Risultati della ricerca per: "Giovanni Cena" "Sibilla Aleramo"

Giovanni Cena e il vicolo di San Filippo

In questa ultima puntata del racconto Quando ai Parioli c’erano i campi … di Giovanna Alatri parliamo di Giovanni Cena che abitava ai Parioli, sul vicolo di San Filippo. Questo stradello iniziava dal vicolo dei Parioli o via Parioli (oggi via Giovanni Paisiello) e correva sulle attuali via Emilio de’ Cavalieri, viale Romania, via Mafalda di Savoia, via di San Filippo Martire) che seguivano il tracciato dell’antica via Salaria. Continue reading

Breve storia di un grande amore (intellettuale)

Una affascinante storia d’amore del primo novecento italiano tra due persone divenute poi famose, che abitavano in uno dei primi palazzi costruiti a via Flaminia e che hanno contribuito alla crescita culturale dell’Italia. Un grande amore vissuto nell’ambito di uno straordinario rapporto tra due intellettuali che hanno rivoluzionato, ognuno nel proprio campo, metodi, sistemi e principi della loro epoca.

Dopo la pubblicazione di “Quando ai Parioli c’erano i campi …” di Giovanna Alatri, Carlo De Bac ci propone un altro racconto, che parla di uno dei personaggi che abbiamo già conosciuto in quella storia, Giovanni Cena (1870-1917), protagonista dell’avvio e dello sviluppo delle scuole dell’Agro romano, e di Sibilla Aleramo (1876-1960), scrittrice,  poetessa e giornalista, che anticipa quello che sarebbe stato il femminismo degli anni Settanta.

Leggi il racconto

Palermitano, professore emerito di Malattie Infettive presso La Sapienza, dopo aver chiuso la sua vita universitaria, Carlo de Bac è ritornato al suo primo interesse, letteratura e storia, dedicandosi a biografie documentate di illustri personaggi.

Roma2pass è lieta che De Bac abbia accolto l’invito a farci compagnia in questo periodo con racconti e aneddoti di personaggi famosi che hanno abitato nei nostri quartieri e lo ringrazia per averci messo a disposizione il suo lavoro.

Chiediamo a tutti gli amici di AMUSE che abbiano ricordi o ricerche su un luogo o su un abitante celebre del Secondo Municipio di scrivere a roma2pass@gmail.com per proporre la loro pubblicazione.

“Breve storia di un grande amore (intellettuale)” di Carlo De Bac

C’è un’affascinante storia d’amore del primo novecento italiano, quasi sconosciuta, forse perché solo la protagonista femminile della coppia avrebbe col tempo acquisito una notorietà di poetessa e scrittrice che ancora dura e si rinnova.
Giovanni Cena e Rita Faccio, dopo essersi conosciuti in Piemonte dove ambedue erano nati, si erano rincontrati a Roma per motivi di lavoro, lei ventisettenne, lui sei anni di più. Cena, redattore di una rivista di critica letteraria, La Nuova Antologia, le aveva offerto di collaborare e, in poco tempo, il rapporto si era trasformato in amore e nella convivenza in un appartamento in via Flaminia 43, in un edificio a pochi passi da piazza del Popolo ma che allora era l’ultimo prima della campagna.  Continue reading

Alessandro Marcucci e il vicolo Carcano

In questa terza puntata del racconto Quando ai Parioli c’erano i campi … di Giovanna Alatri parliamo di Alessandro Marcucci che ha abitato a via o vicolo Carcano, una piccola traversa della via Salaria che correva lungo il muro nord-ovest di Villa Albani, sul tracciato dell’odierna via Adda. La via era allora intitolata a  Filippo Carcano (1840-1914) milanese, pittore e poi professore all’Accademia di Brera. Nella Pinacoteca di Brera sono esposte diverse sue opere. Oggi a Roma a Filippo  Carcano è stata intitolata una strada del quartiere Ardeatino.

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Liberty e effimero a Roma

La vicenda Liberty a Roma è attraversata, e per certi versi enfatizzata, da un’importante occasione espositiva: la mostra internazionale del 1911, celebrativa del primo cinquantenario dell’unità nazionale. Un’occasione che oggi si classificherebbe nell’ambito dell’effimero, ma che in città lascia anche molte eredità non effimere. In realtà, nel quadri dell’esposizione il tono floreale non è affatto né egemone né prevalente: l’eclettismo storicistico pervaso da un pathos che qualcuno avrebbe poi definito «carducciano», che si ritiene il più appropriato all’occasione celebrativa, fa sicuramente la parte del leone, ma anche il gusto modernista riesce a ricavarsi uno spazio. Lo ha nella grafica delle affissioni (i manifesti dell’esposizione sono affidati a Duilio Cambellotti, Aleardo Terzi, Galileo Chini, Vittorio Grassi) ma pure, nelle architetture temporanee, in quelle permanenti e nelle stesse acquisizioni di opere d’arte effettuate in tale circostanza da istituzioni pubbliche. Continue reading