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Passeggiata lungo le mura, dal Castro Pretorio al Bersagliere

La nostra passeggiata di giovedì scorso è stata breve, ma intensa.  Il nostro Socio Armando Bussi ci ha accompagnato lungo le Mura Aureliane in un tratto, che apparentemente non sembra raccontare molto, dal Policlinico Umberto I a Porta Pia.
Abbiamo invece appreso un mucchio di cose!  A partire da quanti Papi sono intervenuti nei secoli su quel tratto dove si apriva Porta Pretoriana.
E poi il ricordo del tram 19 che nel 1944 si trovava all’altezza di viale del Policlinico quando iniziò il primo bombardamento su Roma e una bomba arrivò anche da queste parti!
Arrivederci alla prossima passeggiata Roma2pass!

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Porte del Castro Pretorio

 Il Castro Pretorio era l’accampamento militare permanente della guardia pretoriana, fatto edificare dall’imperatore Tiberio fuori dalla città, nell’anno 20 dC. Costruito come un classico accampamento romano, di forma rettangolare, era difeso da mura e tagliato da due strade ortogonali, che s’incrociavano al centro, il Cardine (o Cardo) e il Decumano.  Al centro di ciascuno dei quatro lati vi si apriva una porta: la Praetoria, la Decumana, la Principalis sinistra e la Principalis dextera. Continue reading

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Esopo

Una parte dell’Istituto Comprensivo Via Volsinio era intitolata ad Esopo che, nella cultura occidentale, è l’inventore della favola come “genere letterario”.

Èsopo (in greco antico: Αἴσωπος, Áisōpos; nato forse in Bulgaria nel 620 a.C. circa e morto assassinato a Delfi nel 564 a.C.) ha avuto una grandissima influenza sulla cultura occidentale: le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Della sua vita si conosce pochissimo, e alcuni studiosi hanno persino messo in dubbio che il corpus di favole che gli viene attribuito sia opera di un unico autore, come per Shakespeare. Il suo stesso nome “Esopo” potrebbe essere una storpiatura della parola greca “etiope”, termine con cui i Greci si riferivano a tutti gli africani subsahariani.

Inoltre, alcuni degli animali che compaiono nelle favole di Esopo erano comuni in Africa, ma non in Europa (Il leone, la cicogna, la scimmia ecc.). Si deve anche osservare che la tradizione orale di moltissimi popoli africani (ma anche dei popoli del Vicino Oriente e dei Persiani) includeva favole con animali personificati, il cui stile spesso ricorda molto da vicino quello di Esopo. Secondo Erodoto, Esopo morì di morte violenta, ucciso dalla popolazione di Delfi, dopo essere stato assalito durante una delle sue orazioni pubbliche.

Si dice che fosse di aspetto orribile, un uomo gobbo e deforme, ma non tutte le fonti sono concordi in merito. Esopo è considerato l’iniziatore della favola come forma letteraria scritta. Per “Favole di Esopo” (in lingua greca: Aἰσώπου μῦθοι) si intende la raccolta di 358 favole costituite probabilmente da un nucleo primario di favole a cui, nel corso dei secoli, se ne sono aggiunte altre di varia origine. Le favole di Esopo si possono descrivere come archetipiche; la stessa definizione corrente di “favola” è basata principalmente sulla favola esopica. Si tratta di componimenti brevi, in genere con personaggi che sono animali personificati, con lo scopo esplicito di comunicare una morale.

Molte di queste favole sono talmente celebri da aver acquisito nella cultura moderna il ruolo di proverbio; alcuni esempi sono La volpe e l’uva, La cicala e la formica, Al lupo! Al lupo!, La tramontana e il sole e La gallina dalle uova d’oro. Molte furono anche riadattate da grandi scrittori di fiabe (per esempio Fedro o Jean de La Fontaine). Le favole di Esopo divennero proverbiali anche in epoca medievale, quando non si conoscevano più gli originali.

Una delle favole più celebri  di Esopo è Il Topo di Campagna e il Topo di Città, la conoscete? La vita in campagna è tutta orientata alla natura ed il topo di campagna sa riconosce “i segni” della natura sia le prelibatezze, come i sacchi di grano, la frutta o i raccolti nei magazzini, ma riconosce anche i pericoli, le trappole con i pezzi di formaggio in bella vista, il volo dei falchi e delle cornacchie. Mentre il topo di città è attratto da altri “manicaretti” come le buste dell’immondizia, ma è ben attento a schivare i cani o le “esche” avvelenate.

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