Villa Alberoni è oggi una grande villa tra via Nomentana e via degli Appennini, sede dell’Università Luiss Guido Carli a partire dagli anni Settanta. Ma la storia della villa è molto più antica e risale alla fine del Cinquecento. Continue reading
Villa Torlonia
Villa Torlonia è un parco pubblico romano che comprende anche importanti musei o zone museali, a partire dal Casino Nobile. La villa si estende tra via Nomentana, dove al civico 7 ha il cancello monumentale di ingresso, via Alessandro Torlonia, viale di Villa Massimo, via Siracusa e via Spallanzani. E’ stata realizzata dai Torlonia nell’Ottocento ed è una delle ultime ville storiche realizzate a Roma.
Villa Paganini
Sulla via Nomentana dopo corso Trieste, di fronte a Villa Torlonia, c’è Villa Paganini, un grazioso giardino pubblico realizzato da Raffaele De Vico nel 1934. Continue reading
Villa Alberoni
Villa Alberoni era una grande villa settecentesca che si estendeva lungo la via Nomentana, dal vicolo della Fontana all’altezza dell’attuale viale Gorizia, nell’area dove ora sono Villa Paganini e la sede della LUISS di via Pola e tanti villini anni Trenta e moderne palazzine .
“Palazzo di ringhiera” di Angela Di Vanna
Sono nata a via Alessandria 154 settanta anni fa. Lo dico con un po’ di incredulità, mi sembra impossibile che sia passato tanto tempo!
Quando dico che sono nata là vuol dire che sono nata a casa mia, come allora si usava. Mia madre si era diplomata pochi anni prima in ostetricia e si fece assistere da una sua collega di studi. Nacqui dopo ore di travaglio, con un grosso tumore da parto in testa, non dovevo essere molto carina.
Il mio palazzo era uno di quelli che si chiamano “di ringhiera”, costruito dai Piemontesi dopo la presa di Porta Pia, come tutto quel pezzo del nostro quartiere. “Di ringhiera” vuol dire che le porte e le finestre delle case affacciano quasi tutte su un ballatoio e così il cortile che ne occupa lo spazio centrale diventa il fulcro della vita di una piccola comunità, una specie di paesetto dove tutti sanno tutto della vita degli altri abitanti. Era abitato da famiglie non ricche e da alcune che lo erano un po’ e che facevano pesare la loro superiorità sugli altri.
La mia casa era tra le più piccole del palazzo e così quando crebbi e quando nacque mia sorella e altre due bambine nostre coetanee fu semplice diventare un gruppetto che cresceva insieme e che usava gli spazi comuni, i ballatoi, i pianerottoli, le scale, come uno spazio che permetteva di inventare giochi e passatempi semplici, come fare su e giù le scale alternando salti più o meno grandi. Ovviamente questo rese le scale anche teatro di grandi capitomboli, ma per fortuna nessuna si fece male più di tanto.
C’erano anche attività legate agli eventi dell’anno; la più bella era quella che ci permetteva a Carnevale di decorare il cortile con le stelle filanti. Avevamo a disposizione due piani e così iniziavamo prendendo una un capo e una l’altro della stella filante e correvamo una di qua e una di là fino a dove l’avremmo legata alla ringhiera. Alla fine del lavoro tutto lo spazio del cortile era coperto e quando soffiava anche un po’ di vento le stelle filanti davano uno spettacolo proprio bello che ci rendeva orgogliose del nostro lavoro. Ovviamente, se per caso pioveva, il lavoro veniva distrutto e ci toccava rifarlo, ma forse non ci dispiaceva, perché in realtà farlo era la cosa che ci dava più gusto.
I giochi più belli li facevamo dentro le case, spostandoci tutte insieme a seconda delle esigenze delle nostre madri. Anche se gli spazi erano angusti, la nostra fantasia li faceva diventare enormi: a volte eravamo signore che si lamentavano dei loro mariti, che fingevano di portare al parco i figli e di accudirli, a volte eravamo principesse e ci travestivamo con strani abiti vecchi che trovavamo nelle varie case e mettevamo scarpe vecchie con il tacco di parecchi numeri troppo grandi, cosa che non toglieva nulla al loro fascino. Era molto bello crescere insieme, avere sempre qualcuno con cui giocare nei momenti liberi dai doveri.
Il quartiere aveva anche lui il suo ruolo: Villa Paganini era lo spazio di gioco non sempre disponibile, dove andavamo spesso accompagnate dalle madri un po’ a turno e dove trovavamo ogni volta altri bambini del quartiere.
Prima di arrivare alla villa, passavamo di fianco alla nostra scuola, la gloriosa “XX Settembre 1870” dedicata ovviamente alla presa di Porta Pia, evento storico che domina tutta la zona.
