello di quella che sarà poi definita la ‘trilogia tedesca’. Gli altri due film saranno Morte a Venezia del (1971) e Ludwig del 1972, tutti e tre interpretati da Helmut Berger. La ‘trilogia’ doveva diventare ‘tetralogia’ con La montagna incantata, un altro lavoro di Mann, ma nel 1972, il regista viene colto da un ictus cerebrale che lo lascia paralizzato nella parte sinistra del corpo.

Dopo l’ictus, il regista lascia la casa di via Salaria e si trasferisce vicino alla sorella Uberta a via Fleming, in un appartamento in affitto moderno ma anonimo in cui probabilmente si sentiva provvisorio (sul citofono, c’era solo un pezzetto di foglio a quadretti con su scritto, con la biro, L.Visconti https://ricercavisconti.files.wordpress.com/2011/03/via_fleming_roma.jpg), dove, assistito dagli amici più intimi, Suso Cecchi D’Amico, Pietro Ingrao, lo sceneggiatore Enrico Medioli, il musicista Franco Mannino, Enrico Lucherini, lo scrittore Giuseppe Patroni Griffi, l’attrice Adriana Asti e il giovane aiuto-regista Giorgio Ferrara trascorre i suoi ultimi anni in cui, malgrado le condizioni di salute, riesce a girare due ultimi film, Gruppo di famiglia in un interno (1974), e il crepuscolare L’innocente (1976), tratto dal romanzo omonimo di Gabriele d’Annunzio.
Luchino Visconti muore nel 1976. Le sue ceneri di sono conservate sotto una roccia sull’isola d’Ischia, nella sua storica residenza estiva La Colombaia.

La villa è acquistata da un cardiochirurgo napoletano famoso per aver operato Raffaele La Capria che ammise pubblicamente «Se sono ancora qui, lo devo a Gino».

Per approfondire: Maria Denis e Luchino Visconti

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