Anche le nostre madri erano agevolate da quella particolare struttura del palazzo e dal fatto che crescendo insieme si potevano permettere di gestirci insieme. Non avevamo bisogno di baby sitter, un po’ i nonni con cui vivevamo, un po’ l’aiuto reciproco facevano sì che noi non fossimo mai sole.
Alla fine delle elementari però grazie al fatto che entrambi i miei genitori avevano trovato un lavoro fisso e dal momento che lo spazio era veramente poco ci trasferimmo a via Nomentana in una casa molto grande e in un palazzo dove non conoscevamo nessuno e dove non si incontravano spesso gli altri abitanti del palazzo. Per me e per mia sorella fu un lutto enorme, anche se di lì a poco lentamente il nostro vecchio palazzo si svuotò, arrivarono gli studenti fuori sede e altri abitanti che non stavano molto tempo a casa e il cortile che era pieno di voci quando noi eravamo piccole diventò molto silenzioso.
Ogni tanto torno a vederlo quel cortile, presa dalla nostalgia di un tempo così lontano e così diverso dal nostro presente che a raccontarlo sembra un po’ una favola. A volte mi sono divertita a mostrarlo ad altre persone più giovani e a cogliere nella loro espressione un po’ di incredulità.
Ma noi quattro che quella storia l’abbiamo vissuta, tante volte ci siamo dette che quell’infanzia insieme è stata una bella esperienza e che il nostro sodalizio ha contribuito a proteggerci da certi climi familiari normali per quegli anni di immediato dopo guerra caratterizzati dalla presenza di papà traumatizzati dalla guerra di cui erano reduci, dalle difficoltà economiche ,dalla convivenza di tre generazioni in spazi ristretti.
Angela Di Vanna
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- “Damnatio memoriae, decoro e vandalismo nel Municipio II” di Andrea Ventura
- “Davanti alla lapide per Saverio Tunetti” di Giorgio Panizzi
- “Fra cannoni e osterie 3”
- “Il salto del fosso” di Francesco Pacifico
- “Il Santo dei tre misteri” di Armando Bussi 2a versione
- “La deportazione degli ebrei romani residenti nel Municipio II” di Bruno Caracciolo
- “La fortuna piccante (sembra un portafortuna ma in realtà è un peperoncino)” di Paola Mariani
- “La Natura nella educazione – La Scuola di Arte educatrice” di Giovanna Alatri
- “Le meridiane di Villa Borghese” di Bruno Caracciolo
- “Passeggiate romane: una strada, una casa, una scritta”
- “Qualche parola su piazza Euclide” di Andrea Ventura e Pietro Rossi Marcelli
- “Statue abusive” di Bruno Caracciolo
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Nei dintorni (per vedere i Punti di Interesse in zona, clicca su MAPPA): MAPPA della Zona Salario 2 (da via Adda a piazza Quadrata)
Storia del quartiere Caprera
Villa Paganini acquistata dal Comune nel 1931, è quanto resta del parco della settecentesca villa Alberoni del cardinale Giulio Alberoni che da via Nomentana occupava una vasta area fino al Fosso di Sant’Agnese, dal vicolo della Fontana fino a, approssimativamente, l’attuale viale Gorizia. Nel 1890, quando era già iniziata la lottizzazione del grande parco, il senatore Roberto Paganini, acquista parte della villa e nasce Villa Paganini.
Vicolo Alberoni
Il vicolo Alberoni era uno stradello che da Porta Salaria (l’attuale piazza Fiume) consentiva di raggiungere Villa Alberon.
- MAPPA della Zona Salario 1 (da corso d’Italia a Villa Albani)
- MAPPA della Zona Trieste 1 (quartiere Coppedè e dintorni)
- MAPPA della Zona Trieste 2 (tra corso Trieste e via Nomentana)
Vicolo della Fontana
Il vicolo della Fontana è una stradina che da via Nomentana, a fianco a Villa Paganini, arriva a via delle Alpi dove prosegue con il nome di via Dalmazia.
- MAPPA della Zona Trieste 2 (tra corso Trieste e via Nomentana)
Alla scoperta del quartiere Trieste
Per descrivere rapidamente il quartiere Trieste partiamo dall’estremo nord il ponte Salario, sovrastato da Monte Antenne e percorriamo la via Salaria verso il centro di Roma. Dopo una rapida salita, troviamo a destra il Monte delle Gioie caro ai primi cristiani, con la basilica di San Silvestro e, a sinistra, la zona di Tor Fiorenza ed il convento delle Suore di Priscilla dove c’è l’ingresso alle Catacombe di Priscilla. In questa area, al tempo dell’antica Roma, sorgeva la villa della gens Acilia. Continue reading
Gingko biloba
Il gingko biloba è un grande albero di origini cinesi, antichissimo: le sue origini risalgono a 150 milioni di anni fa nel “cretaceo” e quindi esisteva già al tempo dei dinosauri. Ha un portamento cadente e da metà novembre a metà dicembre le sue foglie diventano tutte gialle creando un vero spettacolo cromatico. Continue reading